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Alzheimer: esame del sangue stima declino cognitivo fino a 10 anni prima

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Un semplice esame del sangue potrebbe consentire di identificare, con molti anni di anticipo, gli anziani a maggior rischio di sviluppare un decadimento cognitivo legato alla malattia di Alzheimer

Un semplice esame del sangue potrebbe consentire di identificare, con molti anni di anticipo, gli anziani a maggior rischio di sviluppare un decadimento cognitivo legato alla malattia di Alzheimer. È quanto emerge da un ampio studio internazionale pubblicato su JAMA e presentato all’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC) 2026, secondo cui livelli molto elevati della proteina plasmatica p-tau217 sono associati a un rischio significativamente maggiore di sviluppare deficit cognitivi entro i successivi cinque e dieci anni.

Lo studio, coordinato da Rachel Buckley del Mass General Brigham di Boston, ha analizzato i dati di 2.684 adulti anziani cognitivamente integri provenienti da sei coorti osservazionali e trial clinici condotti in Nord America, Giappone e Australia. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti, al momento dell’arruolamento, a un prelievo di sangue per il dosaggio della p-tau217 e a una PET cerebrale per la ricerca della patologia amiloide.

Durante un follow-up mediano di 5,4 anni, 478 partecipanti hanno sviluppato un deterioramento cognitivo documentato mediante il Clinical Dementia Rating (CDR).

Il rischio aumenta in modo marcato con livelli elevati di p-tau217
L’analisi ha mostrato un’associazione molto forte tra concentrazioni plasmatiche di p-tau217 e probabilità di sviluppare un decadimento cognitivo.

I soggetti con livelli molto elevati del biomarcatore presentavano un rischio stimato del 38% di sviluppare un deficit cognitivo entro cinque anni, percentuale che saliva fino al 78% nell’arco di dieci anni.

Al contrario, i partecipanti con bassi livelli di p-tau217 mostravano una probabilità decisamente inferiore di progressione.

Un altro dato rilevante riguarda la velocità del declino cognitivo. Le persone con valori molto elevati di p-tau217 hanno evidenziato una perdita significativamente più rapida delle prestazioni cognitive, misurata mediante il Preclinical Alzheimer Cognitive Composite (PACC), rispetto ai soggetti con valori bassi.

Informazioni aggiuntive rispetto alla PET amiloide
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che la p-tau217 ha fornito informazioni prognostiche indipendenti e complementari rispetto alla PET amiloide.

Secondo gli autori, questo suggerisce che il biomarcatore ematico non rifletta esclusivamente il carico di placche di beta-amiloide, ma catturi anche altri aspetti della biologia della malattia di Alzheimer, probabilmente legati alla patologia tau, migliorando così la capacità di stimare il rischio individuale.

Non è ancora il momento dello screening di popolazione
Gli autori invitano tuttavia alla prudenza. Rachel Buckley sottolinea che questi risultati non giustificano al momento uno screening di routine mediante p-tau217 negli anziani cognitivamente sani.

L’obiettivo attuale è piuttosto quello di sviluppare strumenti capaci di fornire stime personalizzate del rischio di sviluppare un deterioramento cognitivo in un arco temporale clinicamente rilevante, in vista dell’arrivo di strategie preventive sempre più efficaci.

Anche l’editoriale di accompagnamento, firmato da Suzanne Schindler e David Wolk, evidenzia come l’introduzione delle terapie modificanti la malattia dirette contro l’amiloide, come lecanemab e donanemab, renda sempre più importante disporre di biomarcatori affidabili per individuare precocemente le persone che potrebbero beneficiare di interventi tempestivi.

Alcuni limiti dello studio
Gli stessi ricercatori riconoscono alcuni limiti. I partecipanti provenivano prevalentemente da popolazioni con elevato livello di istruzione e con una limitata rappresentatività etnica e geografica. Inoltre, solo una piccola quota dei soggetti è stata seguita per oltre dieci anni, rendendo necessaria un’ulteriore conferma delle stime a lungo termine attraverso studi di follow-up e dati di real life.

Perché questo studio è importante
Questo lavoro rappresenta uno dei più solidi studi prospettici finora disponibili sul valore prognostico della p-tau217 negli individui ancora privi di sintomi cognitivi. La novità principale non consiste soltanto nella capacità del biomarcatore di identificare la presenza della patologia di Alzheimer, già documentata in studi precedenti, ma nella possibilità di quantificare il rischio individuale di sviluppare un deterioramento cognitivo entro 5 e 10 anni.

Si tratta di un passo fondamentale verso una medicina di precisione nella prevenzione dell’Alzheimer: quando saranno disponibili strategie preventive realmente efficaci, biomarcatori come la p-tau217 potrebbero consentire di individuare i soggetti da trattare prima della comparsa dei sintomi, massimizzando le probabilità di rallentare o prevenire la progressione della malattia.

Bibliografia
Buckley RF, et al.Prognostic value of blood-based p-tau217 levels for progression to cognitive impairment.JAMA. 2026. doi: 10.1001/jama.2026.12556.

Schindler SE, Wolk DA. Predicting risk of cognitive impairment with Alzheimer disease blood biomarkers. JAMA. 2026. doi: 10.1001/jama.2026.13322.

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