In rotazione radiofonica “Microbo”, il nuovo singolo di UBO estratto dall’album “WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” disponibile sulle piattaforme di streaming
“Microbo“, seconda ballata dell’album, amplia la confessione di “Rien Club” trasportandola in una dimensione più onirica e surreale. Qui, paure e rimpianti si rifugiano nel sogno, nella pura fantasia di un’adolescenza ancora viva nello spirito dell’autore.
Entrano così in gioco l’amore e il suo doppio. Tra un fiorire di promesse, giullari, cavalieri e regnanti che offrono servigi irrealizzabili, il sentimento viene ridotto e imprigionato in uno spazio fantastico dove, accanto all’estasi, convivono, senza invito, tormenti ed espiazione.
In questo teatro spiritico e assurdo, la donna si trova finalmente dinanzi al grottesco tribunale del proprio karma, materializzatosi nelle sembianze di un fantomatico giudice dadaista.
La sentenza, tuttavia, non è tragica: l’amata sarà vittima di un sortilegio che la condannerà ad amare senza volerlo e, al tempo stesso, senza saperlo, mentre il suo amore verrà accolto come autentico.
Dal punto di vista musicale, “Microbo” è un brano progressive che ondeggia e si dibatte tra blues, baby jazz, chitarre schizoidi, marcette sinfoniche, mellotron e moog. Immerso in un’onnipresente psichedelia, il pezzo è sorretto da un basso pungente e sinuoso che, sul far della sera, indossa l’abito da gran galà.
Commenta l’artista a proposito del nuovo brano: “Microbo è una confessione trasportata in una dimensione onirica e surreale, dove ho preso le paure e i rimpianti e li ho nascosti nella fantasia di un’adolescenza che sento ancora viva. È un pezzo sull’amore e il suo doppio, un teatro assurdo fatto di promesse irrealizzabili, giullari e cavalieri, in cui l’estasi convive inevitabilmente con il tormento. Qui la donna viene processata dal grottesco tribunale del suo stesso karma davanti a un giudice dadaista. La condanna alla fine è un sortilegio, ovvero amerà senza volerlo e senza saperlo, ma il suo amore verrà preso da tutti per vero. Musicalmente invece è un delirio progressive che oscilla tra blues, baby jazz, chitarre schizoidi, mellotron e moog. C’è tantissima psichedelia, ma tutto è tenuto in piedi da un basso sinuoso che sul far della sera si mette l’abito da gran galà.”
“WHAT IF? (il raschio del fondo celeste)” è un concept album; è la consapevolezza che una nuova era è cominciata, le guerre sono più vicine e la storia si è accorciata. Un senso di impotenza e nichilismo caratterizza tutta l’opera: i testi sono un grido sussurrato di colpa e rabbia verso il proprio disimpegno politico.
Non rimane che rifugiarsi nell’amore, al quale non si crede quasi più, o fuggire in qualche parte incontaminata del globo per cambiare vita, allontanandosi dall’abbondanza del consumismo, dalla velocità e dal cosiddetto progresso.
Questo album nasce dalle improvvisazioni chitarristiche di Corrado Terenziani, che le forgia in canzoni strutturate. Sandro Animini ed Elisa Minari sono i musicisti che contribuiscono all’arrangiamento e alla produzione di “What if?”, e insieme il trio prende il nome di UBO.
Le chitarre si muovono scattose e sornione, con suoni acidi e puliti, alternando parti melodiche ad accompagnamenti minimalisti, dissonanze e giri armonici improbabili ma efficaci. Il basso è un pulsare di armonizzazioni e melodie, suonato con gusto e sapienza. Le tastiere coprono una gamma di suoni infiniti a comporre una scenografia che rappresenta vividamente i testi, come in una colonna sonora paranoica e psichedelica.
“What if?” è suonato con classe e talento, sapienza e ambizione, scarsità di mezzi e abbondanza degli stessi. Un suono lo-fi, garage, tendente al naïf, che non impedisce a questo disco di essere un’assoluta novità e rarità nel panorama della musica italiana degli ultimi trent’anni.

