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Malattia renale cronica senza diabete, benefici con finerenone

carcinoma uroteliale dialisi

Finerenone rallenta la perdita della funzione renale anche nei pazienti con malattia renale cronica (CKD) che non hanno diabete. È il risultato principale dello studio di fase III FIND-CKD

Finerenone rallenta la perdita della funzione renale anche nei pazienti con malattia renale cronica (CKD) che non hanno diabete. È il risultato principale dello studio di fase III FIND-CKD, pubblicato sul New England Journal of Medicine, nel quale il trattamento ha determinato un declino significativamente più lento della velocità di filtrazione glomerulare stimata (eGFR) rispetto al placebo nell’arco di 32 mesi. È emerso inoltre un segnale favorevole sugli eventi renali e cardiovascolari complessivamente considerati, a fronte di un aumento atteso dell’iperkaliemia.

Il dato è particolarmente rilevante perché finerenone, antagonista non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi, dispone già di solide evidenze di nefroprotezione e cardioprotezione nei pazienti con CKD associata a diabete di tipo 2. In Europa, l’attuale indicazione autorizzata riguarda infatti la malattia renale cronica con albuminuria associata al diabete di tipo 2 nell’adulto.
FIND-CKD verifica quindi se i benefici del farmaco possano estendersi a una popolazione molto più ampia di pazienti con nefropatia cronica.

Lo studio FIND-CKD
Il trial ha arruolato 1.584 adulti con CKD ma senza diabete, tutti con una eGFR compresa tra 25 e meno di 90 ml/min/1,73 m² e albuminuria, definita da un rapporto albumina/creatinina urinaria (UACR) compreso tra 200 e 3.500 mg/g.
Tutti i partecipanti erano già trattati con un inibitore del sistema renina-angiotensina, quindi ACE-inibitore o sartano secondo la terapia di fondo prevista dal protocollo.
I pazienti sono stati randomizzati a ricevere finerenone 10 o 20 mg una volta al giorno oppure placebo: 793 sono stati assegnati al farmaco e 791 al gruppo di controllo.
La funzione renale iniziale era sostanzialmente sovrapponibile nei due gruppi, con una eGFR media rispettivamente di 46,8 e 46,6 ml/min/1,73 m².

Funzione renale: declino significativamente più lento
L’endpoint primario era rappresentato dalla pendenza complessiva dell’eGFR, cioè dalla velocità media annuale con cui la funzione renale diminuiva dal basale al mese 32.
Con finerenone, la perdita media annuale di eGFR è risultata pari a −3,3 ml/min/1,73 m², contro −4,0 ml/min/1,73 m² con placebo.
La differenza tra i gruppi è stata quindi di 0,7 ml/min/1,73 m² all’anno (IC 95% 0,3-1,1; P<0,001).
Può sembrare una differenza numericamente contenuta, ma nella CKD, patologia che evolve nell’arco di molti anni, rallentare in modo persistente la velocità di perdita della filtrazione glomerulare può tradursi nel tempo in un posticipo della progressione verso gli stadi più avanzati della malattia e della necessità di terapia sostitutiva renale.

Ridotto del 23% l’endpoint composito renale e cardiovascolare
Il risultato è stato accompagnato da un segnale favorevole anche sugli eventi clinici.
Il rischio dell’endpoint composito comprendente riduzione dell’eGFR di almeno il 57%, insufficienza renale, ospedalizzazione per scompenso cardiaco o morte cardiovascolare è risultato inferiore del 23% con finerenone rispetto al placebo (HR 0,77; IC 95% 0,60-0,99; P=0,04).

Separando le componenti, tuttavia, le stime diventano meno robuste.
Per il composito dei due eventi renali l’ hazard ratio è stato 0,78 (IC 95% 0,60-1,01), mentre per il composito cardiovascolare è stato 0,60 (IC 95% 0,27-1,33). In entrambi i casi gli intervalli di confidenza comprendono l’unità.
È quindi corretto considerare questi risultati come favorevoli, ma senza concludere che lo studio abbia dimostrato separatamente una riduzione statisticamente significativa degli eventi renali o di quelli cardiovascolari.

Iperkaliemia, il principale elemento da sorvegliare
Il profilo di sicurezza è risultato coerente con quello già noto per gli antagonisti del recettore dei mineralcorticoidi.
L’evento avverso più frequente è stato l’iperkaliemia, registrata nel 17,0% dei pazienti trattati con finerenone contro il 13,3% di quelli trattati con placebo.
L’iperkaliemia ha portato all’interruzione del trattamento nell’1,5% dei pazienti con finerenone rispetto allo 0,1% del gruppo placebo. I ricoveri attribuiti all’iperkaliemia sono stati rispettivamente dello 0,9% e dello 0,6%.
Il dato conferma la necessità, nella pratica clinica, di monitorare attentamente la potassiemia e la funzione renale nei pazienti candidati alla terapia.

Come funziona finerenone
Finerenone è un antagonista selettivo non steroideo del recettore dei mineralcorticoidi (MR).
L’attivazione patologica di questo recettore, mediata principalmente dall’aldosterone ma anche da altri ligandi in condizioni di stress tissutale, favorisce processi di infiammazione e fibrosi a livello renale e cardiovascolare, contribuendo alla progressione della malattia renale cronica e al danno d’organo.
Bloccando il recettore dei mineralcorticoidi, finerenone contrasta queste vie proinfiammatorie e profibrotiche. La sua natura non steroidea lo distingue dagli antagonisti tradizionali del recettore dei mineralcorticoidi, come spironolattone ed eplerenone.

Perché questo studio è importante
Il punto fondamentale di FIND-CKD è che separa l’effetto nefroprotettivo di finerenone dalla presenza del diabete.
Finora gran parte dello sviluppo clinico del farmaco nella CKD si era concentrato sui pazienti con diabete di tipo 2, popolazione nella quale gli studi FIDELIO-DKD e FIGARO-DKD avevano documentato benefici renali e cardiovascolari.
FIND-CKD dimostra invece che il blocco selettivo del recettore dei mineralcorticoidi può rallentare il declino della funzione renale anche in pazienti con CKD albuminurica non diabetica, già trattati con un inibitore del sistema renina-angiotensina.
Si apre così la possibilità di estendere in futuro l’impiego di finerenone a una popolazione di pazienti molto più ampia. Il risultato sul composito clinico è incoraggiante, anche se la numerosità dello studio e il numero degli eventi non consentono conclusioni altrettanto solide sulle singole componenti renali e cardiovascolari.
In altre parole, FIND-CKD dimostra con maggiore forza il rallentamento della progressione della CKD misurato attraverso l’eGFR; per definire pienamente l’entità della protezione dagli eventi clinici saranno importanti ulteriori dati e follow-up.
Lo studio è stato finanziato da Bayer.

Bibliografia
Heerspink HJL, Neuen BL, Agarwal R, et al.; FIND-CKD Investigators. Finerenone in Persons with Chronic Kidney Disease without Diabetes. N Engl J Med. 2026;395:533-545. doi: 10.1056/NEJMoa2604625.

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