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Tanzania: respinte le norme africane sul mercato di sementi

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La Tanzania respinge le norme africane sul mercato di sementi. La proposta dunque che arriva dall’ottavo Paese membro dell’Eac è di “rivedere la legge”, rimettendo al centro le “risorse genetiche”

La Tanzania dice no alla legge avanzata dalla Comunità economica dei Paesi dell’Africa orientale (Eac), che punta a regolamentare le sementi tramite l’istituzione di un mercato comune, nella convinzione che sia una mossa che andrebbe a ledere i diritti dei piccoli agricoltori.

In particolare, il testo “Sulle varietà di sementi e piante 2025” così disegnato non garantirebbe la protezione della varietà che le comunità native posseggono e usano storicamente in agricoltura, così come il loro metodi tradizionali di conservazione e scambio. La proposta dunque che arriva dall’ottavo Paese membro dell’Eac è di “rivedere la legge”, rimettendo al centro le “risorse genetiche” di sementi e piante.

Le osservazioni sono state rese alla Commissione Agricoltura, turismo e risorse naturali dell’Assemblea legislativa dell’Eac, che a fine agosto si è riunita per tenere delle audizioni pubbliche sul disegno di legge.

L’obiettivo di questa norma, come riferisce l’Eac in una nota, è “colmare le lacune nei sistemi nazionali di regolamentazione delle sementi, facilitarne il commercio transfrontaliero, rafforzarne i meccanismi di garanzia della qualità e migliorare l’accesso degli agricoltori a sementi di qualità, certificate e resistenti ai cambiamenti climatici in tutta la regione”.

Agli incontri hanno preso parte i membri della Commissione provenienti dagli otto Stati membri dell’Eac, insieme “a ministeri e agenzie governative, associazioni del settore privato, organizzazioni di agricoltori, selezionatori di piante, autorità di regolamentazione e certificazione delle sementi, istituti di ricerca e accademici e organizzazioni della società civile”.

In questo contesto la Tanzania si è detta convinta che il vulnus contenuto nell’impianto della normativa consista nel dare la priorità alle sementi commerciali, riservando agli agricoltori il mero ruolo di consumatori o commercianti, allorché andrebbero visti come dei custodi.

Più in generale la norma attuale non soddisfa perché non darebbe adeguato ed equo spazio alla varietà di sementi possedute dai piccoli agricoltori e dalle loro pratiche tradizionali. Imprenditori, esponenti di categoria e organismi della società civile hanno concordato sul fatto che tutelare le varietà non significa solo difendere le tradizioni, ma anche tutelare la grande varietà di sementi, insieme alla sicurezza alimentare e e alla resilienza dei sistemi agricoli.

Negli ultimi decenni il controllo delle sementi è passato sempre più in mano a poche grande aziende, suscitando l’allarme delle associazioni di agricoltori, ambientaliste e della società civile, convinte che chiami in ballo temi quali la democrazia, la salute alimentare, la difesa della biodiversità e i diritti umani.

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