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UNICEF: in Somalia quasi 2 milioni di bambini saranno colpiti da malnutrizione

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A seguito di tagli senza precedenti agli aiuti umanitari, 205 strutture sanitarie e nutrizionali hanno già chiuso

Oggi in Somalia, i tagli agli aiuti stanno chiudendo le porte all’assistenza sanitaria, interrompendo i servizi nutrizionali e rendendo ancora più inaccessibili l’acqua, l’istruzione e la protezione. Come sempre, sono i bambini a pagarne il prezzo.

Photos of unfolding drought situation in Somalia as well as UNICEF Somalia intervention

“A seguito di tagli senza precedenti agli aiuti umanitari, 205 strutture sanitarie e nutrizionali hanno già chiuso i battenti. L’impatto sui bambini è stato immediato: nei primi sei mesi di quest’anno, la Somalia ha registrato un aumento del 32% (rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso) dei bambini ricoverati nei centri di stabilizzazione con malnutrizione acuta grave e complicanze.

Un numero inferiore di strutture comporta spostamenti più lunghi per le mamme e i loro bambini; spostamenti più lunghi significano un ritardo nelle cure; un ritardo nelle cure comporta un aggravamento della malattia e un rischio maggiore di decessi evitabili.

Questo non è il momento giusto per tirarsi indietro. La Somalia sta affrontando una crisi climatica in peggioramento – grave siccità in alcune zone del nord, conflitti e sfollamenti e, sulla scia della guerra in Iran, l’aumento dei costi del carburante e dei fertilizzanti. Inoltre, un fenomeno El Niño di intensità record minaccia di aggravare l’attuale crisi umanitaria in Somalia con gravi inondazioni, il cui picco è previsto nei prossimi mesi.

È una contraddizione brutale: le risorse per proteggere i bambini vulnerabili vengono tagliate proprio nel momento in cui si intensificano le pressioni che spingono i bambini somali verso la crisi – proprio mentre cresce la necessità di un generoso sostegno da parte dei donatori

La scorsa settimana ho incontrato decine di bambini malnutriti nei centri di stabilizzazione, giunti in ospedale in condizioni gravi perché le strutture comunitarie avevano chiuso. Le famiglie che hanno perso i raccolti e il bestiame sono alla ricerca di aiuto per i propri figli malnutriti” spiega il Portavoce dell’UNICEF, James Elder durante la conferenza stampa odierna al Palais des Nations di Ginevra.

Analisi programma per programma in Somalia:

“Questi tagli devono essere considerati nel contesto di ciò che è stato realizzato e, di conseguenza, di ciò che è a rischio. Tra il 2021 e il 2025, l’UNICEF ha sostenuto oltre 2,25 milioni di ricoveri di bambini affetti da malnutrizione acuta grave. Nel 2025 il tasso di guarigione è stato del 97,6%. Nel 2024, una campagna di vaccinazione orale contro il colera sostenuta dall’UNICEF ha raggiunto oltre 885.000 persone a rischio, superando così l’obiettivo fissato di oltre il 90%” prosegue.

 Ci sono i programmi e i partner. Ciò che manca sono i finanziamenti

La Somalia è uno dei paesi con il più alto tasso di violazioni segnalate contro i bambini. Tuttavia, i tagli ai finanziamenti hanno comportato la chiusura di almeno 65 centri e strutture di protezione dell’infanzia, mentre altri servizi – gestione dei casi, sostegno psicologico, ricerca delle famiglie e reinserimento – sono tutti minacciati dai tagli ai finanziamenti.

“In un mondo interconnesso, i tagli agli aiuti in qualsiasi luogo minacciano la sicurezza e la prosperità economica ovunque. Questo vale per la Somalia come per qualsiasi altra parte del mondo. Pertanto, la questione non è se la Somalia abbia bisogno di meno aiuti perché il mondo è diventato più difficile. La questione è se il mondo possa permettersi di rendere la Somalia più fragile mentre tali difficoltà si moltiplicano. La risposta dovrebbe essere no.

Di fronte a queste sfide, il popolo e le istituzioni somale continuano ad adattarsi. Il Governo sta rafforzando le politiche, la regolamentazione e i sistemi nazionali, mentre gli attori umanitari cercano incessantemente modalità operative più efficienti, locali e sostenibili.

Tuttavia, la Somalia non dovrebbe essere costretta a scegliere tra la risposta alla siccità e lo sviluppo, tra curare i bambini malati e prevenire la malnutrizione, o tra l’approvvigionamento idrico di emergenza e i sistemi idrici sostenibili.

E il mondo non dovrebbe comportarsi come se le crisi si fermassero ai confini. Un mondo caratterizzato da economie interconnesse, shock climatici, reclutamento di minorenni nei conflitti che si estendono oltre i confini e sfollamenti non può permettersi di smantellare i sistemi che proteggono le persone più esposte a tali rischi.

Proteggere i bambini non è una spesa discrezionale. Prevenire la sofferenza non è un’inefficienza. E smantellare aiuti efficaci nel momento di maggiore bisogno non è un risparmio: è una decisione che comporterà un costo maggiore in seguito, in termini di denaro, sicurezza, sviluppo perduto e, per alcuni bambini, di vite umane.

 

L’UNICEF, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’infanzia, opera per proteggere i diritti di ogni bambino, ovunque, in particolare dei bambini più svantaggiati e in luoghi difficili da raggiungere. In oltre 190 paesi e territori, facciamo tutto il necessario per aiutare i bambini a sopravvivere, a crescere e a realizzare il loro potenziale conclude il portavoce dell’UNICEF.

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