
Chi sceglie il notaio quando si compra casa, e quanto conta davvero che lo studio sia vicino? La scelta spetta all’acquirente, che ne sostiene le spese: il fondamento è l’articolo 1475 del codice civile. La vicinanza, invece, non misura la competenza. Incide su altro: tempi, coordinamento tra le parti, possibilità concreta di chiarire i dubbi prima della firma.
Vale la pena tenere ferma questa distinzione, perché nelle ricerche locali prossimità e qualità tendono a confondersi. A Bergamo, dove il distretto notarile è ampio e il tessuto di famiglie proprietarie e piccole imprese produce un flusso costante di compravendite, successioni e operazioni societarie, molti studi si concentrano nella zona centrale, tra Via Sant’Alessandro e le vie limitrofe: un dettaglio logistico che semplifica consegne di documenti e incontri rapidi. La domanda ricorrente, però, non è cosa fa il notaio, ma cosa cambia nel concreto quando il professionista è raggiungibile in mezz’ora e resta un riferimento anche negli anni successivi all’atto.
Tre risposte rapide, prima di entrare nel merito.
-
Chi sceglie: nella compravendita il diritto di scelta è dell’acquirente, perché è lui a sopportare le spese dell’atto.
-
Vincolo territoriale: per il cliente non esiste, ci si può rivolgere a uno studio anche distante dall’immobile; il vincolo riguarda il notaio, che riceve gli atti nel proprio distretto o nei distretti limitrofi secondo le convenzioni vigenti.
-
Cosa chiedere subito: una stima che separi onorario, imposte e spese vive, i tempi realistici della pratica e chi si occupa degli adempimenti dopo la firma.
Prossimità: tre cose diverse chiamate con lo stesso nome
La prima è logistica. Consegnare un documento mancante, passare per la lettura di una bozza senza bruciare mezza giornata, portare un dato aggiornato all’ultimo momento: passaggi banali finché non si accumulano. Può capitare che documenti mancanti o consegnati tardi facciano slittare una data di stipula, e uno studio in una zona ben servita riduce l’attrito di quei micro-passaggi.
La seconda è relazionale, e pesa di più. Una compravendita si esaurisce in una firma; una famiglia no. Chi ha comprato casa a trent’anni può tornare allo stesso studio per il mutuo di un figlio, per una successione, per una donazione. Quella continuità ha un valore operativo preciso: lo studio conserva memoria dei titoli di provenienza, delle intestazioni, delle scelte fatte anni prima. Informazioni che altrimenti vanno ricostruite da capo, con tempi e costi che nessuno mette a preventivo.
La terza è di rete. Il notaio lavora quasi per definizione in mezzo ad altri interlocutori: istituti di credito, agenzie immobiliari, tecnici, commercialisti. Conoscere già i referenti, sapere chi risponde in giornata e chi no, accorcia le catene di email. Non è un dettaglio mondano: in operazioni con scadenze rigide può fare la differenza tra un calendario che regge e uno che salta.
Va detto con chiarezza: nessuno di questi tre elementi certifica la qualità tecnica di un professionista. La competenza si valuta su altro, cioè sulle tipologie di atti trattate con frequenza, sulla capacità di spiegare le alternative, sulla trasparenza dei costi. La prossimità è un moltiplicatore, non un sostituto.
Il primo contatto e le informazioni pratiche da cercare prima
Prima ancora di fissare un appuntamento conviene raccogliere due tipi di informazioni: dove si trova lo studio, con quali orari e canali di contatto, e quali ambiti di attività tratta abitualmente. Tra quelli con sede nel centro di Bergamo, per esempio, lo studio del Notaio Michela Serpico si trova in Via Sant’Alessandro 4. Verificare in anticipo sede e recapiti evita telefonate a vuoto e permette di arrivare al colloquio con domande già a fuoco.
Al primo contatto, poi, la differenza la fanno le cose che si dichiarano. L’obiettivo concreto, prima di tutto: abitazione principale, investimento, passaggio ai figli, riorganizzazione societaria. Poi i vincoli, cioè un finanziamento ancora da definire, un immobile da vendere prima di comprarne un altro, impegni già assunti con altri. Infine le scadenze già fissate, se esistono. Sono tre informazioni che orientano subito il lavoro e che nessuno può ricavare dai documenti.
