Report, Ranucci sui nuovi conduttori: “Il merito fa rumore solo quando qualcuno tenta di scavalcarlo”. Il giornalista risponde alle critiche ricevute dopo le sue affermazioni sulle nuove nomine
Mentre continua il suo tour in giro per l’Italia, Sigfrido Ranucci attraverso le sue pagine social, ha risposto alle critiche inerenti le sue affermazioni sui nuovi conduttori di Report. In particolare, la sua lunga riflessione, parte proprio dalle parole rilasciate da Daniele Piervincenzi al ‘Domani’. “Caro Daniele, ti sei lamentato perché ho definito mediocre la scelta di affidare a te e a Giulia Presutti la conduzione di Report. Confermo, e specifico: mediocre non è la vostra professionalità, che non metto in discussione, mediocre è la scelta di mettervi alla guida del programma di inchiesta più importante della storia della televisione italiana. Un servizio realizzato per Report — peraltro mai andato in onda, e da me risistemato un paio di volte — non fa di nessuno un conduttore. Del resto la tua precedente conduzione di Popolo Sovrano, nella primavera del 2019 segnò performance dal 2,4% al 3,8%. È vero, come mi hai fatto notare, che hai realizzato a quattro mani un’inchiesta in Congo sul caso dell diplomatico ucciso in Congo, Attanasio. L’ho accettata perché me l’hai chiesta tu, perché avevi bisogno di lavorare, e perché ho ancora la romantica abitudine di dare una mano a chi me la chiede. Una scelta che, guarda caso, ha creato attriti anche con Giulia Presutti, che voleva occuparsi della stessa storia. Ma tu lo sai meglio di chiunque altro: quel lavoro rientrava nei Lab, i contributi che stanno fuori da Report, non dentro”.
Un intervento duro, quello dell’ormai ex conduttore di Report, in cui ripercorre la propria carriera, denunciando manovre opportunistiche e difendendo la storia di una redazione unica nel panorama televisivo italiano. Al centro della sua contestazione, c’è il criterio con cui la Rai ha giustificato le nuove nomine: far valere un concorso pubblico pensato per coprire i buchi d’organico nelle redazioni regionali non può essere equiparato alla capacità di dirigere una macchina complessa come quella di un’inchiesta di prima serata. “La Rai ha giustificato la vostra nomina a conduttori richiamando un concorso vinto. Si è dimenticata di specificare quale: un concorso pensato per coprire i buchi di organico nelle redazioni dei Tg regionali, che valuta la capacità di stare in video e leggere un testo di un minuto. Non la capacità di dirigere un programma di prima serata di 160 minuti di inchieste. Io sono entrato in Rai trentasei anni fa, come assistente ai programmi. Poi programmista regista, redattore al Tg3, quindi a Rainews24, inviato nei Balcani. Nel 2001 a New York, per gli attentati alle Torri Gemelle. Nel 2003 sono stato in Iraq. Nel 2005 a Sumatra, a documentare la tragedia dello tsunami. Sono arrivato a Report dopo un lungo percorso nel 2006, dopo aver realizzato scoop nazionali — come l’intervista smarrita di Paolo Borsellino — e uno scoop internazionale, quello sull’uso delle armi chimiche a Falluja, in Iraq, da parte degli americani. Un’inchiesta che per la prima volta nella storia ha portato il nome della Rai nel mondo. Da allora, per dieci anni, sono stato coautore di Milena Gabanelli, ho respirato la sua stessa aria (…). In quel ruolo ho imparato, e tanto anche da quella generazione di inviati storici, a selezionare e a far crescere una squadra. Una squadra di giornalisti straordinari. Ruvidi, anche un po’ stronzi — non hanno mai fatto sconti a nessuno, tantomeno a me, come raccontano le cronache di questi giorni — ma sempre leali con il pubblico. Ed è per questo che voglio loro ancora un gran bene, e cerco di difendere la loro storia. Come sono grato a tutte le persone della produzione, professioniste straordinarie che avrebbero da insegnare il mestiere a molti giornalisti e conduttori alle prime armi. E’ stato un percorso lungo. Non ho avuto la disgrazia di prendere una testata da un mafioso, né ho avuto la passione per il rugby. Ma alla fine di sedici anni di Rai, passati in ruoli diversi, non sono stato calato dall’ alto, ma sono stato accettato da un gruppo perché scelto da Milena Gabanelli, l’unica persona in grado di capire davvero cosa servisse a Report. Una scelta basata esclusivamente sul merito e rispettata anche dai vertici della Rai. Il merito non fa rumore quando arriva. Fa rumore solo quando qualcuno prova a scavalcarlo”.
