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Diabete di tipo 1 in età pediatrica associato a un maggior rischio di demenza

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Nelle persone con diabete di tipo 1, un esordio prima dei 10 anni si associa a un aumento del 37% del rischio di demenza rispetto all’esordio tra i 18 e i 30 anni

Nelle persone con diabete di tipo 1, un esordio prima dei 10 anni si associa a un aumento del 37% del rischio di demenza rispetto all’esordio tra i 18 e i 30 anni. Lo dimostra un’ampia analisi condotta su oltre 43mila pazienti del registro nazionale svedese e pubblicata sulla rivista Diabetes, Obesity and Metabolism.

Grazie ai progressi terapeutici, le persone con diabete di tipo 1 vivono oggi più a lungo e raggiungono sempre più frequentemente l’età avanzata. Di conseguenza, cresce l’attenzione verso complicanze croniche come il deterioramento cognitivo e la demenza. Studi precedenti avevano già mostrato che il diabete di tipo 1 comporta un rischio di demenza da 1,5 a 2 volte superiore rispetto alla popolazione generale, ma restava da chiarire se anche l’età alla diagnosi della malattia influenzasse questo rischio.

Per rispondere a questa domanda, i ricercatori hanno analizzato i dati di 43.440 persone con diabete di tipo 1 provenienti dallo Swedish National Diabetes Register, seguite per una mediana di 29,3 anni. Il 27% aveva sviluppato il diabete prima dei 10 anni, il 36% tra 10 e 17 anni e il restante 36% tra 18 e 30 anni, gruppo utilizzato come riferimento. L’età media della coorte era di 33 anni e il 44% dei partecipanti era di sesso femminile.

Aumento del rischio di demenza del 37%
Nel corso del follow-up sono stati registrati 530 casi di demenza per tutte le cause. Le percentuali grezze di eventi erano dello 0,9% tra i pazienti con esordio prima dei 10 anni, dell’1,0% nel gruppo 10-17 anni e dell’1,7% tra quelli con diagnosi tra 18 e 30 anni. Questo dato, tuttavia, è influenzato dal fatto che i pazienti con esordio infantile erano mediamente più giovani e avevano raggiunto meno frequentemente le età nelle quali la demenza è più comune.

Per questo motivo gli autori hanno effettuato analisi aggiustate utilizzando l’età cronologica come scala temporale. Dopo l’aggiustamento per sesso, livello di istruzione, stato civile e altri fattori sociodemografici, il diabete insorto prima dei 10 anni è risultato associato a un incremento del 37% del rischio di demenza rispetto all’esordio tra 18 e 30 anni (HR 1,37). Al contrario, nei pazienti con diagnosi tra 10 e 17 anni il rischio non era diverso da quello del gruppo di riferimento (HR 1,04).

Anche il momento della comparsa della demenza differiva tra i gruppi. Nei pazienti con esordio prima dei 10 anni la diagnosi è stata posta a un’età mediana di 66,3 anni, contro 70,9 anni nel gruppo 10-17 anni e 72,8 anni in quello con esordio tra 18 e 30 anni. A 75 anni, inoltre, l’incidenza cumulativa di demenza era del 6,75% nei pazienti con esordio infantile rispetto al 4,85% nel gruppo di riferimento.

Il segnale più forte riguarda la demenza vascolare
L’analisi dei diversi sottotipi di demenza ha evidenziato un’associazione significativa soprattutto con la demenza vascolare. I pazienti con esordio del diabete prima dei 10 anni presentavano infatti un rischio di demenza vascolare superiore del 65% rispetto al gruppo con esordio tra 18 e 30 anni (HR 1,65).

Per la malattia di Alzheimer, invece, non sono state osservate differenze significative (HR 1,28), così come per le altre forme di demenza. Gli stessi autori invitano comunque a interpretare con cautela queste analisi, poiché il numero di eventi per ciascun sottotipo era relativamente limitato e le diverse forme di demenza possono coesistere nella pratica clinica.

Possibili spiegazioni
Lo studio non dimostra un rapporto causale, ma propone alcune ipotesi biologicamente plausibili. Un esordio molto precoce del diabete comporta innanzitutto una durata di malattia molto più lunga e quindi un’esposizione prolungata all’iperglicemia e alle sue conseguenze. Nella coorte, i pazienti con esordio prima dei 10 anni avevano una durata media del diabete di 23,9 anni, contro 14,2 anni nel gruppo con diagnosi tra 18 e 30 anni.

Questi pazienti presentavano inoltre un controllo glicemico meno favorevole, con un valore medio di emoglobina glicata (HbA1c) pari a 69 mmol/mol rispetto a 62 mmol/mol, oltre a una maggiore frequenza di chetoacidosi diabetica (13% contro 6,6%), ipoglicemie severe (2,8% contro 1,2%) e retinopatia (55% contro 37%). Secondo gli autori, il cervello in età pediatrica potrebbe essere particolarmente vulnerabile agli effetti dell’iperglicemia e dell’infiammazione cronica, favorendo un invecchiamento cerebrale più precoce e un maggior rischio di danno vascolare nel corso della vita.

Implicazioni cliniche
Pur con i limiti tipici di uno studio osservazionale, questa analisi suggerisce che l’età di esordio del diabete di tipo 1 rappresenti un importante indicatore prognostico anche per la salute cerebrale. I risultati rafforzano l’importanza di un controllo ottimale dei fattori di rischio metabolici e cardiovascolari fin dalle prime fasi della malattia e indicano che le persone con diabete di tipo 1 a esordio infantile potrebbero rappresentare una popolazione nella quale valutare strategie di monitoraggio cognitivo dedicate.

Saranno tuttavia necessari ulteriori studi per stabilire se uno screening cognitivo sistematico e interventi preventivi mirati possano ridurre il rischio di demenza in questa popolazione.

Referenze

Jancev M, et al. Age of Type 1 Diabetes Onset and Dementia Risk: A Swedish Nationwide, Register-Based Cohort Study. Diabetes Obes Metab. 2026 Jul 19.

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