Sui documenti, il consiglio più utile è anche il più semplice: chiedere allo studio l’elenco di ciò che serve nel caso specifico, invece di presentarsi con una cartella generica. Ogni pratica ha un proprio corredo documentale, e ciò che è indispensabile in una compravendita può essere irrilevante in una successione.
Chi sceglie il notaio, e perché non conta dove si trova l’immobile
Il diritto di scelta, nella compravendita, appartiene a chi acquista: il fondamento sta nell’articolo 1475 del codice civile, che pone a carico del compratore le spese dell’atto. È una regola che molti scoprono tardi, spesso dopo aver accettato passivamente un’indicazione ricevuta durante la trattativa.
Secondo punto, altrettanto trascurato: per il cliente non esiste un vincolo geografico. Ci si può rivolgere a uno studio anche lontano dall’immobile, in qualsiasi parte del territorio nazionale. Il vincolo territoriale previsto dalla legge notarile riguarda il professionista, non il cittadino: l’atto va stipulato fisicamente all’interno del distretto del notaio, o nei distretti limitrofi in base alle convenzioni vigenti.
C’è poi la natura stessa dell’incarico, che spiega perché la scelta non sia un atto di parte. Il notaio è un pubblico ufficiale che per legge deve essere super partes e tutelare le parti in egual misura; allo stesso tempo lo Stato gli affida la riscossione delle imposte collegate ad attività e operazioni economicamente rilevanti. Non è il consulente dell’acquirente né quello del venditore. È il presidio di entrambi, e una parte di quello che incassa non è compenso professionale ma denaro destinato all’erario.
Casa: il lavoro utile si concentra prima della firma
L’errore più comune di chi compra è considerare il notaio l’ultimo anello della catena, quello che legge le carte il giorno della stipula. Il lavoro che serve davvero, in genere, si svolge nelle settimane precedenti, quando le criticità sono ancora rimediabili e le condizioni contrattuali possono essere adeguate.
Quali controlli occorrano dipende dal caso: la storia dell’immobile, il modo in cui è arrivato al venditore, la presenza di finanziamenti da estinguere o da accendere cambiano l’elenco delle verifiche necessarie. Proprio per questo la domanda giusta da porre non è generica ma specifica: quali accertamenti sono previsti in questa pratica, in quali tempi e cosa succede se emerge un problema a ridosso della data concordata.
Ci sono poi decisioni che sembrano formali e non lo sono, e che conviene mettere sul tavolo presto anziché il giorno della firma: come intestare l’immobile, con quali quote in caso di acquisto tra più persone, quali effetti produce nel tempo la soluzione scelta rispetto alle alternative. Un professionista che si limita a registrare la volontà delle parti senza illustrarne le conseguenze pratiche svolge un lavoro dimezzato.
Ultimo punto, il meno raccontato: cosa succede dopo. Adempimenti successivi all’atto, chiarimenti su clausole che si riveleranno rilevanti solo tra qualche anno, richieste che arrivano quando il fascicolo è ormai chiuso. Chiedere in anticipo chi gestisce questa fase, con quali tempi e a chi ci si rivolge fra due anni per un chiarimento è una verifica che si può fare prima di conferire l’incarico, e che dice parecchio sul metodo dello studio.
Donazioni: cosa è cambiato dal 18 dicembre 2025
Per anni la parola donazione, nella provenienza di un immobile, ha significato una cosa sola: trattativa in salita. Con la disciplina precedente gli eredi potevano agire contro i terzi acquirenti e chiedere la restituzione del bene entro i dieci anni successivi alla morte del donatario, attraverso l’azione di riduzione. Una prospettiva che rendeva quegli immobili difficili da vendere e da finanziare.
La legge 182/2025 è intervenuta con l’articolo 44, in vigore dal 18 dicembre 2025 e rubricato come semplificazione in materia di agevolazione della circolazione giuridica dei beni provenienti da donazioni. Il legislatore ha modificato gli articoli 561, 562, 563, 2652 e 2690 del codice civile, innovando la disciplina dell’azione di restituzione. Tra le novità più concrete c’è la riduzione da dieci a tre anni del termine per trascrivere la domanda di riduzione mantenendone l’opponibilità ai terzi aventi causa dall’erede o dal legatario. Dopo quella data, comprare una casa che il venditore ha ricevuto in donazione non comporta più il grado di esposizione di prima.
