Per i giudici della Corte dei conti Sgarbi non tolse tempo al suo incarico istituzionale e non si creò nessun conflitto di interesse: il ministero ora deve ripagargli le spese legali
La Corte dei conti ha assolto Vittorio Sgarbi per la vicenda delle consulenze (furono ben 121) che il critico d’arte aveva svolto mentre faceva il sottosegretario alla Cultura: secondo i magistrati contabili questa attività non provocò un danno erariale alle casse dello Stato e non comprometteva la regolarità e imparzialità del suo ruolo di governo. I pm contabili, invece, avevano chiesto che Sgarbi venisse condannato a risarcire più di 200 mila euro, pari a quanto incassato come stipendio per il suo incarico dal 2 novembre 2022 alle dimissioni del 13 febbraio 2024. Per questa vicenda, e per le tante polemiche che ne seguirono, il critico d’arte si dimise dall’incarico di governo nel febbraio del 2024. la notizia è stata diffusa da Giornale. Questo il commento di Sgarbi: “Sono felice che la verità si sia affermata. Da qualche parte c’è un giudice che vede le cose come sono”.
I giudici della Corte dei conti non sono stati d’accordo con la tesi dell’accusa, e cioè che Sgarbi abbia ‘trascurato’ i propri incarichi istituzionali per fare le consulenze private. I giudici sottolineano anzi che il critico d’arte, nel periodo ‘incriminato’, abbia svolto “un numero rilevantissimo di attività pubbliche connesse alla carica”. E anche il conflitto di interesse con il ruolo di sottosegretario, per la Corte, non si è verificato: durante le conferenze contestate il critico d’arte parlava di argomenti che non avevano a che vedere con le competenze di sottosegretario: per i giudici Sgarbi ha esercitato un suo diritto protetto dalla Costituzione o dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo. Quindi niente condanna, anzi: il ministero della Cultura ora deve restituire a Sgarbi 3500 euro per risarcire le spese legali sostenute.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

