Nei pazienti con artrite psoriasica (PsA), apremilast ha ridotto l’infiammazione valutata con risonanza magnetica whole-body, con segnali favorevoli sia sulle manifestazioni periferiche sia su quelle assiali
Nello studio MOSAIC, pubblicato su Annals of the Rheumatic Diseases, il trattamento per 48 settimane è stato associato ad una riduzione significativa dell’indice totale di infiammazione, dell’infiammazione periferica complessiva, dell’infiammazione articolare periferica e delle lesioni infiammatorie spinali valutate con metodo CANDEN. Il beneficio è apparso più evidente nei pazienti con attività di malattia moderata al basale rispetto a quelli con attività elevata.
Razionale e obiettivi dello studio
La PsA è una malattia infiammatoria cronica eterogenea, che può coinvolgere articolazioni periferiche, entesi, dita, colonna vertebrale e articolazioni sacroiliache. Circa il 30% dei pazienti con psoriasi sviluppa artrite psoriasica e il coinvolgimento assiale è riportato in una quota rilevante, stimata tra il 20% e il 50%.
La valutazione clinica resta centrale, ma può non cogliere in modo completo l’infiammazione, soprattutto a livello entesitico e assiale. La risonanza magnetica consente di identificare precocemente edema osseo, sinovite, entesite e lesioni infiammatorie spinali, offrendo una misura più oggettiva dell’attività di malattia.
Apremilast, inibitore orale della fosfodiesterasi 4, è da tempo approvato per il trattamento della PsA e ha dimostrato benefici clinici e riferiti dai pazienti. Lo studio MOSAIC è stato disegnato per valutare il suo impatto sull’infiammazione documentata per imaging. Questa analisi descrive gli effetti del trattamento sulle manifestazioni periferiche e assiali misurate con risonanza whole-body.
Disegno dello studio
MOSAIC era uno studio di fase 4, multicentrico, a singolo braccio e in aperto, condotto in 29 centri di 10 Paesi. Sono stati inclusi adulti con diagnosi documentata di artrite psoriasica da almeno 3 mesi e non oltre 5 anni, attiva secondo i criteri CASPAR, con almeno 3 articolazioni tumefatte e 3 dolenti, coinvolgimento della mano e almeno un sito di entesite attiva.
Dopo una titolazione di 5 giorni, i pazienti sono stati trattati con apremilast 30 mg due volte al giorno per 48 settimane, con o senza metotrexato stabile fino a 25 mg/settimana. Non era consentito iniziare durante lo studio un nuovo DMARD convenzionale o biologico.
La risonanza della mano clinicamente più colpita e la risonanza whole-body sono state eseguite al basale, alla settimana 24 e alla settimana 48. La WB-MRI ha valutato articolazioni periferiche ed entesi, colonna, sacroiliache, anche, ginocchia e talloni. Le immagini sono state lette da radiologi esperti, in cieco rispetto ai dati clinici e al momento di acquisizione.
Risultati principali
Popolazione arruolata
Lo studio ha arruolato 123 pazienti; 122 hanno ricevuto almeno una dose di apremilast e sono stati inclusi nell’analisi. L’età media era 46,6 anni e la durata media della PsA pari a 1,9 anni. Il 55% dei pazienti era di sesso femminile, mentreil 41,8% assumeva metotrexato come trattamento concomitante.
Al basale, il 49,2% presentava alta attività di malattia secondo cDAPSA, il 47,5% attività moderata e solo il 3,3% bassa attività. Quaranta pazienti erano considerati dagli investigatori affetti da spondilite psoriasica ed avevano dolore dorsale rilevante al basale; per 39 di questi erano disponibili i punteggi assiali CANDEN e SPARCC.
Complessivamente, 80 pazienti, pari al 65,6%, hanno completato le 48 settimane di trattamento. Le principali cause di interruzione sono state: eventi avversi (12,3%), mancanza di efficacia (9%) e deviazioni dal protocollo (6,6%).
Riduzione dell’infiammazione totale
L’indice totale di infiammazione, che combinava manifestazioni periferiche e assiali, era pari in media a 38,2 al basale. Con apremilast si è osservata una riduzione significativa: la variazione quadratica media è stata pari a -3,6 alla settimana 24 e a -3,9 alla settimana 48.
