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ONU, serviranno 171 anni per la parità salariale. Nella sanità le donne guadagnano il 24% in meno

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A rivelarlo è il rapporto Gender Snapshot 2026 pubblicato dalle Nazioni Unite

Il 18 settembre 2026 si celebra la Giornata Internazionale della Parità di Retribuzione (International Equal Pay Day), istituita dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite tramite la Risoluzione A/RES/74/142 nel dicembre 2019. La ricorrenza rappresenta un importante momento di riflessione globale sulla necessità di colmare il divario retributivo di genere e di garantire il principio di parità di retribuzione per un lavoro di pari valore.

In tutte le regioni, le donne vengono pagate meno degli uomini, con un divario retributivo di genere stimato intorno al 20% a livello globale. La parità di genere e l’emancipazione delle donne e delle ragazze continuano a essere ostacolate dalla persistenza di relazioni di potere storicamente e strutturalmente ineguali tra donne e uomini, dalla povertà, dalle disuguaglianze e dagli svantaggi nell’accesso alle risorse e alle opportunità che limitano le capacità di donne e ragazze. I progressi nel ridurre tale divario sono stati lenti. Sebbene la parità salariale tra uomini e donne sia ampiamente sostenuta, la sua applicazione pratica si è rivelata difficile, serviranno 171 anni ancora per conseguirla al ritmo attuale dei progressi. A rivelarlo è il rapporto Gender Snapshot 2026 pubblicato dalle Nazioni Unite.

Il quadro globale: parità di genere e giustizia economica

Le Nazioni Unite e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) sottolineano che il divario retributivo di genere persiste a livello globale, penalizzando la crescita economica, la coesione sociale e l’indipendenza delle donne. Il raggiungimento della parità salariale costituisce un elemento centrale per la realizzazione dell’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile 5 (Parità di Genere) e dell’Obiettivo 8 (Lavoro Dignitoso e Crescita Economica) dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite.

Oggi 6 paesi su 7 sono guidati da uomini. Solo il 19% dei ministri che hanno portafogli economici, e dunque modellano le decisioni su crescita e lavoro, sono donne, così come il 26,3% dei titolati della Salute che decidono gli interventi in campo sanitario. Sono donne solo il 6% degli amministratori delegati, il 14% nel settore dell’intelligenza artificiale, e meno del 20% dei giudici delle più alti corti di giustizia.

La dimensione italiana: normativa, certificazione di genere e trasparenza salariale

L’Italia ha intrapreso significativi passi avanti sul piano legislativo ed economico per contrastare il gender pay gap e valorizzare la presenza femminile nel mercato del lavoro. La Legge 5 novembre 2021, n. 162 ha apportato modifiche al Codice delle pari opportunità, rafforzando gli obblighi di trasparenza salariale per le aziende pubbliche e private. Inoltre, attraverso il Ministero per la Famiglia, la Natalità e le Pari Opportunità, l’Italia ha introdotto il Sistema di certificazione della parità di genere per le imprese, uno strumento operativo volto a incentivare politiche aziendali inclusive, l’equità retributiva e la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.

 

Le donne che lavorano nel settore sanitario e assistenziale guadagnano il 24% in meno rispetto agli uomini

Le donne nel settore sanitario e assistenziale affrontano un divario retributivo di genere maggiore rispetto ad altri settori economici, guadagnando in media il 24% in meno rispetto ai colleghi uomini, secondo un nuovo rapporto congiunto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS).

Gran parte del divario salariale non è spiegato, forse a causa della discriminazione nei confronti delle donne, che rappresentano il 67% degli operatori sanitari e assistenziali a livello globale. Il rapporto rileva inoltre che i salari nel settore sanitario e assistenziale tendono ad essere complessivamente inferiori rispetto ad altri settori economici. Le madri sembrano subire ulteriori penalizzazioni.

Secondo il rapporto, le ragioni per cui le donne vengono pagate meno degli uomini con profili professionali simili rimangono inspiegabili da fattori legati al mercato del lavoro.

“Le donne costituiscono la maggioranza dei lavoratori nel settore sanitario e assistenziale, eppure in troppi paesi le discriminazioni sistemiche si traducono in penalizzazioni salariali ingiustificate nei loro confronti”, ha affermato Jim Campbell, Direttore del Dipartimento per la Forza Lavoro Sanitaria dell’OMS. “Le prove e le analisi contenute in questo rapporto innovativo devono fornire a governi, datori di lavoro e lavoratori gli strumenti per intraprendere azioni efficaci”.

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