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Operaio sequestrato in un casale nella campagna di San Lazzaro di Savena per un debito: 3 arresti

san lazzaro di savena

San Lazzaro di Savena, sequestrato nel casolare: notte da incubo per un operaio. L’uomo, 23 anni, è stato prelevato e picchiato per un debito. Coinvolto anche un minore

Lo hanno prelevato direttamente dal lavoro, picchiato, legato con fascette e recluso in un casale nella campagna di San Lazzaro di Savena, un edificio vuoto perché in corso di ristrutturazione, alle porte di Bologna. Il sequestro-lampo, per il quale sono state arrestate tre persone, tra cui un minorenne, è stato messo a segno martedì scorso, il 2 settembre. Vittima un operaio industriale di 23 anni, che ne è uscito vivo alle 12.30 del giorno successivo ma con una trentina di giorni di prognosi: l’hanno picchiato, pare, anche con il manico di un machete. Al giovane, che a quanto risulta dalle indagini aveva accumulato in poco tempo un debito di circa 16.000 euro con uno dei presunti autori del blitz, suo coetaneo moldavo (oltre al minorenne, è finito nei guai anche un 20enne italiano), è stato infilato un passamontagna e tolto il cellulare. Facendolo parlare con un amico, i tre avrebbero avanzato la richiesta di 26.000 euro come riscatto per liberarlo. Per fortuna l’amico della vittima (ma anche la fidanzata aveva capito che qualcosa non andava e avvisato a sua volta le forze dell’ordine) si è rivolto al 113 ed è così scattata l’operazione per liberarlo.

Bologna, sequestrato nel casolare: notte da incubo per un operaio

I presunti sequestratori hanno richiesto che venisse abbandonato in un campo uno zaino con soldi e un chilo di hashish. Ad attenderli c’era però un fitto schieramento di agenti di Polizia. Ciononostante, due dei giovani sono in un primo tempo riusciti a fuggire, mentre la persona rapita veniva ritrovata in una macchina con il terzo della banda. Gli altri due arresti, poi tutti convalidati, sono stati portati a termine nel corso della giornata di mercoledì. Le accuse sono sequestro persona a scopo di estorsione oltre che per rapina: all’operaio, che ad un certo punto si era anche liberato dalle fascette ma era stato bloccato con violenza prima che potesse fuggire dal casolare, sono stati infatti sottratti 600 euro.

“Il contesto in cui nasce il fatto, ancora da ricostruire ovviamente nei dettagli, è ragionevolmente riconducibile alla sostanza stupefacente”, spiega il dirigente della Squadra mobile di Bologna Guglielmo Battisti. Ma ciò che ha colpito gli investigatori è anche l’accurata organizzazione del blitz, nonostante la giovane età dei presunti autori. “Il consumo di sostanza stupefacente- sottolinea ancora Battisti- implica entrare in contatto con un mondo criminale, un mondo criminale che ha le proprie regole: quando si ha un credito non si va dal legale a chiedere un decreto ingiuntivo, ma si passa a metodi più spicci e talvolta anche estremamente violenti. Era una situazione delicata che poteva in qualsiasi momento sfuggire di mano”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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