La storia del preside che in Nepal ha salvato 900 bambini in 13 minuti netti. L’allarme è arrivato alle 9:10, il fango alle 9:23. La scuola è sparita, gli alunni tutti in salvo
Secondo l’Unicef sono circa 22.100 i bambini colpiti dalle alluvioni nei distretti di Rasuwa, Nuwakot, Dhading, Gorkha e Tanahun, in Nepal. Potevano essercene 900 in più, se il loro preside non li avesse salvati in appena 13 minuti. Perché 13 minuti è il margine che separa una scuola che esiste da una scuola che non esiste più, il tempo che Rajendra Dawadi ha avuto tra il primo urlo di un collaboratore e l’onda di acqua e fango che ha cancellato l’istituto Tribhuvan Trishuli di Nuwakot. Novecento studenti, dagli 11 ai 18 anni, sono usciti vivi da quel margine. I più piccoli, quelli sotto i dieci anni, semplicemente non erano ancora arrivati: le lezioni cominciavano alle dieci.
Il New York Times riporta il racconto dello stesso Dawadi: “Erano abbastanza grandi per correre subito”, dice. “Non sarebbe stato possibile salvare tutti se ci fossero stati anche bambini dell’asilo e delle elementari”.
La sequenza dei fatti è film: ore 9:10, l’irruzione in classe, l’ordine di correre verso l’alto; gli studenti già saliti sugli scuolabus rispediti immediatamente via, lontano dalla zona; due ragazzi svenuti per lo shock, caricati sulle moto degli insegnanti come pacchi urgenti da consegnare alla vita. Alle 9:23 l’acqua è arrivata. La scuola è sparita in pochi secondi. Di tutto l’edificio, costruito nel corso di anni, sono rimasti due scuolabus, lo stesso mezzo che aveva appena portato in salvo dei ragazzini, trasformato ora in reperto archeologico di un istituto che non c’è più.
Dawadi non è un tecnico dell’emergenza: è un ex studente di quella scuola diventato preside anni dopo, e la distruzione ha per lui la grammatica del lutto personale prima che quella del disastro nazionale. “Sono profondamente commosso nel vedere la scuola completamente rasa al suolo. Questa scuola racchiude tantissimi ricordi per me. Ora non c’è più un posto dove insegnare agli studenti”.
Attorno alla scuola, la contabilità del Nepal è di un altro ordine di grandezza. Almeno 4.200 persone risultano disperse nel Paese, a meno di una settimana da quando una colata di fango e detriti ha travolto le valli himalayane spazzando via case, strade, infrastrutture. Il bilancio ufficiale, per ora, sfiora le mille vittime, ma le autorità stesse avvertono che è destinato a salire: solo una minima parte dei dispersi è stata finora identificata tra i morti. A Bharatpur, più a sud-ovest, la corrente ha depositato centinaia di corpi, e gli obitori locali hanno ricevuto più cadaveri di quanti potessero contenerne. Nei tunnel idroelettrici, i soccorritori scavano per liberare operai rimasti intrappolati; i droni termici dell’esercito, sorvolando le gallerie, non hanno registrato alcun segno di vita.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

