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Dieta povera di zuccheri aggiunti durante la gravidanza protegge da demenza in età adulta

paracetamolo in gravidanza

Dieta povera di zuccheri aggiunti durante la gravidanza e nei primi due anni di vita potrebbe ridurre significativamente il rischio di sviluppare demenza e malattia di Alzheimer in età avanzata

L’esposizione a una dieta povera di zuccheri aggiunti durante la gravidanza e nei primi due anni di vita potrebbe ridurre significativamente il rischio di sviluppare demenza e malattia di Alzheimer in età avanzata. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Neurology, che ha sfruttato la fine del razionamento dello zucchero nel Regno Unito come un vero e proprio “esperimento naturale” per valutare gli effetti a lungo termine dell’alimentazione nei primi 1.000 giorni di vita.

Analizzando i dati di quasi 65.000 partecipanti della UK Biobank, i ricercatori hanno osservato che le persone nate quando il razionamento dello zucchero era ancora in vigore presentavano, decenni dopo, un rischio inferiore di demenza rispetto a coloro che erano nati dopo la liberalizzazione del consumo di zucchero.

Un esperimento naturale unico
Nel Regno Unito il razionamento alimentare introdotto durante la Seconda guerra mondiale terminò progressivamente all’inizio degli anni Cinquanta. Lo zucchero fu uno degli alimenti il cui consumo aumentò più rapidamente: dopo la fine del razionamento, l’assunzione crebbe di oltre il 50%, mentre quella degli altri alimenti variò molto meno.

Questo cambiamento improvviso ha permesso ai ricercatori, guidati da Jiazhen Zheng della Hong Kong University of Science and Technology, di confrontare persone esposte a una limitazione degli zuccheri durante la vita fetale e la prima infanzia con individui nati poco dopo, quando lo zucchero era nuovamente disponibile in abbondanza.

Lo studio ha incluso 64.737 partecipanti della UK Biobank, dei quali oltre 40.000 erano stati esposti al razionamento durante la gravidanza o nei primi anni di vita.

Riduzione del rischio di demenza e Alzheimer
Rispetto ai soggetti non esposti al razionamento, chi aveva consumato meno zucchero durante la gravidanza e nel primo anno di vita presentava un rischio inferiore del 21% di sviluppare qualsiasi forma di demenza (HR 0,79) e del 23% di sviluppare la malattia di Alzheimer (HR 0,77).

Risultati analoghi sono emersi considerando un’esposizione prolungata fino ai primi due anni di vita: il rischio di demenza risultava ridotto del 23% (HR 0,77), mentre quello di Alzheimer diminuiva del 28% (HR 0,72).

L’associazione con la demenza vascolare, invece, non ha raggiunto la significatività statistica.

La demenza compariva oltre due anni più tardi
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il momento di comparsa della malattia.

Nei soggetti esposti a un ridotto consumo di zuccheri durante la gravidanza e fino ai due anni di età, la diagnosi di demenza risultava ritardata mediamente di 2,55 anni rispetto ai partecipanti non esposti.

Si tratta di un dato clinicamente rilevante, considerando che anche un modesto ritardo nell’insorgenza della demenza potrebbe tradursi in una sostanziale riduzione del numero complessivo di casi nella popolazione.

Anche il cervello appare più “giovane”

In un sottogruppo sottoposto a risonanza magnetica cerebrale, gli autori hanno osservato che i partecipanti esposti al razionamento dello zucchero presentavano caratteristiche compatibili con una migliore salute cerebrale.

In particolare mostravano:

Questi risultati suggeriscono che i benefici osservati sul rischio di demenza potrebbero riflettere differenze strutturali e funzionali del cervello che persistono per tutta la vita.

Quali potrebbero essere i meccanismi?
Secondo gli autori, diversi meccanismi biologici potrebbero spiegare l’associazione osservata.

Un’eccessiva assunzione di zuccheri durante la gravidanza può favorire iperglicemia materna, insulino-resistenza e infiammazione, condizioni che potrebbero alterare la funzione della placenta e influenzare lo sviluppo cerebrale del feto.

Inoltre, l’alimentazione nei primi anni di vita rappresenta una fase cruciale per la maturazione delle sinapsi, la mielinizzazione e la costruzione della cosiddetta riserva cognitiva, cioè la capacità del cervello di compensare i processi neurodegenerativi nel corso dell’invecchiamento.

L’analisi ha mostrato anche che circa un quarto dell’effetto protettivo (25,5%) era mediato dalla minore incidenza di diabete di tipo 2 e ipertensione, suggerendo che una migliore salute metabolica e cardiovascolare contribuisca almeno in parte alla riduzione del rischio di demenza.

Le abitudini alimentari potrebbero durare tutta la vita
Commentando lo studio, Tadeja Gracner dell’University of Southern California, non coinvolta nella ricerca, ha ricordato che precedenti analisi sulla stessa popolazione avevano già dimostrato come le preferenze alimentari si formino molto precocemente.

Le persone che avevano vissuto il razionamento da neonati o nei primi anni di vita continuavano infatti, anche cinquant’anni dopo, a consumare meno zuccheri aggiunti e più fibre rispetto ai coetanei.

Secondo la ricercatrice, anche fattori indiretti, come migliori percorsi scolastici, condizioni socioeconomiche e minore predisposizione all’obesità, potrebbero contribuire agli effetti osservati.

Nessun invito a ridurre le calorie in gravidanza
Gli autori sottolineano che i risultati non devono essere interpretati come un invito a limitare l’apporto calorico o nutrizionale durante gravidanza e prima infanzia.

Il messaggio dello studio riguarda esclusivamente gli zuccheri aggiunti gli zuccheri liberi, il cui consumo durante i primi 1.000 giorni dovrebbe rimanere entro i livelli raccomandati dalle attuali linee guida nutrizionali.

Poiché si tratta di uno studio osservazionale basato su un esperimento naturale, non è ancora possibile dimostrare un rapporto di causa-effetto. Tuttavia, i risultati rafforzano l’ipotesi che la nutrizione precoce possa influenzare la salute del cervello lungo tutto l’arco della vita e suggeriscono che semplici interventi dietetici nei primi anni potrebbero contribuire, insieme ad altre strategie preventive, a ridurre il peso futuro della demenza.

Bibliografia
Zheng J, et al.Association of sugar restriction in utero through age 2 years on dementia risk later in life.Neurology. 2026. doi: 10.1212/WNL.0000000000218313

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