Nei pazienti con artrite psoriasica (PsA) di nuova diagnosi, i fattori legati allo stile di vita sono frequenti e si associano ad un controllo meno favorevole della malattia
Nei pazienti con artrite psoriasica (PsA) di nuova diagnosi, i fattori legati allo stile di vita sono frequenti e si associano ad un controllo meno favorevole della malattia. Queste le conclusioni di uno studio recentemente pubblicato su Arthritis Care & Research.
Nella coorte prospettica olandese DEPAR, che ha incluso 938 pazienti, un punteggio composito di rischio per stile di vita più elevato era associato a maggiore attività di malattia ad un anno, misurata con gli indici PASDAS e DAPSA, e a minori probabilità di raggiungere bassa attività o minimal disease activity (MDA). I principali fattori coinvolti legati allo stile di vita erano l’obesità generale, l’obesità addominale e il fumo.
Razionale e obiettivi dello studio
La PsA è una malattia infiammatoria cronica associata alla psoriasi, con impatto articolare, cutaneo, funzionale e psicologico. Nonostante i progressi terapeutici, il raggiungimento di un controllo ottimale della malattia resta difficile in una quota rilevante di pazienti.
Accanto alla terapia farmacologica, cresce l’interesse per gli interventi non farmacologici, in particolare quelli sullo stile di vita. Obesità, adiposità addominale, fumo, inattività fisica, consumo di alcol, disturbi del sonno e stress possono modulare infiammazione e risposta immunitaria, influenzando potenzialmente l’attività di malattia.
Finora, nella PsA gli studi si sono concentrati soprattutto su singoli fattori, come obesità o fumo. Mancava invece una valutazione cumulativa dell’impatto di più fattori legati allo stile di vita.
Di qui il nuovo studio che ha analizzato la prevalenza di fattori legati allo stile di vita e la loro associazione, individuale e combinata, con gli outcome di attività di malattia nel primo anno dopo la diagnosi.
Disegno dello studio
Lo studio ha utilizzato i dati della Dutch South West Psoriatic Arthritis Study, o DEPAR, una coorte prospettica multicentrica real-world dei Paesi Bassi. Sono stati inclusi 938 pazienti con nuova diagnosi di artrite psoriasica tra il 2013 e il 2023, tutti adulti, non trattati con DMARD per sintomi articolari al momento dell’inclusione.
I fattori legati allo stile di vita sono stati raccolti al basale. Il punteggio composito di rischio, da 0 a 5, includeva cinque elementi: BMI fuori dal range normale, circonferenza vita elevata, status di fumatore corrente, assenza di consumo di alcol e inattività fisica. Un punteggio più alto indicava la presenza di più fattori di rischio. Sonno e funzionamento sociale sono stati descritti, ma non inseriti nel punteggio perché considerati più vicini all’impatto della malattia che ad esposizioni indipendenti.
L’attività di malattia è stata valutata a 3, 6, 9 e 12 mesi con gli indici PASDAS e DAPSA. Sono stati considerati, inoltre, la remissione, la bassa attività di malattia e la MDA, definita dal raggiungimento di almeno 5 criteri su 7 tra conte articolari, PASI, entesite, dolore, valutazione globale del paziente e HAQ.
Risultati principali
Fattori legati allo stile di vita molto frequenti alla diagnosi
I pazienti della coorte avevano un’età mediana di 51 anni, il 50% era costituito da donne e l’82% era di origine olandese. Le forme più frequenti di PsA erano quella oligoartritica (35%), e quella poliartrica (25%). Al basale, solo il 14% dei pazienti era in MDA, il 14% in PASDAS-LDA e il 29% in DAPSA-LDA.
Il profilo legato allo stile di vita mostrava un carico rilevante di fattori modificabili. Il BMI mediano era nel range del sovrappeso (28 kg/m²), e la circonferenza vita mediana era di 95 cm. Il 33% dei pazienti era obeso, il 38% sovrappeso e lo 0,4% sottopeso. L’obesità addominale era presente nel 51% della coorte, con prevalenza del 38% negli uomini e del 64% nelle donne.
Il 19% dei pazienti fumava al momento dell’arruolamento; tra questi, il 40% era classificato come fumatore moderato-forte. Il 72% consumava alcol e il 21% dei consumatori rientrava nella categoria di consumo forte. L’inattività fisica era riportata solo dal 3%, mentre l’8% presentava attività fisica insufficiente. Il 30% presentava disturbi del sonno e il 38% ridotto funzionamento sociale.
Più fattori di rischio, maggiore attività di malattia
Nel modello multivariabile, ogni incremento del punteggio di rischio legato allo stile di vita era associato a maggiore attività di malattia: PASDAS più alto, con β pari 0,15, e DAPSA più alto, con β pari a 1,18. Il punteggio più elevato era anche associato a minori probabilità di raggiungere gli obiettivi clinici: PASDAS-LDA (OR: 0,59), DAPSA-LDA (OR:0,74, e MDA (OR: 0,72).
