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Alzheimer precoce: lecanemab sottocute efficace quanto infusione endovenosa

biomarcatori alzheimer

La terapia anti-amiloide lecanemab potrebbe presto diventare molto più semplice da somministrare per i pazienti con Alzheimer precoce

La terapia anti-amiloide lecanemab potrebbe presto diventare molto più semplice da somministrare. Nuovi dati presentati all’Alzheimer’s Association International Conference (AAIC) 2026 di Londra indicano infatti che la formulazione sottocutanea con autoiniettore offre un’efficacia e un profilo di sicurezza sovrapponibili a quelli della somministrazione endovenosa, aprendo la strada a un possibile trattamento domiciliare per i pazienti con malattia di Alzheimer nelle fasi iniziali.

I risultati, presentati da Eisai e Biogen, supportano lo sviluppo di un percorso terapeutico completamente sottocutaneo, dalla fase iniziale fino alla terapia di mantenimento, con potenziali vantaggi per pazienti, caregiver e sistemi sanitari.

Una terapia più semplice senza perdere efficacia
Attualmente lecanemab viene somministrato mediante infusione endovenosa ogni due settimane, un trattamento efficace ma impegnativo sia per i pazienti sia per i centri dedicati alle demenze.
La nuova formulazione utilizza invece un autoiniettore sottocutaneo da 500 mg una volta alla settimana, progettato per poter essere utilizzato anche al domicilio, qualora venga approvato dalle autorità regolatorie.
Secondo le nuove analisi farmacocinetiche, la formulazione sottocutanea raggiunge concentrazioni del farmaco praticamente identiche a quelle ottenute con il regime endovenoso.
L’esposizione media al farmaco è risultata pari al 104% rispetto alla formulazione EV (IC 90%: 99,1-109%), soddisfacendo pienamente i criteri di bioequivalenza.

L’effetto dipende dal farmaco, non dalla via di somministrazione
Uno degli aspetti più rilevanti dello studio riguarda il fatto che l’efficacia di lecanemab sembra dipendere esclusivamente dalla quantità di farmaco raggiunta nell’organismo e non dalla modalità con cui viene somministrato.
I ricercatori hanno osservato che la rimozione delle placche di β-amiloide, documentata mediante PET cerebrale, il rallentamento del declino cognitivo valutato con la scala CDR-SB e anche il rischio di ARIA-E (edema cerebrale associato agli anticorpi anti-amiloide) risultano strettamente correlati all’esposizione al farmaco, indipendentemente dal fatto che venga infuso in vena o iniettato sottocute.
Inoltre, la formulazione sottocutanea ha mantenuto risultati sovrapponibili in pazienti con peso corporeo differente, sostenendo l’impiego di un dosaggio fisso, più semplice rispetto allo schema basato sul peso utilizzato per l’infusione endovenosa.

Sicurezza confermata
Anche il profilo di sicurezza è risultato sostanzialmente sovrapponibile a quello già noto per la formulazione endovenosa.
L’incidenza prevista di ARIA-E è risultata analoga a quella osservata negli studi registrativi.
Le principali differenze riguardano la comparsa di reazioni nel sito d’iniezione, generalmente lievi e localizzate, mentre le reazioni sistemiche sono risultate poco frequenti.
Molto bassa anche l’immunogenicità: anticorpi anti-farmaco sono comparsi nell’1,4% dei pazienti e non sono stati rilevati anticorpi neutralizzanti.

I primi dati della pratica clinica
Oltre agli studi farmacologici, durante il congresso sono stati presentati anche i primi dati provenienti dalla pratica clinica statunitense.
Presso l’Alzheimer’s Research and Treatment Center, 28 pazienti trattati con la formulazione sottocutanea hanno mostrato, nell’arco di 36 mesi, un declino cognitivo più lento rispetto a una coorte storica dell’Alzheimer’s Disease Neuroimaging Initiative (ADNI).
In una seconda esperienza real world, condotta presso First Choice Neurology, 10 pazienti su 11 (91%) hanno mantenuto stabile o migliorato il punteggio al Mini Mental State Examination (MMSE) durante almeno sei mesi di terapia di mantenimento sottocutanea.

Pazienti e caregiver promuovono l’autoiniettore
Uno degli aspetti più interessanti riguarda l’accettabilità della nuova formulazione.
Nei questionari somministrati ai pazienti e ai caregiver:
• il grado di soddisfazione è risultato compreso tra 75% e 97%;
• la praticità d’impiego è stata giudicata positivamente dall’83-97% degli intervistati;
• tra il 92% e il 100% dei partecipanti si è dichiarato disposto a raccomandare questo tipo di trattamento.
La possibilità di passare dalla formulazione endovenosa a quella sottocutanea (e viceversa), oltre alla flessibilità nella gestione delle dosi dimenticate, rappresenta un ulteriore elemento favorevole.

Verso una nuova organizzazione delle cure
Le aziende ricordano che la formulazione sottocutanea è attualmente in valutazione presso la Food and Drug Administration (FDA).
Se autorizzata, potrebbe consentire di trasferire parte del trattamento dall’ospedale al domicilio, riducendo il numero di infusioni nei centri specializzati e facilitando l’accesso alle cure per un numero maggiore di pazienti.

Perché questo studio è importante
L’arrivo delle terapie anti-amiloide ha segnato una svolta nel trattamento dell’Alzheimer precoce, ma la necessità di infusioni endovenose ogni due settimane rappresenta ancora uno dei principali ostacoli alla loro diffusione. Questa nuova formulazione sottocutanea non modifica il meccanismo d’azione né aumenta l’efficacia di lecanemab, ma potrebbe avere un impatto enorme sull’organizzazione delle cure.

Dimostrare che un autoiniettore mantiene la stessa esposizione al farmaco, la stessa capacità di rimuovere l’amiloide, gli stessi benefici clinici e un profilo di sicurezza comparabile significa poter immaginare una gestione molto più semplice della terapia, anche a domicilio. Per pazienti e caregiver questo si tradurrebbe in una riduzione del carico assistenziale, mentre per i sistemi sanitari potrebbe rappresentare una soluzione per ampliare l’accesso a un trattamento oggi limitato anche dalla disponibilità di centri infusionali. Se approvata dalle autorità regolatorie, la formulazione sottocutanea potrebbe quindi rappresentare una delle innovazioni più significative nell’impiego pratico delle terapie anti-amiloide.

Fonte
• Alzheimer’s Association International Conference (AAIC) 2026, Londra.
• Eisai Inc. e Biogen. Autoinjector Clinical Data Supports Similar Efficacy and Safety to IV Formulation in Early Alzheimer’s Disease. Comunicato stampa, 12 luglio 2026.

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