Le previsioni dell’istituto indicano un’inflazione del 3% nell’Eurozona nel 2026, per poi diminuire al 2,5% nel 2027
La Banca centrale europea ha rialzato di 25 punti base i tassi d’interesse, per la prima volta da giugno, portando quello sui depositi al 2,50%. Le previsioni dell’istituto indicano un’inflazione del 3% nell’Eurozona nel 2026, per poi diminuire al 2,5% nel 2027 e al 2,1% nel 2028. La correzione al rialzo per il 2026 e il 2027 “riflette principalmente una capacità di tenuta dell’economia dell’area dell’euro maggiore delle attese”.
Unione Nazionale Consumatori: scelta giusta anche se dolorosa
“Scelta giusta, anche se dolorosa. L’inflazione è la malattia più grave, che colpisce il potere d’acquisto delle famiglie e riduce i consumi, per questo deve restare il faro che guida la Bce. Certo, se i Paesi dell’Ue avessero fatto la loro parte, abbassando seriamente i prezzi di carburanti, intervenendo sui prezzi di luce e gas, la Bce non sarebbe stata costretta a intervenire con la politica monetaria. È evidente, infatti, che quella che stiamo subendo è un’inflazione importata, che deriva da problemi dal lato dell’offerta, non della domanda, dovuta al caro beni energetici, e la via maestra per affrontare questa crisi non è la politica monetaria ma quella fiscale” afferma Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando la decisione della Bce di alzare i tassi di riferimento.
“Certo è una pessima notizia per chi ha un mutuo a tasso variabile e per le famiglie e le imprese che devono chiedere un prestito. Considerando l’ultimo Taeg comunicato da Bankitalia, 3,81 per cento, l’importo e la durata media di un mutuo, un rialzo dei tassi di 25 punti percentuali corrisponde, nel caso di un pieno trasferimento sull’Euribor, a un aumento della rata, per chi sottoscrive ora un mutuo a tasso variabile, pari a 19,50 euro al mese. Una stangata annua pari in media a 234 euro. Un rincaro che, considerato che in Italia i piani di ammortamento sono alla francese, vale per chi ha sottoscritto da poco il contratto e ha ancora una quota di interessi molto alta, ma che ovviamente va diminuendo man mano che il mutuo si avvicina alla sua scadenza e si paga quasi soltanto la quota capitale” conclude Dona.
Codacons: “Autunno nero per famiglie”
L’aumento dei tassi d’interesse di 25 punti base deciso oggi dalla Bce rappresenta l’ennesimo effetto negativo della guerra in Medio Oriente, e causerà un ulteriore aggravio di spesa a carico delle famiglie italiane che hanno acceso un mutuo a tasso variabile. Lo afferma il Codacons, che fornisce le stime sugli effetti della decisione della Bce sulle tasche degli italiani.
“Occorrerà attendere le prossime settimane per capire come il mercato risponderà al rialzo dei tassi – spiega il Codacons –. Considerata una fascia media di mutuo a tasso variabile di importo compreso tra i 125mila e i 150mila euro, per una durata di 25 anni, ossia l’importo più richiesto in Italia da chi accende un finanziamento per l’acquisto di una casa, la rata mensile è destinata a salire tra i 15 e i 25 euro per effetto della decisione odierna della Bce.
Si profila un autunno nero per le famiglie italiane – avvisa l’associazione – l’aumento delle rate del mutuo andrà infatti ad aggiungersi ai pesanti rincari che stanno interessando carburanti, energia e prezzi al dettaglio, aggravando in conto della stangata prodotta dalla guerra in Iran”.