RANUCCI SU PRESUTTI: RISCHIA DI DISTRUGGERE REPORT
Ancor più profonda è la frattura sul piano della lealtà con la redazione. La scelta di tenere nascosti gli accordi già presi con i vertici aziendali, mentendo per settimane ai colleghi e alla squadra di inviati, ha creato un solco difficile da colmare. “Anche Giulia Presutti ha lavorato a Report”, sottolinea Ranucci. “Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante. Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi — anche quelli più vicini — tenendo nascosto l’ accordo che aveva già chiuso. Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia. Ma la questione ora è un’altra. Come si può pensare, al di là del merito, che possa essere il volto credibile di una squadra di fuoriclasse ai quali ha mentito per settimane? Una frattura insanabile. In questa vicenda la grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo. È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. E’ disumano mortificare le professionalità straordinarie che da trent’anni lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata”.
UNIRAI-FIGEC: RANUCCI NON INSULTI COLLEGHI DEL CONCORSO
Unirai-Figec interviene “a difesa dei colleghi della Tgr, della loro professionalità, dell’importanza del servizio pubblico a cui adempiono ogni giorno e stigmatizza l’intervento di Sigfrido Ranucci sui social volto a sminuire il lavoro quotidiano di giornalisti e conduttori della Tgr. Ancora una volta, Ranucci, che non è entrato in Rai per concorso, come da lui stesso scritto oggi sui post, getta fango su una selezione che ha portato all’assunzione di 127 giornalisti professionisti precari. Stabilizzazione che Ranucci, dall’alto del suo compenso da vicedirettore, ha più volte aspramente criticato. Accordo sottoscritto dai due sindacati dei giornalisti Rai, mentre lui è entrato in Rai grazie alle lezioni di tennis che diede alla segretaria di ‘un pezzo grosso’, come dichiarato da lui stesso in un’intervista a Giovanna Cavalli del Corriere della sera, il 7 febbraio 2024, ancora disponile online. Unirai-Figec non vuole puntare il dito contro il percorso professionale di Ranucci, ma lo invita almeno a non scagliare il suo livore contro i professionisti che lavorano e fanno grande la Rai ogni giorno, con spirito di abnegazione, lontano dalle luci della ribalta”.
Anche Giulia Presutti ha lavorato a Report. Ha realizzato, con nota insofferenza, dei Lab. Mai un’inchiesta principale. Sono stato il primo a credere nelle sue qualità. Ma dopo un paio di anni se n’era andata per guadagnare di più. Poi l’ ho accolta a braccia aperte, quando mi ha chiesto di ritornare perché aveva bisogno di sentirsi protetta da un programma importante. Era reduce da un periodo personale difficile. Ora però quel programma che generosamente l’ha protetta rischia di distruggerlo. Pur sapendo da settimane che sarebbe stata la nuova conduttrice di Report ha mentito in maniera seriale a me e ai suoi colleghi — anche quelli più vicini — tenendo nascosto l’ accordo che aveva già chiuso. Giulia sa bene di averla fatta grossa: da quando la notizia è uscita, non mi ha risposto più al telefono. Il coraggio e la tenuta psicologica non sono le sue migliori qualità. Se la cava meglio con opportunismo e furbizia. Ma la questione ora è un’altra. Come si può pensare, al di là del merito, che possa essere il volto credibile di una squadra di fuoriclasse ai quali ha mentito per settimane? Una frattura insanabile. In questa vicenda la grande assente è la gratitudine. Non ferisce chi non ti deve nulla. Ferisce chi ti doveva tutto e ha scelto di non ricordarlo. È umano, per un giornalista, desiderare di condurre il programma più importante della televisione italiana. È disumano pensare di farlo senza averlo meritato, camminando indifferenti sulle sue macerie. E’ disumano mortificare le professionalità straordinarie che da trent’anni lo hanno reso grande anche rischiando la propria incolumità. Per questo non posso non tornare al concetto di mediocrità che tanto vi ha irritato. Non è mediocre chi non ce l’ha fatta. È mediocre chi ce l’ha fatta senza essersela guadagnata.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

