La perquisizione è durata pochi minuti; l’ufficio si trova vicinissimo alla casa della famiglia
Perquisito a sorpresa l’ufficio di Gianni Di Vita a Pietracatella: continuano le indagini sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, mamma e figlia di 55 e 15 anni morte subito dopo Natale per aver assunto ricina.
La perquisizione è avvenuta questa mattina ed è durata poco, una mezz’ora: la Squadra mobile è entrata nell’ufficio dove lavora Di Vita, commercialista ma anche ex sindaco di Pietracatella, che si trova di fronte alla casa dove tutta la famiglia viveva fino all’assurda morte di Antonella e Sara. L’uomo è poi stata accompagnato in Questura: lo scrive il Corriere della Sera che parla di una “accelerazione dell’indagine”. Altre perquisizioni sarebbero in corso nella casa della famiglia, che è sotto sequestro dalla fine di dicembre.
Potrebbero quindi essere alle ultime battute le indagini per far luce sulla morte delle due donne, che in primo tempo era stata interpretata come un’intossicazione alimentare: il colpo di scena è arrivato a marzo, quando gli esami del sangue hanno rivelato che nel sangue delle due donne c’erano alte quantità di ricina, una tossina pericolosissima. A quel punto, l’inchiesta è diventata per omicidio volontario e sono state ascoltate decine e decine di testimoni, per ricostruire i rapporti all’interna della famiglia (i primi sospetti sono di un avvelenamento avvenuto dentro le mura domestiche) ma anche nel piccolo centro di Pietracatella, in provincia di Campobasso, dove la famiglia vive. Gli inquirenti hanno continuato a lavorare con grande riserbo, affidando anche importanti accertamenti tecnici a un team di esperti tedeschi del Robert Koch Institute, un laboratorio tedesco specializzato che in passato si è già occupato di ricina. Non è stato ancora chiuso il primo filone di inchiesta che ipotizzava l’omicidio colposo e vede indagati alcuni medici dell’ospedale. Nei giorni scorsi, alcune indiscrezioni hanno parlato di “anomalie” individuate sui 70 alimenti sequestrati nella casa della famiglia Di Vita: i cibi sono stati analizzati in cerca di tracce di ricina.

Sono state fatte centinaia di audizioni di testimoni, per ricostruire i rapporti interni alla famiglia, gli eventuali screzi tra la moglie Antonella e il marito, i rapporti tra le due sorelle, Sara che è morta e Alice, 19 anni, unica superstite della famiglia insieme al padre. Sono state fatte anche analisi su telefoni e dispositivi sequestrati alle vittime e alla sorella Alice, per analizzarne tutte le chat, le conversazioni e capire anche il più possibile sugli ultimi giorni di vita delle due donne e su cosa avessero mangiato nei giorni ‘incriminati’ dal 23 dicembre a quando si sono sentite male: dopo un primo accesso al pronto soccorso il 25 dicembre, le condizioni di madre e figlia sono peggiorate ancor più il 26 dicembre e sono poi morte: Sara il 27 dicembre, Antonella il 28.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

