Site icon Corriere Nazionale

Legge elettorale, in Commissione al Senato passa emendamento della maggioranza sulle preferenze

legge elettorale

Legge elettorale, ok dalla Commissione del Senato all’emendamento della maggioranza sulle preferenze: si potranno indicare fino a tre candidati come preferenze per una singola lista in un listino di 7 candidati

Approvato, a maggioranza, in Commissione Affari costituzionali del Senato l’emendamento unitario del centrodestra che introduce le preferenze nel testo della legge elettorale arrivato dalla Camera dove la norma era stata bocciata con voto segreto. Si tratta dell’emendamento 1.6 a firma Lisei (Fdi), Pirovano (Lega), Rosso (Fi), Gelmini (Nm), De Poli (Udc). Sulla falsariga del testo Camera, si tratta di un sistema misto di preferenze e capilista bloccati, con alternanza di genere. Un elettore sulla scheda elettorale potrà indicare fino a tre candidati come preferenze per una singola lista in un listino di 7 candidati con ordine alternato di genere, escluso il capolista. Le preferenze potranno cioè essere espresse dal secondo candidato in lista in poi.

IL TESTO

Recita il testo: “Ogni elettore dispone di un voto da esprimere su un’unica scheda recante il contrassegno di ciascuna lista, corredato dei nomi dei candidati nel collegio plurinominale e dei candidati delle liste circoscrizionali presentate ai fini dell’eventuale attribuzione del premio di governabilità. Ogni elettore, inoltre, può esprimere fino a tre preferenze in favore di candidati nel collegio plurinominale della lista votata tra quelli che non sono capolista. Il voto di preferenza si esprime tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e cognome del candidato prescelto, riportato nell’apposita colonna a fianco del contrassegno di lista. Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista”. Il numero dei candidati “è, in ogni caso, pari a sette, compreso il capolista. A pena di inammissibilità, i candidati, compreso il capolista, sono collocati secondo un ordine alternato di genere”. Il voto di preferenza “per i candidati nel collegio plurinominale, ad eccezione del capolista, si esprime tracciando un segno nel quadrato posto a fianco del nome e cognome del candidato prescelto; nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso, pena l’annullamento della seconda e della terza preferenza nell’ordine di lista”.

MAIORINO (M5S): DA MAGGIORANZA ANCORA FORZATURE

“La maggioranza di Giorgia Meloni oggi ha compiuto l’ennesima forzatura per approvare il suo emendamento che non introduce affatto le vere preferenze nella legge elettorale ma un pastrocchio che non dà alcun vero potere di scelta degli eletti ai cittadini”. Così la senatrice M5S Alessandra Maiorino intervenendo in commissione Affari costituzionali. “Partiamo dall’inizio”, prosegue Maiorino: “la maggioranza, nonostante le tante promesse di Giorgia Meloni, ha presentato alla Camera una proposta di legge elettorale senza le preferenze. Poi con un emendamento a Montecitorio, la maggioranza stessa ha proposto di inserirle, ma solo in maniera apparente e fraudolenta. Quelle sono preferenze farlocche. Quella proposta è stata sonoramente bocciata dall’aula e a voto segreto, quindi dallo stesso centrodestra. Adesso quello stesso emendamento viene riproposto al Senato, con piccolissime correzioni. A questo punto è inaccettabile e anche imbarazzante che in commissione venga precluso il voto di tutti i nostri emendamenti in materia di preferenze e in generale sulle modalità di scelta degli eletti da parte dei cittadini. L’emendamento della maggioranza – ha aggiunto – non ha quasi nulla in comune con quelli dell’opposizione, va bene votare un’unica volta sulla parte in comune tra gli emendamenti, ma per il resto la commissione deve poter votare ogni proposta singolarmente. Ad esempio, nei nostri emendamenti ci sono anche altre proposte che non possono di certo essere sottratte al voto, come l’abolizione del listone per il premio di maggioranza, l’inotroduzione della parità di genere e la cancellazione dell’indicazione del candidato premier: il governo Meloni vuole un premierato mascherato ed è gravissimo. È l’ennesima dimostrazione che la maggioranza ha paura del voto in Parlamento e anche di dare ai cittadini veramente la possibilità di scegliere gli eletti con le preferenze autentiche”.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

Exit mobile version