Atrofia muscolare spinale, l’agenzia statunitense FDA approva apitegromab: prima terapia contro la perdita muscolare
La Food and Drug Administration ha approvato apitegromab-mstn (Isembyld) per il trattamento dell’atrofia muscolare spinale (SMA) negli adulti e nei bambini a partire dai 2 anni di età già in trattamento con una terapia diretta a SMN2. Si tratta della prima terapia approvata nella SMA che interviene direttamente sulla perdita muscolare, affiancandosi ai trattamenti che agiscono sui meccanismi genetici alla base della malattia.
L’approvazione, concessa a Scholar Rock l’11 settembre 2026, segna quindi un cambiamento importante nell’approccio alla SMA: le terapie disponibili hanno modificato profondamente la storia naturale della malattia aumentando la disponibilità della proteina SMN, mentre apitegromab punta a contrastare direttamente uno degli effetti più rilevanti della patologia, cioè la progressiva debolezza e perdita della funzione muscolare.
Un nuovo bersaglio: la miostatina
Apitegromab è un anticorpo monoclonale che inibisce selettivamente l’attivazione della miostatina, una proteina che svolge un ruolo fisiologico nel limitare la crescita del muscolo scheletrico. Bloccando questo pathway, il farmaco mira a favorire il mantenimento e il miglioramento della funzione muscolare.
È proprio questo meccanismo a distinguere apitegromab dalle terapie che hanno rivoluzionato negli ultimi anni il trattamento della SMA. La malattia è causata da alterazioni del gene SMN1, che determinano una produzione insufficiente della proteina SMN, indispensabile per la sopravvivenza dei motoneuroni. I trattamenti diretti a SMN2 aumentano la disponibilità della proteina SMN e hanno consentito di ottenere miglioramenti clinici prima impensabili. Tuttavia, soprattutto nei pazienti che hanno già sviluppato una significativa compromissione, possono persistere debolezza e limitazioni motorie.
Apitegromab nasce quindi come una strategia complementare, non sostitutiva: proteggere il motoneurone da una parte e intervenire direttamente sul muscolo dall’altra.
Lo studio registrativo su 188 pazienti
L’efficacia e la sicurezza del farmaco sono state valutate in uno studio randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo della durata di 52 settimane (NCT05156320), che ha coinvolto 188 pazienti con SMA di età compresa tra 2 e 21 anni, tutti già sottoposti a una terapia approvata diretta a SMN2.
I partecipanti, che non erano in grado di camminare o muoversi autonomamente, sono stati randomizzati a ricevere apitegromab alla dose di 10 mg/kg, 20 mg/kg oppure placebo mediante infusione endovenosa ogni quattro settimane per circa un anno. L’analisi primaria ha riguardato 156 bambini tra 2 e 12 anni.
L’endpoint è stato valutato attraverso la Hammersmith Functional Motor Scale Expanded (HFMSE), una scala standardizzata utilizzata per misurare la funzione motoria nei pazienti con SMA.
Nei bambini di 2-12 anni trattati con apitegromab 10 mg/kg è stata osservata una differenza significativa rispetto al placebo: dopo un anno la funzione motoria è migliorata nel gruppo trattato, mentre è peggiorata nel gruppo di controllo.
Particolarmente significativo il dato sulla risposta clinicamente rilevante: il 34,2% dei pazienti trattati ha ottenuto un miglioramento motorio clinicamente significativo rispetto al 13,5% con placebo. In altre parole, la probabilità di raggiungere questo risultato è stata più che doppia con apitegromab.
Una terapia da aggiungere ai trattamenti diretti a SMN2
Un punto importante dell’indicazione FDA è che apitegromab non viene utilizzato in alternativa alle terapie che agiscono su SMN2. L’approvazione riguarda infatti pazienti dai 2 anni in su che stanno già ricevendo un trattamento diretto a SMN2.
Il nuovo farmaco introduce quindi una sorta di approccio terapeutico su due fronti: intervenire sul meccanismo biologico che determina la perdita dei motoneuroni e, contemporaneamente, agire sul muscolo per cercare di recuperare o preservare ulteriormente la funzione motoria.
È un concetto particolarmente rilevante in una fase in cui, grazie alle terapie disease-modifying, sempre più pazienti con SMA vivono più a lungo e con una storia naturale della malattia profondamente diversa rispetto al passato.
Il profilo di sicurezza
Gli eventi avversi più frequentemente osservati con apitegromab sono stati infezioni delle vie respiratorie superiori, vomito, tosse, altre infezioni virali, cefalea, gastroenterite e faringite. La FDA segnala inoltre un aumento del rischio di fratture, comprese fratture gravi. Il farmaco può inoltre causare danni fetali e avere effetti sulla funzione riproduttiva.
Durante lo sviluppo, apitegromab aveva ricevuto dalla FDA le designazioni Fast Track, Orphan Drug e Rare Pediatric Disease.
Un nuovo capitolo nella terapia della SMA
Negli ultimi anni la SMA è diventata uno degli esempi più importanti di come la medicina di precisione possa cambiare radicalmente il decorso di una malattia genetica. L’arrivo di terapie in grado di aumentare la proteina SMN ha trasformato prognosi e aspettative dei pazienti, ma ha anche fatto emergere nuovi bisogni: tra questi, recuperare quanto più possibile la funzione muscolare residua.
L’approvazione di apitegromab aggiunge ora un meccanismo d’azione completamente diverso e complementare, spostando per la prima volta il bersaglio terapeutico direttamente sul muscolo.
Ed è probabilmente questo il messaggio più importante della decisione FDA: nella SMA il trattamento non riguarda più soltanto la sopravvivenza del motoneurone, ma può cominciare ad affrontare in maniera specifica anche la salute e la funzione del muscolo.
Comunicato Fda
https://www.fda.gov/drugs/news-events-human-drugs/fda-approves-first-therapy-target-muscle-loss-spinal-muscular-atrophy

