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Sindrome di Sanfilippo A, negli USA approvata la prima terapia genica

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FDA ha approvato Fayuvi (rebisufligene etisparvovec-hopf, precedentemente UX111), terapia genica sviluppata da Ultragenyx per la sindrome di Sanfilippo di tipo A

La Food and Drug Administration statunitense ha approvato Fayuvi (rebisufligene etisparvovec-hopf, precedentemente UX111), terapia genica sviluppata da Ultragenyx per il trattamento delle manifestazioni neurologiche della mucopolisaccaridosi di tipo IIIA (MPS IIIA), nota anche come sindrome di Sanfilippo di tipo A, nei pazienti pediatrici con funzione neuroevolutiva preservata.

Si tratta del primo trattamento approvato dalla FDA per questa rara e progressiva malattia neurodegenerativa dell’infanzia, per la quale fino a oggi erano disponibili soltanto interventi volti alla gestione dei sintomi.

L’approvazione rappresenta inoltre il secondo via libera a una terapia genica di Ultragenyx nell’arco di circa un mese.

Una malattia genetica che colpisce progressivamente il sistema nervoso
La MPS IIIA è una rara malattia ereditaria causata da mutazioni del gene SGSH, che determinano una carenza dell’enzima sulfamidasi. Ne consegue l’accumulo progressivo di eparan solfato nei lisosomi, anche a livello cerebrale.

Con il progredire della malattia, i bambini possono andare incontro alla perdita delle capacità cognitive e linguistiche e di altre competenze acquisite durante lo sviluppo. Proprio il coinvolgimento neurologico rappresenta uno degli aspetti più gravi della sindrome.

Come funziona la terapia genica
Fayuvi è progettato per intervenire direttamente sul difetto genetico alla base della malattia. Il trattamento viene somministrato una sola volta mediante infusione endovenosa e utilizza un vettore virale adeno-associato di sierotipo 9 (AAV9) per trasportare nelle cellule una copia funzionante del gene SGSH.

L’obiettivo è consentire alle cellule di produrre sulfamidasi funzionante, ripristinando la capacità di degradare l’eparan solfato e riducendone così l’accumulo nell’organismo e nel sistema nervoso centrale.

Un elemento particolarmente rilevante è proprio la capacità della somministrazione sistemica mediata da AAV9 di raggiungere il sistema nervoso centrale a livelli terapeuticamente rilevanti.

I dati sullo sviluppo neurocognitivo
La terapia è stata valutata in uno studio in aperto, a singolo braccio, nel quale uno degli elementi centrali dell’analisi è stato l’andamento dello sviluppo cognitivo nei bambini trattati.

Nei pazienti di età compresa tra 2 e 5 anni, il trattamento è stato associato a un incremento medio di 22,7 punti nel punteggio cognitivo grezzo della scala Bayley-III, rispetto a una riduzione di 6,8 punti osservata nei dati di storia naturale.

Sono stati inoltre osservati miglioramenti nelle capacità di comunicazione recettiva ed espressiva e nella motricità fine.

Sul piano biologico, nei pazienti trattati è stata rilevata una riduzione mediana del 66% dell’eparan solfato nel liquido cerebrospinale, dato coerente con il meccanismo d’azione della terapia.

Il profilo di sicurezza
Come per altre terapie geniche basate su vettori AAV, il trattamento richiede un attento monitoraggio della sicurezza.

Tra le reazioni avverse riportate figurano aumento degli enzimi epatici, nausea e vomito, febbre, riduzione dell’appetito e diminuzione della conta dei globuli bianchi e delle piastrine. Le informazioni prescrittive comprendono inoltre avvertenze relative al rischio di microangiopatia trombotica.

Viene segnalato anche il potenziale rischio a lungo termine, comune alle terapie geniche basate su AAV, legato alla possibile integrazione del materiale genetico nel genoma e al conseguente rischio teorico di sviluppo tumorale.

Un percorso regolatorio complesso
L’approvazione arriva dopo un iter regolatorio non lineare. Nel luglio 2025 la FDA aveva inviato a Ultragenyx una Complete Response Letter legata principalmente ad aspetti di chimica, produzione e controlli (CMC).

L’azienda ha successivamente fornito ulteriore documentazione e dati clinici di follow-up più lungo, arrivando infine al via libera definitivo della FDA.

Con questa decisione cambia per la prima volta lo scenario terapeutico della sindrome di Sanfilippo A: da una gestione essenzialmente sintomatica si passa a una strategia one-shot diretta alla causa genetica della malattia, con l’obiettivo di preservare il più possibile lo sviluppo neurologico dei bambini trattati.

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