Osservatorio LetteraSenzaBusta: 6 italiani su 10 non hanno una PEC, 8 su 10 non sanno cosa sia il portafoglio europeo e il 64% non ha la firma digitale
L’Italia possiede gli strumenti, ma non ancora le abitudini. Firma digitale e PEC sono entrate nel lessico comune, mentre marcatura temporale (data certa), conservazione a norma e recapito certificato restano più lontani dalla vita quotidiana. La conoscenza, però, non si traduce automaticamente in possesso e utilizzo: il cittadino sa che il servizio esiste, ma spesso non lo attiva o lo usa soltanto quando un adempimento lo rende necessario.
È il quadro che emerge dalla prima edizione dell’Osservatorio LetteraSenzaBusta sull’utilizzo dei servizi fiduciari da parte dei privati cittadini, realizzato da LetteraSenzaBusta sulla base dei dati ufficiali AgID e di una ricerca demoscopica Ipsos Doxa su 1.000 italiani tra i 18 e i 75 anni. Il rapporto misura cinque distanze tra consapevolezza e uso reale: firma digitale, PEC, marcatura temporale, conservazione digitale e recapito certificato.
Il contrasto è evidente già nei numeri complessivi. Nel 2025 in Italia risultavano attivi oltre 33 milioni di certificati qualificati di firma e sono state generate più di 7,5 miliardi di firme digitali remote; a fine 2024 le caselle PEC attive erano 16,2 milioni. Nel caso della firma digitale il traino arriva soprattutto da imprese e pubblica amministrazione, mentre la PEC è obbligatoria per imprese, professionisti e PA: questa scala nazionale non coincide con una diffusione altrettanto capillare tra i cittadini.
Miliardi di firme digitali, ma quasi due cittadini su tre non ne hanno una
La firma digitale è lo strumento più conosciuto tra quelli analizzati: il 93% degli italiani sa cosa sia, anche solo di nome. Il possesso, però, si ferma molto prima: il 64% non ne ha una. Anche le modalità d’uso restano poco note, tanto che il 55% non sa che è possibile firmare direttamente da smartphone.
La PEC è conosciuta, ma per molti resta uno strumento da usare solo quando serve
La PEC è ormai una componente stabile dell’infrastruttura digitale italiana. L’88% degli intervistati ne conosce la funzione e il 42% sa che può sostituire una raccomandata con ricevuta di ritorno e la usa anche per questo. Eppure, il 62% non possiede una casella PEC personale. Il modello economico sembra pesare sulla scelta: il 58% preferirebbe una formula a consumo, pagando soltanto quando utilizza il servizio, invece di sottoscrivere un canone fisso annuale.
“Attivare una PEC o una firma digitale significa, nella maggior parte dei casi, sottoscrivere un contratto di abbonamento annuale e pagare ogni anno, indipendentemente da quante volte il servizio viene effettivamente usato”, commenta Mirko Pinato, CEO di LetteraSenzaBusta. “Per un professionista che invia decine di comunicazioni certificate al mese ha perfettamente senso; per chi invece ne ha bisogno solo una manciata di volte l’anno, o magari una tantum, quel canone fisso diventa un ostacolo che finisce per scoraggiare l’adozione di strumenti che, di fatto, sono ormai indispensabili”.
La raccomandata cartacea arretra, ma quella digitale è quasi sconosciuta
Un altro dato emerso è che il rapporto con la carta sta cambiando: il 73% degli italiani non ha spedito una raccomandata cartacea nell’ultimo anno. L’abbandono dello strumento, però, non coincide ancora con una piena conoscenza delle alternative.
Alla domanda sulla possibilità di inviare una raccomandata digitale tramite WhatsApp, SMS o email, il 67% risponde di non saperlo, il 21% ne ha sentito parlare ma non l’ha mai utilizzata e soltanto il 5% dichiara di averne già inviata una.
Il dato apre uno spazio tra la riduzione dell’uso della carta e l’adozione consapevole dei servizi elettronici di recapito certificato, che permettono di documentare l’invio e la ricezione di una comunicazione e di proteggerne il contenuto da alterazioni non autorizzate.
Cinque miliardi di marche temporali, ma l’88% degli italiani non usa la Data Certa
La marcatura temporale, anche chiamata “Data Certa”, è il servizio fiduciario riconosciuto dal regolamento europeo eIDAS che permette di attribuire a un documento una data certa opponibile a terzi. Nel 2025 in Italia sono state emesse 5,17 miliardi di marche temporali, + 6,6% rispetto al 2024. Tuttavia, il dato nazionale comprende l’utilizzo aggregato da parte di imprese, professionisti e pubblica amministrazione; AgID non pubblica una suddivisione per tipologia di utente e lo strumento viene impiegato soprattutto in ambito fiscale e nella gestione documentale aziendale.
Tra i cittadini la consapevolezza è piuttosto limitata:
il 55% non sa cosa sia la Data Certa né a cosa serva, il 33% ne ha sentito parlare ma non l’ha mai utilizzata e soltanto il 12% la usa per certificare i propri documenti. In questo caso, la distanza non riguarda solamente il prossesso o la frequenza di utilizzo, ma nasce già dalla scarsa conoscenza dello strumento.
Salvare un documento non significa conservarlo a norma
Anche la gestione dei documenti importanti resta affidata soprattutto a strumenti ordinari. Il 40% conserva contratti, fatture e documenti fiscali in un faldone cartaceo, il 31% su computer o hard disk personale e il 16% su un cloud come Drive o Dropbox. Solo il 5% utilizza un sistema di conservazione digitale a norma di legge. La differenza non è soltanto tecnica, la conservazione a norma serve a garantire nel tempo autenticità, integrità, leggibilità e reperibilità dei documenti informatici, mantenendone il valore probatorio e fiscale.
L’EUDI Wallet arriva su un terreno di scarsa consapevolezza
Il divario rischia di ripetersi con il prossimo passaggio della trasformazione digitale europea. L’87% degli italiani non conosce l’EUDI Wallet, il portafoglio europeo che, secondo la roadmap di eIDAS 2.0, entro il 2026 dovrebbe permettere di gestire identità, credenziali, documenti e firma dallo smartphone. Il 59% non ne ha mai sentito parlare e il 28% ne conosce solo il nome; appena il 7% dichiara di conoscerlo bene e di essere in attesa di attivarlo
“Negli ultimi anni l’Italia ha costruito strumenti digitali solidi e sempre più diffusi, ma i dati mostrano che la disponibilità tecnologica, da sola, non basta. PEC, firma digitale e i nuovi servizi di recapito certificato entrano davvero nella vita delle persone solo quando sono semplici da capire, facili da usare e proporzionati a bisogni spesso occasionali. Con l’arrivo dell’EUDI Wallet, la sfida sarà evitare che l’innovazione proceda più velocemente della consapevolezza dei cittadini. La direzione è tracciata, ma trasformare ciò che gli italiani conoscono in strumenti che utilizzano davvero resta il passaggio decisivo”, conclude Mirko Pinato.

