Scoperta a Messina la ‘cricca’ degli appalti pubblici: sei persone arrestate. Il “controllo” dell’organizzazione, secondo la Procura, era nelle mani di un condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa
Sei persone agli arresti domiciliari e divieto di contrarre con la pubblica amministrazione per altri sei indagati che svolgono l’attività di imprenditori. È il bilancio di una operazione portata a termine dai carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Messina, che hanno eseguito una ordinanza cautelare emessa dal gip su richiesta della procura della città dello Stretto.
Il provvedimento è stato emesso a valle degli interrogatori preventivi di 16 dei venti indagati. Secondo la procura di Messina esisteva un vero e proprio “sodalizio criminale” dedito alla gestione illecita di una serie di appalti pubblici. I sei indagati in arresto sarebbero i promotori della banda e devono rispondere di associazione a delinquere, mentre gli imprenditori sono accusati di concorso esterno. Gli appalti al centro dell’inchiesta sono stati assegnati da diversi enti pubblici: tra questi il Consorzio autostrade siciliane (Cas), il Genio civile di Trapani, il Comune di Brolo e la Città metropolitana di Reggio Calabria.
Secondo la Procura esisteva una vera e propria “organizzazione aziendale ombra, alla quale le imprese, formalmente affidatarie di detti appalti, subappaltavano, illecitamente, la esecuzione dei lavori o parte di essi, compresi il reclutamento di manodopera e di mezzi.
Il “controllo” dell’organizzazione, secondo la procura di Messina, era nelle mani di un condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Il clan interessato era quello dei barcellonesi. Tra i reati contestati anche quelli di intestazione fittizia di imprese, subappalto illecito, frode in pubbliche forniture e riciclaggio di proventi illeciti. L’inchiesta è nata da una denuncia presentata ai carabinieri nel 2021 dal legale rappresentante di un consorzio di imprese: in quell’occasione l’uomo segnalò che in un cantiere pubblico per dei lavori di risanamento costiero e difesa dall’erosione era presente un imprenditore messinese 61enne con alle spalle una condanna definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa. Da qui il lavoro dei carabinieri, con accertamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche, che hanno scoperto una vera e propria “organizzazione ombra” che aveva il controllo di alcune commesse pubbliche.
GLI APPALTI FINITI SOTTO LA LENTE DI INGRANDIMENTO DELLA PROCURA DI MESSINA
La regia era del 61enne e gli imprenditori indagati erano compiacenti. Questi gli appalti finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura di Messina: la sistemazione idraulica del canale di scolo delle acque meteoriche del torrente Pozzo a Brolo; la manutenzione degli impianti elettrici e di illuminazione, oltre che delle cabine elettriche, lungo le autostrade A18 Messina-Catania e A20 Messina-Palermo; la manutenzione di alcuni cavalcavia sull’autostrada Messina-Catania; la pulizia di un tratto del fiume Belice a Partanna (Trapani), in contrada Passo Impero; le opere finalizzate all’abbattimento dei consumi energetici del Centro direzionale di Reggio Calabria. La Procura ha poi scoperto che gli impianti di illuminazione installati dalle ditte indagate nelle gallerie autostradali non erano conformi rispetto a quanto previsto dal capitolato d’appalto, mentre sui cavalcavia venivano utilizzati impermeabilizzanti “scadenti”. Scoperto anche “l’impiego sistematico” di manodopera irregolare nei cantieri.
(foto dal profilo X dei Carabinieri)
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