Resta però un’area che la riforma non ha toccato: l’azione del legittimario che ottenga la riduzione di una disposizione testamentaria lesiva della legittima, a titolo di erede o di legato, continua a essere opponibile ai terzi. Il quadro è cambiato, non azzerato, e la lettura caso per caso conserva senso.
La dimensione del fenomeno spiega perché la modifica non sia marginale: nel 2024 le donazioni di beni immobili sono state 217.749, in crescita del 6,8% rispetto all’anno precedente. Tradotto per chi compra oggi, una provenienza donativa merita comunque un esame dedicato, ma il contesto negoziale è diverso da quello di due anni fa, e conviene chiederne una lettura aggiornata prima di rinunciare a un immobile che interessa.
Domande frequenti
Chi ha diritto di scegliere il notaio nella compravendita?
Il diritto spetta all’acquirente, perché è lui a sostenere le spese dell’atto secondo l’articolo 1475 del codice civile. L’indicazione ricevuta dall’agenzia o dall’istituto di credito resta un suggerimento, non un obbligo.
Serve un notaio della zona se l’immobile è altrove?
No. Il cliente può rivolgersi a qualsiasi notaio del territorio nazionale, a prescindere da dove si trovi l’immobile. Il limite territoriale riguarda il professionista, che riceve gli atti nel proprio distretto o in quelli limitrofi secondo le convenzioni vigenti.
Cosa cambia per gli immobili di provenienza donativa dopo il 18 dicembre 2025?
La legge 182/2025 ha modificato la disciplina dell’azione di restituzione, riducendo da dieci a tre anni il termine per trascrivere la domanda di riduzione con opponibilità ai terzi aventi causa dall’erede o dal legatario. La verifica caso per caso resta comunque opportuna, perché alcune ipotesi legate a disposizioni testamentarie continuano a essere opponibili.
Quali imposte si pagano oltre all’onorario?
In un trasferimento immobiliare i tributi principali sono l’imposta di registro, l’imposta ipotecaria, l’imposta catastale e, in alcuni casi, l’IVA. Sono somme che il notaio riscuote e versa allo Stato: chiedere che siano indicate separatamente nel preventivo è la condizione per confrontare due stime.
Si può firmare fuori dallo studio?
In alcune situazioni la stipula può avvenire in un luogo diverso dallo studio, per esempio presso un istituto di credito o l’abitazione di una parte con difficoltà di spostamento, entro i limiti territoriali previsti dalla legge notarile. È una possibilità da verificare direttamente con lo studio, perché dipende dal tipo di atto e dall’organizzazione interna.
Il primo colloquio è a pagamento?
Dipende dallo studio. Alcuni professionisti prevedono un incontro preliminare per inquadrare la pratica e stimare tempi e costi; conviene chiedere in anticipo se è previsto e cosa comprende, senza aspettarsi che equivalga a una consulenza completa sul caso.
Famiglia: dove la continuità del rapporto pesa di più
Le pratiche familiari sono quelle in cui il rapporto stabile con uno studio conta davvero, perché si dipanano su archi temporali lunghi e su equilibri fragili. Una successione affrontata con anticipo riduce il rischio di attriti tra fratelli che nascono da informazioni parziali, e permette di valutare per tempo le opzioni disponibili invece di subirle.
Anche sulla forma vale la pena essere precisi, perché una parte non trascurabile del contenzioso successorio nasce dalla violazione di requisiti apparentemente elementari. Il testamento olografo, per esempio, deve essere scritto per intero, datato e sottoscritto di mano dal testatore, come previsto dall’articolo 602 del codice civile. Un dettaglio che sembra ovvio finché non diventa il perno di una causa tra eredi.
Poi ci sono gli strumenti meno noti e spesso più utili: le procure, le misure di protezione per chi perde progressivamente autonomia, gli assetti pensati per il passaggio generazionale di un’azienda. Nessuno di questi è una soluzione universale, l’efficacia dipende dalla situazione patrimoniale e dai rapporti familiari concreti. Un professionista prudente, in questi casi, illustra anche limiti e controindicazioni prima dei vantaggi.