L’effetto era più evidente nei pazienti con almeno due fattori di rischio. Rispetto a chi non ne aveva, i pazienti con tre o più fattori mostravano i livelli più alti di PASDAS e DAPSA e le minori probabilità di raggiungere la MDA o la bassa attività di malattia. Chi presentava un solo fattore di rischio non mostrava invece differenze significative negli outcome di attività.
Nelle analisi per sottogruppo diagnostico, l’associazione tra punteggio legato allo stile di vita e attività di malattia restava significativa soprattutto nei pazienti con oligoartrite.
Obesità e fumo guidano l’associazione
Quando i singoli componenti sono stati analizzati separatamente, i segnali più consistenti riguardavano adiposità e fumo. Un BMI fuori dal range normale era associato a PASDAS più alto (β:0,27), DAPSA più alto (β: 1,97), e minori probabilità di raggiungimento degli stati PASDAS-LDA e MDA. L’obesità addominale mostrava un pattern simile, con PASDAS più alto (β: 0,26), DAPSA più alto (β:1,41), e minore probabilità di raggiungimento della MDA (OR:0,61).
Lo status di fumatore corrente era associato a maggiore attività di malattia sia valutata mediante indice PASDAS (β: 0,24), sia con l’indice DAPSA (β: 1,87), nonchè a minori probabilità di raggiungimento degli stati PASDAS-LDA, DAPSA-LDA e MDA. Il segnale era più marcato nei fumatori moderato-forti, nei quali il DAPSA aumentava di 3,18 punti e le probabilità di MDA erano ridotte (OR: 0,36), rispetto ai non fumatori.
Alcol e attività fisica: nessuna associazione indipendente
Il consumo di alcol non è risultato associato in modo indipendente all’attività di malattia. Nelle analisi non aggiustate sembrava emergere un legame tra consumo di alcol e minore attività di PsA, ma il segnale scompariva dopo correzione per altri fattori. Gli autori interpretano questo dato con cautela: è possibile che i pazienti con malattia più attiva, più dolore, fatigue, terapie concomitanti o minore vita sociale tendano a bere meno. In questo caso non sarebbe l’alcol a ridurre l’attività di malattia, ma la maggiore attività di malattia a ridurre la probabilità di consumare alcol.
Anche l’inattività fisica non risultava associata significativamente all’attività di malattia. Tuttavia, la bassa prevalenza di inattività nella coorte, solo 3%, e la natura self-reported della misura limitano la capacità di cogliere un effetto reale.
Implicazioni cliniche
Nel complesso, lo studio DEPAR suggerisce che, nella PsA di nuova diagnosi, il profilo legato allo stile di vita non è un elemento accessorio ma parte del rischio clinico complessivo. La presenza cumulativa di più fattori sfavorevoli si associa a maggiore attività di malattia nel primo anno e a minori probabilità di raggiungere target come bassa attività o MDA.
Il messaggio più concreto riguarda l’obesità e il fumo. L’adiposità può contribuire alla malattia attraverso infiammazione di basso grado, aumento di CRP e citochine proinfiammatorie, stress meccanico e maggiore dolore. Il fumo, a sua volta, può amplificare l’infiammazione sistemica e peggiorare gli outcome percepiti, inclusi dolore e attività riferita dal paziente.
Per la pratica clinica, la valutazione iniziale dei pazienti con PsA dovrebbe quindi includere anche BMI, circonferenza vita e abitudine tabagica. Questi dati possono aiutare il reumatologo a identificare pazienti a rischio di maggiore attività di malattia e ad integrare precocemente interventi di riduzione del peso, sostegno all’attività fisica e cessazione del fumo.
Nel commentare i risultati, i ricercatori hanno sottolineato come lo studio non abbia dimostrato l’esistenza di nessi di causalità tra i fattori legati allo stile di vita e l’attività di malattia nella PsA: lo studio, sottolineano, è osservazionale, diversi comportamenti sono auto-riferiti, dieta e stress non erano disponibili e i fattori legati allo stile di vita sono stati misurati solo al basale, senza valutare l’effetto di eventuali modifiche nel tempo. Tuttavia, le osservazioni emerse sono coerenti con i meccanismi biologici e con la letteratura precedente.
In attesa di studi longitudinali e interventistici, i dati dello studio DEPAR forniscono una base solida per incorporare la promozione di uno stile di vita sano nella gestione della PsA. Non come sostituto dei DMARD, ma come componente complementare di un approccio treat-to-target più ampio e personalizzato.
Bibliografia
Hojeij B, Tchetverikov I, Kok MR, et al. Associations of lifestyle-related factors and psoriatic arthritis disease activity: the Dutch south west psoriatic arthritis study. Arthritis Care Res (Hoboken). Published online May 4, 2026. doi:10.1002/acr.80080
Leggi

