I farmaci più efficaci sono sottoutilizzati perché non ancora sperimentati per l’età pediatrica
Tra i bambini e i ragazzi che in questi giorni hanno ripreso la scuola ci sono moltissimi emicranici, molti più di quanto si creda: uno su 10 secondo studi internazionali, uno su 20 secondo studi italiani.
Malgrado l’enormità di questa percentuali non esistono farmaci specifici per loro. O meglio esistono quelli per gli adulti – con quelli recenti si risolvono oltre il 70-80% dei casi – ma non sono sperimentati per l’età pediatrica. Quindi gli specialisti sono costretti a prescriverli con la massima prudenza in modalità off label, cioè fuori dalle indicazioni ufficiali, per cui probabilmente non sono usati in tutti i casi in cui sarebbero utili.
“È una situazione paradossale perché abbiamo ormai un arsenale terapeutico validissimo sia per curare gli attacchi sia per prevenirli, cioè i gepanti e gli anticorpi monoclonali per via sistemica, la tossina botulinica localmente. Ma non possiamo utilizzarli con la stessa sicurezza e tranquillità che abbiamo per i pazienti adulti, perché mancano le sperimentazioni cliniche specifiche e quindi le direttive chiare su dosi e uso” dice la professoressa Marina De Tommaso, Ordinario di Neurologia all’università di Bari, Presidente della Società Italiana per lo Studio delle Cefalee.
Conseguenze? Terapie sottoutilizzate con conseguenti scarso rendimento negli studi, assenze da scuola (anche più volte al mese) e soprattutto inutili sofferenze. La situazione diventa evidente alla ripresa dell’attività scolastica, momento di ansia e cambiamento dei ritmi quotidiani che può favorire gli attacchi negli alunni già predisposti all’emicrania. Il mal di testa più diffuso in età pediatrica è quello di tipo emicranico si manifesta verso i 7-8 anni, con aumento in età adolescenziale, cioè nella fascia tra i 13 e i 18 anni. Quanti sono? Secondo un focus dell’ IRCCS materno-infantile Burlo Garofolo, Trieste ubblicato nel gennaio 2023 la prevalenza dell’emicrania nei bambini italiani è del 5% a 10 anni. Cioè uno su 20: almeno un alunno per ogni classe. Ma secondo una metanalisi pubblicata sempre nel 2023 sul The journal of Headache and Pain sono emicranici oltre il 10% dei bambini e adolescenti a livello internazionale. Uno su 10. Poi ci sono altri studi che danno risultati diversi ma non troppo lontani. Una stima ragionevole estrapolata da questi dati ci parla, per l’Italia, di oltre 160 mila bambini e 500 mila adolescenti.
Il rendimento a scuola cala del 30%
“Quasi tutti i bambini e adolescenti che soffrono di questo disturbo stanno decisamente meglio durante le vacanze estive, mentre peggiorano durante l’anno scolastico. I periodi più critici sono l’inizio della scuola e il ritorno a scuola dopo le vacanze di Natale” spiega il professor Massimiliano Valeriani, Direttore dell’unità di Developmental Neurology Unit dell’ Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma. “La prevalenza dell’emicrania é simile nei due sessi fino all’età di 9-10 anni, dopodiché la forbice tra maschi e femmine aumenta sempre piú, a scapito di queste ultime”. E l’emicrania influisce in molte maniere sul rendimento scolastico, con una percentuale, secondo studi americani, che può arrivare al 30%. Lo stress (per esempio da ansia) favorisce l’attacco emicranico e il conseguente dolore provoca una riduzione dell’attenzione e delle capacità di apprendimento, aumentando ulteriormente lo stress.
E poi ci sono le assenze: dai 4 ai 5 giorni l’anno secondo uno studio pubblicato sul Journal of Child Neurology nell’agosto 2026. “Un grave problema è rappresentato dagli insegnanti, che generalmente interpretano il mal di testa dei propri alunni come una scusa per evitare compiti, interrogazioni e verifiche “osserva il prof. Valeriani, “E questo genera frustrazione nei bambini che vedono aggiungere al danno, il mal di testa, la beffa di non essere compresi e creduti”. Ma anche alle elementari gli alunni possono soffrire di emicrania? E come comprendere il problema? “Non é difficile: il bambino anche di 4-7 anni lamenta chiaramente il mal di testa. Può trarre in inganno il fatto che in queste fasce d’età l’attacco emicranico può durare anche meno di 10 minuti” spiega lo specialista. “E non dimentichiamo che l’emicrania può colpire anche i più piccoli e manifestarsi con sintomi diversi dal mal di testa, quali le coliche gassose del lattante, il torcicollo parossistico benigno, le vertigini parossistiche benigne, la sindrome del vomito ciclico, i dolori addominali ricorrenti, i cosiddetti dolori di crescita e la cinetosi”.
A scuola è ormai consuetudine l’utilizzo di pc e smartphone, spesso indicati come fattore che genera mal di testa. Ma per per gli esperti non è così importante. “Non si può dire che siano causa di attacchi di mal di testa ma è chiaro che in un bambino emicranico l’uso esagerato degli schermi può influire negativamente sulla severità della malattia” spiega il prof. Valeriani.
Le red flags
Soprattutto i genitori devono capire in tempo in quali casi bisogna rivolgersi al medico. “Per il bambino sono valide ovviamente le raccomandazioni sulle cosiddette “red flags” cioè bandierine rosse per evidenziare i sintomi e i segni critici di allarme su patologie neurologiche e sistemiche che richiedono tempestivi approcci specialistici”, dice la prof. De Tommaso. E cioè: esordio improvviso e violento cioè mal di testa che raggiunge la massima intensità in pochi minuti; cefalea notturna o al risveglio; peggioramento progressivo, per frequenza e intensità nel corso di settimane o mesi; dolore che compare o peggiora nettamente con la tosse, gli starnuti, la defecazione o lo sforzo fisico; età molto precoce, cioè sotto i tre anni. “Il primo medico da sentire è il pediatra, che deve avere competenza in tema di diagnosi delle cefalee più rappresentate nell’età pediatrica, cioè emicrania e cefalea tensiva” precisa la prof. De Tommaso.
I consigli della SISC
Per i genitori:
Per gli insegnanti: osservare la frequenza e potenziale gravità della cefalea nel bambino e aiutarlo nel percorso scolastico quando questa gli crea delle difficoltà. Inoltre cercare di capire se ci sono fattori scatenanti nel contesto scolastico.

