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MAO e Fondazione Torino Musei presentano la mostra “Adapted Sceneries”

Adapted Sceneries

MAO e Fondazione Torino Musei presentano la mostra “Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju” presso il Gwangju Museum of Art (GMA), Corea del Sud

Il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino e la Fondazione Torino Musei presentano Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju, un progetto espositivo che inaugura il 5 settembre 2026 presso la Galleria 6 del Gwangju Museum of Art (GMA), uno dei principali musei d’arte contemporanea della Corea del Sud.

La mostra rappresenta un nuovo capitolo del dialogo culturale avviato tra Torino e Gwangju nell’ambito del Patto di collaborazione siglato dalle due città nel 2024, è stata realizzata con il supporto della Città di Torino e conferma il percorso di apertura internazionale della Fondazione Torino Musei.

Nel quadro delle Attività Internazionali previste dal Piano Strategico 2023-2026, la Fondazione promuove la presenza dei musei torinesi nei principali contesti internazionali e favorisce il dialogo culturale e la cooperazione tra l’Italia e gli altri Paesi attraverso progetti di ricerca, collaborazione e valorizzazione del patrimonio.

Il progetto espositivo nasce come naturale prosecuzione di Adapted Sceneries, realizzato al MAO nel 2025 a partire da un importante nucleo di opere provenienti dalle collezioni del GMA. Attraverso linguaggi differenti e prospettive complementari, la mostra propone una riflessione sul modo in cui i paesaggi vengono costruiti, abitati e trasformati, mettendo in relazione due città lontane geograficamente ma accomunate da profonde esperienze di cambiamento e rigenerazione.

Se il primo capitolo offriva elementi storico-artistici della città e della regione di Gwangju allo sguardo torinese, Adapted Sceneries. Second Chapter: from Turin to Gwangju compie il percorso inverso, portando in Corea una riflessione sulla storia artistico-culturale e socio-politica della città di Torino e della Regione Piemonte dagli anni Sessanta del Novecento a oggi.

Attraverso arte visiva, architettura, design, musica e performance, la mostra indaga il concetto di paesaggio come spazio in continua trasformazionerisultato dell’interazione tra ambiente naturale, sviluppo urbano e presenza umana. Il progetto mette in relazione dimensione pubblica e privata, memoria e contemporaneità, raccontando come le trasformazioni economiche, politiche e sociali abbiano modellato luoghi, comunità e modi di abitare il mondo.

Il percorso espositivo si sviluppa attorno a quattro nuclei principali che dialogano tra loro in un’unica grande installazione.

Al centro della mostra si trova il progetto di Roberto Gabetti (Torino, 1925-2000) e Aimaro Oreglia d’Isola (Torino, 1928) per Talponia, il celebre complesso residenziale realizzato a Ivrea per dipendenti e ricercatori Olivetti. Considerata uno degli esempi più significativi dell’utopia industriale italiana del secondo Novecento, Talponia viene raccontata attraverso riedizioni degli arredi originali in prestito dalla galleria di Marco Cappello, Amini e Axolight, e da una selezione di immagini del fotografo Gianni Berengo Gardin (Santa Margherita Ligure, 1930 – Genova, 2025) e materiali d’archivio provenienti dall’Archivio Gabetti e Isola, tra cui disegni e bozzetti degli stessi architetti. Un racconto che restituisce la visione di un modello innovativo di relazione tra architettura, lavoro e qualità della vita, sviluppato nel contesto della straordinaria esperienza culturale e industriale di Ivrea, oggi sito UNESCO. La presentazione di questa sezione è realizzata in collaborazione con lo Studio Isolarchitetti, con Lodovico Gabetti e Fabrizio Pellegrino e con l’Archivio Olivetti.

A dare voce e presenza corporea allo spazio espositivo è U., la performance musicale di Alessandro Sciarroni (San Benedetto del Tronto, 1976), Leone d’Oro alla carriera per la danza alla Biennale di Venezia 2019.

Presentata al Teatro Carignano del capoluogo piemontese nell’ambito del festival Torino Danza nel 2024, U. è una performance musicale in cui sette cantanti performano a cappella 11 canti della tradizione italiana dal novecento ad oggi. Attraverso il canto corale, l’opera mette in scena temi universali quali il rapporto tra essere umano e natura, il trascorrere del tempo, la fragilità dell’esistenza e la dimensione rituale della vita collettiva.

La proiezione in mostra presenta l’ultimo canto della performance musicale “Cantico”, con parole scritte da Alessandro Sciarroni e musica di Aurora Bauzà e Pere Jou.

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