I Gatti di Ulthar sono un’interessantissima band romana che propone una darkwave ispirata alle sonorità di Cure e Ultravox con cantato in italiano
I Gatti di Ulthar è molto più che un semplice disco. È un vero e proprio viaggio sonoro e mentale che trasporta verso luoghi inesplorati in cui musica e parole si fondono in quadri surrealisti tutti da scoprire.
Partendo dalle sonorità di Cure e Ultravox, i Gatti di Ulthar tracciano la loro via personale alla darkwave e trovano nell’italiano non un limite, ma un valore aggiunto per rendere vivide le scene descritte nei brani.
Le tracce
Il lavoro si apre con “Domani (Shub-Nuggurath), terzo singolo dell’album e primo di quattro brani dedicati all’immaginario di Lovecraft. Una dichiarazione d’amore che il protagonista rivolge verso una lei che, solo nel finale, si rivela essere Shub-Niggurath, la capra dai mille cuccioli. Un’entità che per lo scrittore rappresenta gli istinti e le perversioni sessuali più ancestrali e radicate nell’essere umano.
Lovecraft è ancora protagonista nella seconda traccia, “Rising (Iä! Iä! Cthulhu fhtagn!) che si collega direttamente alla coda della prima con il suono delle onde del mare. Qui si parla di Cthulhu, antica creatura che dallo spazio profondo è venuta ad abitare sul nostro pianeta, venerata ancora oggi da riti occulti e segreti e simbolo dell’opera del “Solitario di Providence”. La cornice sonora parte dalla darkwave ma si allarga fino a toccare le sonorità del progressive anni ‘70.
Con il terzo brano, “Come tu mi vuoi” (secondo singolo dell’album), si torna in territori puramente darkwave con un inquietante racconto di un uomo imprigionato da una donna attraverso misteriosi riti voodoo che lo costringono ad amarla anche contro il suo volere.
Arriviamo al cuore della tracklist con “David Lynch”, primo brano ufficiale dei Gatti di Ulthar che tra sonorità discomusic e darkwave va a omaggiare l’indimenticato regista scomparso nel 2025.
Con il quinto capitolo, dal titolo “Abdul Alhazred” entra in gioco una delle figure più iconiche di Lovecraft, l’arabo pazzo che scrisse l’antico grimorio maledetto Necronomicon. Il testo è una poesia di Sebastiano Fusco, noto intellettuale italiano, biografo, profondo conoscitore di Lovecraft nonché esperto di occultismo ed esoterismo. Quando il gruppo contattò Fusco per chiedergli il permesso di usare i suoi versi, questi si dimostrò molto entusiasta.
Il sesto brano, “Mudra” esplora i territori dell’esoterismo orientale indiano e giapponese ed è un lampo di luce e di speranza. Attraverso i Mudra, antichi gesti delle mani e del corpo, il protagonista dichiara il suo amore incondizionato per l’amata e per l’umanità.
Con la settima traccia, intitolata “Il Principe delle Tenebre”, i Gatti di Ulthar omaggiano Ozzy Osbourne, una delle figure più importanti della storia del rock internazionale.
Il capitolo che chiude il lavoro è “I gatti di Ulthar”, ispirato all’omonimo racconto di Lovecraft. Qui i componenti della band diventano i protagonisti stessi del plot narrativo in un corale crescendo finale. Un brano impreziosito dal testo scritto da Stefania Vota, giovane poetessa premiata in diversi concorsi letterari.
Crediti
-
Musica e arrangiamenti: Emiliano Paggetti, Matteo Gabos, Damiano Bonaconza, Valerio Franco;
-
Testi: Emiliano Paggetti, Matteo Gabos, Damiano Bonaconza. Stefania Vota per la traccia “I gatti di Ulthar”. Sebastiano Fusco per i versi di “Abdul Alhazred”;
-
Produzione: Emiliano Paggetti, Matteo Gabos;
-
Registrato, mixato e masterizzato da: Emiliano Paggetti.

