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Alessio Sundas lancia il suo “Principio di Valorizzazione” per i giovani talenti

calcio

Il procuratore sportivo Alessio Sundas presenta il “Principio di Valorizzazione di Sundas”: dati, algoritmi e performance misurabili per sviluppare i calciatori

Il talento, da solo, non basta più. Nel calcio moderno bisogna essere capaci di misurarlo, svilupparlo e dimostrarne il valore attraverso dati oggettivi. È la tesi di Alessio Sundas, imprenditore e procuratore sportivo italiano, che presenta il “Principio di Valorizzazione di Sundas”, un modello attraverso il quale intende integrare analisi delle prestazioni, sviluppo individuale e posizionamento professionale di calciatori e operatori dello sport.

Una visione che Sundas sintetizza attraverso un’immagine provocatoria.

«Se possedeste un Van Gogh o un Monet e lo teneste chiuso in una stanza dove nessuno può vederlo, chi potrebbe conoscerne realmente il valore? Con il talento accade la stessa cosa. Puoi avere qualità straordinarie, ma se non vengono misurate, sviluppate e mostrate nel modo giusto rischiano di rimanere invisibili».

Dal giudizio soggettivo ai dati

Secondo Sundas, il mercato calcistico internazionale sta progressivamente superando un modello nel quale la valutazione dell’atleta viene affidata quasi esclusivamente all’esperienza e all’intuizione di allenatori, osservatori e procuratori.

Il Principio di Valorizzazione non punta a cancellare questa componente umana, ma ad affiancarla con indicatori misurabili capaci di fotografare punti di forza, carenze e progressione dell’atleta.

«Lo scout continuerà ad avere un ruolo fondamentale. Ma nel calcio di oggi non possiamo limitarci a dire: “Questo giocatore secondo me è forte”. Dobbiamo riuscire a spiegare perché è forte, in quali fondamentali eccelle, dove deve migliorare e soprattutto se il lavoro che sta svolgendo produce risultati concreti. Bisogna passare dal “secondo me” al “dimostramelo”».

Algorithm.Soccer e la ASM Measurement Unit

Al centro del modello c’è Algorithm.Soccer, piattaforma di analisi attraverso la quale Sundas intende tradurre il principio in un sistema applicabile alla valutazione e allo sviluppo del calciatore.

La piattaforma utilizza la ASM Measurement Unit, definita dal manager come un’unità proprietaria di misurazione delle prestazioni, costruita attraverso l’analisi di differenti indicatori tecnici, atletici e tattici.

L’obiettivo non è semplicemente attribuire un punteggio al giocatore, ma individuare le aree sulle quali intervenire con programmi di lavoro personalizzati.

«Il principio è semplice: prima misuro, poi individuo la carenza e infine costruisco il lavoro necessario per migliorarla. È quello che accade in medicina: prima si fanno le analisi, poi si interviene sui valori che presentano un problema. Perché nello sviluppo di un atleta dovrebbe essere diverso?»

La scommessa sui giovani dai 13 ai 17 anni

Particolare attenzione viene riservata ai giovani calciatori tra i 13 e i 17 anni, fascia considerata da Sundas decisiva per intervenire sulla formazione dell’atleta prima dell’ingresso nel calcio professionistico.

«Non dobbiamo aspettare che un ragazzo abbia vent’anni per scoprire cosa gli manca. Se individuiamo prima punti di forza e criticità possiamo costruire un percorso realmente personale. Il dato non deve servire a bocciare un giovane, ma a mostrargli la strada per migliorare».

La misurazione delle prestazioni assume, nella visione del manager, anche una dimensione internazionale. In un mercato nel quale club, academy e organizzazioni sportive possono osservare talenti provenienti da ogni parte del mondo, la disponibilità di parametri confrontabili può rappresentare uno strumento ulteriore per presentare e valutare un atleta.

«Il futuro appartiene alla performance misurabile»

Il modello viene esteso da Sundas anche ad allenatori, preparatori atletici e professionisti dello sport, chiamati sempre più a documentare risultati, competenze e capacità in un mercato globale che coinvolge Europa, Stati Uniti, Asia e Medio Oriente.

Alla base resta una filosofia fondata sulla ricerca della massima espressione possibile del potenziale individuale.

«Valorizzare non significa inventare un campione. Significa portare una persona al massimo delle proprie possibilità. Per questo dico che il 99 per cento non mi basta: voglio il cento per cento. Non tutti diventeranno campioni, ma tutti devono essere messi nelle condizioni di provare a raggiungere il massimo del proprio potenziale».

Per Sundas, l’espansione dell’intelligenza artificiale, dell’analisi video e dei sistemi di elaborazione dei dati renderà questo approccio sempre più centrale nel calcio dei prossimi anni.

«Il futuro del calcio appartiene alla performance misurabile. Il talento continuerà a essere fondamentale, ma ogni giocatore deve sapere dove è forte, dove deve migliorare e cosa deve fare per raggiungere il livello successivo».

La provocazione lanciata da Alessio Sundas al calcio tradizionale è quindi netta: nell’era dei dati non basta dire che un calciatore ha talento, ma bisogna dimostrarlo.

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