A Modena in affitto un monolocale di 7 metri quadri: a denunciare l’episodio è il Sunia (il sindacato Inquilini) della Cgil modenese, che parla di un’operazione simbolo delle speculazioni estreme
Sette metri quadri per dormire, cucinare e lavarsi. Così Modena avrebbe conquistato il triste record nazionale per il più piccolo “appartamento” proposto in affitto sui principali portali immobiliari d’Italia. Un’unità autonoma da guinness dei primati in negativo, situata in un ammezzato del centro storico, che supera per ristrettezza i casi limite di Bologna (nove metri quadri), Firenze (10), Roma (12) e Milano (13).
A denunciare l’episodio è il Sunia (il sindacato Inquilini) della Cgil modenese, che parla di un’operazione simbolo delle speculazioni estreme che soffocano il mercato abitativo cittadino. Stando all’annuncio -che il sindacato riporta essere ora stato reso indisponibile dopo mesi di permanenza sui portali dedicati alle locazioni- nel locale ristrutturato c’è (o c’era) posto solo per un letto (ovviamente singolo), un fornello portatile e un minuscolo angolo bagno dove doccia e wc sono stipati in una manciata di centimetri. All’ingresso, un frigorifero e un armadio incastrati a fatica ostacolano persino il passaggio. Per il Sunia, inoltre, se il canone richiesto di 200 euro al mese potrebbe apparire allettante per il caro-affitti modenese, la realtà nasconde l’ennesimo escamotage.
Per vivere in affitto in sette metri quadri, da conteggiare sono infatti anche spese accessorie per ben 130 al mese per (1.560 euro all’anno), “una cifra sproporzionata per sette metri quadri privi di impianto a gas”, denuncia il sindacato. “Per fare un confronto, con queste proporzioni un appartamento di 90 metri quadri nello stesso stabile pagherebbe oltre 20.000 euro all’anno di condominio e luce”, chiosa il Sunia.
Infine, l’immobile viene sfacciatamente proposto con un contratto a canone libero di 4+4 anni. “Tutto questo, da ogni punto di vista, è illegale. Fino al 2024 il limite dimensionale per un’unità immobiliare era di 28 metri quadri. Nel 2024, con il cosiddetto decreto ‘Salva Casa’, tale limite è stato ridotto a 20 metri quadri. Tutto quello che è al di sotto non può essere proposto come abitativo”, ribadisce il sindacato. Che infine addita la pratica speculativa per cui “spesso gli immobili sotto soglia vengono mascherati con contratti commerciali o transitori senza residenza, finendo così nel circuito del sommerso”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