L’effetto, però, era differente in base all’attività iniziale. Nei pazienti con attività moderata, la riduzione era più marcata (-7,5 alla settimana 24 e -7,1 alla settimana 48). Nei pazienti con attività elevata, invece, l’indice mostrava un peggioramento minimo o sostanziale stabilità.
Infiammazione periferica: beneficio soprattutto articolare
L’indice di infiammazione periferica totale, valutato con MRI-WIPE, si è ridotto da un valore medio basale di 28,8, con variazioni di -3,5 alla settimana 24 e -4,1 alla settimana 48. Anche l’indice di infiammazione articolare periferica è diminuito significativamente, con variazioni di -3,4 e -3,6 alle stesse visite.
Il segnale sull’entesite periferica era più modesto: l’indice di infiammazione entesitica periferica ha mostrato riduzioni numeriche (-0,2 alla settimana 24 e -0,5 alla settimana 48), senza lo stesso grado di evidenza osservato per le articolazioni. Anche in questo dominio il miglioramento tendeva ad essere maggiore nei pazienti con attività moderata al basale.
Primo segnale sull’infiammazione spinale
Un dato rilevante ha riguardato la colonna. Nei pazienti con coinvolgimento assiale, il punteggio CANDEN di infiammazione spinale era pari a 5,8 al basale e si è ridotto significativamente di -2,6 alla settimana 24 e -2,1 alla settimana 48. Questo corrisponde a riduzioni relative medie del 48% e del 36%.
Al contrario, gli indici SPARCC per colonna e sacroiliache hanno mostrato variazioni minime o assenti nella popolazione complessiva. Gli autori sottolineano che il metodo CANDEN può essere più adatto a cogliere alcune manifestazioni assiali della PsA, perché valuta anche elementi posteriori della colonna, come articolazioni costovertebrali, faccette, processi spinosi e tessuti molli, non solo i corpi vertebrali.
Anche, ginocchia e talloni
Le variazioni nelle anche e nei talloni sono state minime. L’indice HIMRISS per l’anca ha mostrato un lieve peggioramento numerico, mentre l’indice HEMRIS per entesite del tallone è rimasto sostanzialmente stabile.
Per il ginocchio, l’indice KIMRISS ha mostrato un lieve miglioramento complessivo, più evidente nel sottogruppo con attività moderata al basale. Nei pazienti con attività elevata, invece, si osservava una tendenza al peggioramento numerico.
Implicazioni cliniche
In conclusione, lo studio MOSAIC rafforza l’idea che apremilast possa esercitare un effetto misurabile sull’infiammazione oggettiva della PsA, non limitato alla valutazione clinica. La riduzione dell’infiammazione articolare periferica e il segnale sulle lesioni spinali documentate con CANDEN sono particolarmente interessanti perché la WB-MRI consente di osservare simultaneamente molti domini della malattia.
Il dato più interessante per la pratica clinica riguarda la selezione del paziente. I miglioramenti sono risultati più consistenti negli individui con attività moderata al basale, mentre nei pazienti con attività elevata il controllo dell’infiammazione all’imaging è stato meno evidente. Questo suggerisce che apremilast possa essere particolarmente adatto a pazienti con malattia attiva ma non altamente infiammatoria, nei quali una terapia orale con buon profilo di praticità può rappresentare una scelta coerente.
La risonanza whole-body emerge anche come possibile strumento di ricerca e monitoraggio nei casi in cui la clinica non sia sufficiente a caratterizzare l’estensione del coinvolgimento muscoloscheletrico, soprattutto per entesi e asse. Tuttavia, non è ancora una metodica pronta per l’uso routinario esteso: mancano soglie di minima differenza clinicamente importante per MRI-WIPE e CANDEN nella PsA.
Limiti dello studio
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno ammesso alcuni limiti rilevanti del lavoro: MOSAIC era uno studio in aperto, senza braccio di controllo, e la numerosità del sottogruppo assiale era limitata. Inoltre, i pazienti usciti dallo studio non sono stati inclusi nelle analisi successive, con possibile selezione dei responder o dei più tolleranti.
Di qui la necessità di attendere conferme di quanto osservato in trial randomizzati più ampi.
Bibliografia
Østergaard M et al. Effect of apremilast on whole-body magnetic resonance imaging of peripheral and axial inflammation in patients with psoriatic arthritis. Ann Rheum Dis. 2026 Jul;85(7):1277-1289. doi: 10.1016/j.ard.2026.04.010. Epub 2026 May 27. PMID: 42191498.
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