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Alopecia areata severa, con bempikibart buona ricrescita dei capelli

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Nei pazienti con alopecia areata severa o molto severa, compresi quelli con precedente esposizione ai JAK inibitori, il nuovo anticorpo anti-IL-7Rα bempikibart ha comportato un miglioramento sostanziale della ricrescita dei capelli

Nei pazienti con alopecia areata severa o molto severa, compresi quelli con precedente esposizione ai JAK inibitori, il nuovo anticorpo anti-IL-7Rα bempikibart ha comportato un miglioramento sostanziale della ricrescita dei capelli dopo 36 settimane di trattamento, mostrando un profilo di sicurezza favorevole e primi segnali di persistenza dell’effetto anche dopo la sospensione della terapia. I risultati provengono dalla parte B dello studio di fase 2a SIGNAL-AA.

L’alopecia areata è una malattia autoimmune mediata dai linfociti T che determina una perdita dei capelli spesso estesa e psicologicamente invalidante. Sebbene i JAK inibitori abbiano modificato l’approccio terapeutico negli ultimi anni, permane la necessità di trattamenti efficaci, ben tollerati e in grado di mantenere il controllo della malattia nel tempo.

Bempikibart è un anticorpo monoclonale completamente umano diretto contro il recettore IL-7Rα, progettato per riequilibrare la risposta immunitaria adattativa attraverso il blocco simultaneo delle vie di segnalazione di IL-7 e TSLP, due citochine coinvolte nell’attivazione dei linfociti T e nella patogenesi di numerose malattie autoimmuni.

Valutazione della ricrescita anche nei pazienti già trattati con JAK inibitori
La parte B dello studio SIGNAL-AA è stata progettata per confermare ed estendere i risultati proof-of-concept ottenuti nella precedente parte A, valutando un regime di dosaggio ottimizzato e una popolazione comprendente anche pazienti precedentemente esposti ai JAK inibitori.

Ha arruolato 33 pazienti con alopecia areata severa o molto severa, caratterizzata da un punteggio SALT (Severity of Alopecia Tool) compreso tra 50 e 100 e da un episodio di malattia in corso da non oltre quattro anni. Oltre un terzo dei partecipanti (36,4%) aveva già ricevuto un trattamento con JAK inibitori orali, rendendo la popolazione particolarmente rappresentativa della pratica clinica.

Tutti i pazienti hanno ricevuto bempikibart per 36 settimane mediante una fase di carico con 200 mg sottocute una volta alla settimana per quattro settimane, seguita da una somministrazione di 200 mg ogni due settimane per ulteriori 32 settimane. L’endpoint primario era rappresentato dalla variazione percentuale media del punteggio SALT rispetto al basale nella popolazione modified intention-to-treat (mITT) alla settimana 36.

Riduzione del punteggio SALT superiore al 35% e risposte clinicamente rilevanti
Dopo 36 settimane di trattamento, il punteggio SALT si è ridotto mediamente del 35,3% rispetto al basale nella popolazione mITT, riflettendo una sostanziale ricrescita dei capelli.

Parallelamente, il 40% dei pazienti valutabili nella popolazione mITT (10 su 25) ha raggiunto una risposta SALT20, corrispondente ad almeno l’80% di copertura del cuoio capelluto, mentre nella popolazione intention-to-treat (ITT) la stessa risposta è stata ottenuta dal 30,3% dei soggetti (10 su 33). Il beneficio è stato osservato sia nei partecipanti con alopecia severa sia in quelli con forme molto severe.

Anche gli endpoint secondari hanno confermato l’efficacia del trattamento. Una risposta SALT30, pari ad almeno il 30% di miglioramento del punteggio SALT, è stata raggiunta dal 44% dei pazienti della popolazione mITT e dal 33,3% della popolazione ITT. Identiche percentuali sono state osservate per la risposta SALT50, corrispondente a una riduzione di almeno il 50% del punteggio SALT rispetto al basale.

Segnali di persistenza dell’efficacia anche dopo la sospensione della terapia
Uno degli aspetti più interessanti emersi dallo studio riguarda la persistenza dell’effetto terapeutico. Durante il periodo di follow-up senza trattamento, attualmente ancora in corso fino alla settimana 52, diversi pazienti hanno mantenuto o addirittura ulteriormente migliorato la risposta ottenuta durante la terapia. Tra questi è stato documentato anche un paziente che ha raggiunto una ricrescita completa dei capelli (SALT=0).

Secondo i ricercatori questi risultati suggeriscono una possibile persistenza dell’effetto immunomodulante anche dopo l’interruzione del trattamento.

Profilo di sicurezza favorevole senza nuovi segnali
Bempikibart ha confermato un profilo di sicurezza coerente con quello osservato negli studi precedenti. Non sono stati registrati eventi avversi gravi correlati al trattamento, né eventi di grado 3 o superiore, e non sono emersi nuovi segnali di sicurezza.

L’evento avverso più frequente è stato rappresentato dalle reazioni nel sito di iniezione, osservate nel 36,3% dei pazienti. Tuttavia, considerando l’insieme delle somministrazioni effettuate, tali eventi hanno interessato soltanto il 4% delle iniezioni. Tutte le reazioni sono risultate lievi, si sono risolte spontaneamente senza alcun trattamento e, nella maggior parte dei casi, entro 24 ore.

Il profilo farmacocinetico è risultato favorevole: il regime di carico ha consentito di raggiungere le concentrazioni di stato stazionario circa 10 settimane prima rispetto alla parte A dello studio, mentre la formazione di anticorpi anti-farmaco è risultata trascurabile.

L’estensione dello studio suggerisce l’importanza di una terapia di mantenimento
La compagnia biotech sviluppatrice Q32 Bio ha anche presentato i risultati dell’estensione in aperto (OLE) della parte A dello studio SIGNAL-AA, alla quale hanno partecipato otto pazienti, comprendenti responder, non responder e soggetti precedentemente trattati con placebo. I partecipanti erano rimasti senza trattamento per periodi variabili compresi tra 26 e 55 settimane prima di riprendere la terapia con bempikibart.

Anche in questa fase il farmaco ha mantenuto un buon profilo di tollerabilità, senza nuovi problemi di sicurezza, mentre i pazienti che avevano conservato la ricrescita dei capelli all’ingresso nell’estensione hanno mostrato un mantenimento o un ulteriore incremento della risposta. Nel complesso, questi dati supportano il possibile ruolo di un regime di mantenimento nel controllo a lungo termine della malattia.

Verso uno studio registrativo
Secondo Arash Mostaghimi del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School, «L’alopecia areata è una malattia complessa, immunomediata, per la quale le opzioni terapeutiche restano limitate. I robusti dati di efficacia ottenuti in una popolazione che comprende anche pazienti già trattati con JAK inibitori, insieme a un profilo di sicurezza differenziato, dimostrano il potenziale di bempikibart. Per pazienti e prescrittori alla ricerca di un’alternativa efficace e sicura ai JAK inibitori, questi risultati sono incoraggianti e meritano un ulteriore sviluppo clinico».

Sulla base dei risultati ottenuti, Q32 Bio prevede di avviare nella prima metà del 2027 un programma clinico registrativo di bempikibart e di presentare i dati completi dello studio SIGNAL-AA Part B in un prossimo congresso scientifico.

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