“Un mondo che capisce solo la lingua dei bulli non è sicuro. Hanno capito che non ci arrenderemo mai”
Quando arriva il momento di Masoud Pezeshkian, un pezzo della sala dell’Assemblea Generale dell’Onu si svuota. Sono gli scranni delle delegazioni di Stati Uniti e Israele. Il presidente iraniano risponde punto per punto al discorso pronunciato da Donald Trump il giorno precedente, con rabbia. E a un certo punto mostra le foto dei bambini uccisi dai bombardamenti americani: la delegazione americana lascia l’aula mentre lui continua a parlare.
Il cuore dell’intervento è la contestazione dell’etichetta di “terroristi” attribuita all’Iran da Trump. Pezeshkian rovescia l’accusa: “Il presidente degli Stati Uniti ci ha definiti terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo”. Cita un episodio specifico: “Hanno bombardato una scuola. Dei bambini sono morti sotto le bombe, con armi utilizzate sia dagli Stati Uniti che da Israele”. Rivendica per il proprio Paese una postura difensiva: l’Iran “non ha chinato la testa… e ha risposto, ma non ha colpito la popolazione civile. Non siamo terroristi”.
LIVE: After Donald Trump threatened to “annihilate” Iran in his UN speech yesterday, it’s now Iranian President Masoud Pezeshkian’s turn.
He’s laying into Israel and the U.S.
“These children perished under bombs with weapons used by the United States and Israel.” pic.twitter.com/QfdoSOb4Yi
— Erik Uebelacker (@Uebey) September 23, 2026
“Coloro che commettono atti di terrorismo e crimini, sono forse i difensori della pace e della stabilità? Non hanno rispettato nessuna legge internazionale.” E rivendica una storia di non belligeranza: “Negli ultimi due secoli” l’Iran “non ha attaccato alcun Paese o territorio. Noi cerchiamo solo di vivere in modo indipendente”.
Sul programma nucleare, Pezeshkian ne difende la natura a suo dire civile – “per scopi energetici” e “per il progresso” – e fissa una linea netta: “Non chineremo la testa e non rinunceremo al diritto che ci spetta. Lo diciamo chiaramente: niente armi nucleari e nessuna limitazione alla tecnologia nucleare a fini pacifici. La nostra pace non arriverà sul campo di battaglia. Devono garantire la sicurezza necessaria al popolo e alla nazione iraniana”.
Sullo Stretto di Hormuz, rivendica il diritto iraniano di accesso alle proprie vie navigabili: “Non possiamo permettere ad alcuni di avere libero accesso e di trarre profitto da un corso d’acqua, mentre allo stesso tempo lo utilizzano per imporre le proprie aggressioni, per instillare in noi insicurezza e per impedirci l’accesso alle nostre stesse vie navigabili.” Avverte che qualsiasi “espansione della guerra non porterà alla sicurezza”.
Il discorso tocca anche la Palestina, definita “una ferita aperta sulla coscienza della comunità internazionale” e “un simbolo del fallimento dei meccanismi internazionali nel prevenire le sofferenze dei civili”. Per Pezeshkian, “non possiamo parlare di pace ignorando la Palestina. Una pace duratura in Asia occidentale è impossibile senza giustizia per la Palestina.”
Il tono si fa ancora più diretto quando si rivolge a “coloro che hanno compiuto aggressioni contro il nostro Paese”: “Hanno messo alla prova la forza e la fermezza dell’Iran e hanno imparato che l’Iran non si arrenderà mai. L’Iran non è mai stato un aggressore, non ha mai iniziato una guerra e ha sempre dimostrato il suo impegno al tavolo dei negoziati. Ci impongono la guerra, ma abbiamo dimostrato di non aver paura di combattere, della guerra, che è di natura difensiva, e difenderemo il nostro amato Iran, la nostra patria, fino all’ultimo respiro.”
Pezeshkian denuncia poi un doppio standard nei confronti di Israele: “L’arma nucleare è in Israele, ma gli ispettori sono in Iran. Israele uccide, ma l’Iran è soggetto a sanzioni”.
Tornando al discorso di Trump, afferma che “tutto ciò che è stato detto sul nostro Paese va contro l’essenza stessa” della Carta delle Nazioni Unite, e avverte: “Deve sapere che la resistenza del popolo iraniano non farà che aumentare di fronte alle sanzioni, alla crescente pressione e alle intimidazioni. Non chineremo mai il capo né ci piegheremo in ginocchio.”
Chiude rivolgendosi direttamente a Trump e a “coloro che cercano di intimidirci”: devono capire “che siamo pronti al dialogo, alla diplomazia e ai negoziati, senza però accettare il linguaggio della forza”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