Impresa: l’atto è il punto di partenza, non l’arrivo
Per un imprenditore il notaio compare in momenti riconoscibili: costituzione della società, modifiche statutarie, aumenti di capitale, ingresso o uscita di soci, cessioni di quote, operazioni straordinarie. La tentazione è trattarli come adempimenti da sbrigare in fretta. Ma le clausole scritte in quei passaggi, dalle maggioranze qualificate alle regole per lo stallo decisionale, producono effetti anni dopo, quando i rapporti tra soci cambiano e le intenzioni iniziali non sono più condivise da tutti.
Qui la prossimità assume una forma diversa: significa poter porre una domanda in trenta minuti anziché in tre giorni, e avere un interlocutore che dialoga direttamente con il commercialista senza che sia l’imprenditore a fare da tramite. In operazioni con scadenze fiscali o esigenze di riservatezza, la velocità di coordinamento è una variabile reale.
Leggere una stima dei costi senza sbagliare confronto
Un esempio di domanda posta male: quanto mi costa il rogito. Un esempio di domanda posta bene: quanto incide l’onorario, quali imposte sono dovute in questa specifica situazione e quali spese vive vengono anticipate. Chi presenta le voci mescolate in un numero unico rende impossibile qualsiasi confronto tra preventivi, perché una parte consistente della cifra non è compenso professionale ma tributo destinato all’erario.
Un secondo criterio, meno immediato: chiedere quali attività sono comprese nella stima e quali verrebbero conteggiate a parte. Visure aggiuntive, adempimenti successivi, gestione di una condizione sospensiva che si allunga nel tempo. Non è pignoleria, è il modo per capire se il numero ricevuto reggerà fino alla fine della pratica.
Scegliere a Bergamo: qualche riferimento concreto
Il distretto offre margini di scelta reali. Al 4 agosto 2026, sulle 100 sedi notarili disponibili nel Distretto di Bergamo risultano operativi 92 notai, con 8 sedi ancora libere; le donne notaio sono 30, pari al 33% del totale, l’età media si attesta sui 52 anni con un ventaglio che va dai 29 ai 74, e gli studi associati sono nove. Numeri che descrivono una categoria meno omogenea di quanto si immagini e che rendono sensato dedicare qualche giorno alla scelta.
I segnali utili da osservare in un primo colloquio, in ordine di rilevanza pratica:
-
Chiarezza sulle alternative: se una sola strada viene presentata come l’unica possibile, conviene chiedere quali altre esistono e perché sono state scartate.
-
Tempi di risposta: quanto passa tra una domanda via email e la risposta, e chi risponde, se il notaio o un collaboratore, cosa peraltro fisiologica in uno studio strutturato.
-
Frequenza sulla materia specifica: chi tratta abitualmente operazioni societarie anticipa criticità diverse da chi si occupa in prevalenza di immobiliare.
-
Gestione della fase successiva all’atto: chi cura gli adempimenti e in quali tempi.
-
Accessibilità concreta: sede, orari, canali di contatto, possibilità di un incontro preliminare per inquadrare la situazione.
Un’osservazione personale, da prendere per quello che è: le recensioni online, in questa materia, raccontano poco. Misurano soprattutto la cortesia dell’accoglienza, difficilmente la tenuta di una clausola statutaria a distanza di anni. Sono un indizio tra gli altri, non un criterio di selezione.
Cinque verifiche prima di fissare l’appuntamento
Riassumendo in forma operativa quanto detto finora, ecco cosa conviene fare prima ancora di sedersi allo studio.
-
Definire l’obiettivo in una frase, indicando la scadenza reale se esiste già una data vincolante.
-
Chiedere allo studio quali documenti servono nel caso concreto, invece di raccoglierli a caso.
-
Domandare una stima dei costi che distingua onorario, imposte e spese vive.
-
Verificare come viene gestita la fase successiva all’atto e con quali tempi.
-
Mettere per iscritto tutte le questioni aperte prima della lettura della bozza, non il giorno della firma.
Il punto attorno a cui ruota tutto resta questo: la vicinanza di uno studio non certifica la competenza, ma rende praticabile una cosa che altrove diventa faticosa, cioè tornare a chiedere. E nelle decisioni che riguardano una casa, un’eredità o un’impresa, poter tornare a chiedere è probabilmente il servizio che si utilizza più spesso e che si valuta meno nel momento in cui si sceglie.

