Il possibile merger tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb sembra essere tramontato prima ancora di entrare nel vivo. Secondo quanto riferito da Reuters, non sarebbero in corso discussioni tra i due gruppi
Il possibile merger tra AstraZeneca e Bristol Myers Squibb sembra essere tramontato prima ancora di entrare nel vivo. Secondo quanto riferito da Reuters, citando fonti vicine alla vicenda, al momento non sarebbero in corso discussioni tra i due gruppi farmaceutici e non sarebbe previsto alcun accordo. La precisazione arriva pochi giorni dopo le indiscrezioni che avevano fatto ipotizzare una delle più grandi fusioni nella storia dell’industria farmaceutica.
Una fonte senior ha dichiarato a Reuters che «non c’è mai stato un accordo» e che attualmente non sono in corso trattative. Una seconda fonte ha confermato l’assenza di negoziati attivi. AstraZeneca e Bristol Myers Squibb hanno entrambe evitato commenti ufficiali sulla vicenda.
Un’operazione da quasi 400 miliardi di dollari
Le indiscrezioni erano emerse nel fine settimana, inizialmente sul Financial Times, e successivamente una fonte aveva confermato a Reuters che AstraZeneca e Bristol Myers Squibb avevano avuto colloqui preliminari su una possibile aggregazione.
Considerando la capitalizzazione delle due società, l’operazione avrebbe dato vita a un colosso del valore complessivo vicino ai 400 miliardi di dollari, potenzialmente una delle maggiori operazioni di M&A mai realizzate nel settore farmaceutico e il primo vero megamerger tra Big Pharma dopo diversi anni.
Il nuovo gruppo avrebbe inoltre riunito due delle più importanti franchise oncologiche mondiali, con medicinali come Tagrisso, Imfinzi ed Enhertu sul fronte AstraZeneca e Opdivo, Yervoy e Camzyos nel portafoglio Bristol Myers Squibb.
Gli investitori avevano bocciato l’ipotesi
La reazione del mercato alle indiscrezioni era stata particolarmente significativa. Il 3 agosto le azioni AstraZeneca avevano chiuso in ribasso di circa il 9%, segnando la peggiore seduta dal 2020. Il messaggio degli investitori era apparso abbastanza chiaro: molti non vedevano la necessità, per un’azienda con prospettive di crescita come AstraZeneca, di assumersi i rischi e la complessità di un’operazione di queste dimensioni.
Alla notizia dello stop alle discussioni, il mercato ha reagito nella direzione opposta: il titolo AstraZeneca è salito di circa il 3%, mentre Bristol Myers Squibb ha perso terreno.
Due aziende in fasi strategiche differenti
Uno dei principali interrogativi riguardava proprio la diversa situazione dei due gruppi. AstraZeneca, guidata da Pascal Soriot, punta a raggiungere 80 miliardi di dollari di ricavi entro il 2030 e negli ultimi anni ha costruito una delle pipeline più ricche del settore, soprattutto in oncologia. L’azienda sta inoltre rafforzando fortemente la propria presenza negli Stati Uniti.
Bristol Myers Squibb, che pure ha appena chiuso iun ottimo trimestre, deve invece affrontare una fase più delicata, caratterizzata dalla progressiva perdita dell’esclusività di alcuni dei suoi farmaci più importanti. In particolare, prodotti di grande peso come Eliquis e Opdivo sono destinati ad affrontare una crescente erosione delle vendite.
Una fusione avrebbe certamente permesso di ottenere sinergie e una maggiore massa critica negli Stati Uniti, ma avrebbe anche anticipato per AstraZeneca l’impatto del cosiddetto “patent cliff” di Bristol Myers Squibb. Non sarebbero inoltre mancati possibili problemi antitrust, soprattutto per la forte sovrapposizione delle attività delle due aziende in oncologia.
Un megadeal che il mercato non voleva
Al di là delle ricostruzioni sulle trattative, la vicenda lascia quindi un’indicazione abbastanza netta. L’ipotesi di creare uno dei maggiori gruppi farmaceutici mondiali poteva apparire suggestiva sotto il profilo delle dimensioni, ma gli investitori ne hanno immediatamente messo in dubbio la logica industriale.
Per AstraZeneca, in particolare, il rischio sarebbe stato quello di sacrificare parte della propria storia di crescita organica e di innovazione per integrare un’azienda alle prese con importanti scadenze brevettuali. La forte risalita del titolo alla notizia dell’assenza di trattative sembra confermare che, almeno per il mercato, il mancato matrimonio è probabilmente una buona notizia per AstraZeneca.

