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Siria: il cugino dell’ex presidente Assad rischia la pena di morte

filippo mosca

In Siria rischia la pena di morte il cugino dell’ex presidente Assad. Waasim Al-Assad è accusato di torture, omicidi e traffico di droga

Dalla caduta del governo del presidente Bashar Al-Assad – erede di una famiglia che guidava il Paese dal 1971 – Wassim Al-Assad era stato il primo a finire agli arresti, nel giugno dello scorso anno. Ora l’accusa in tribunale ha chiesto la pena di morte per il cugino dell’ex capo di Stato. Lo riferiscono fonti di stampa siriane citando quanto riportato in un comunicato dalla Commissione nazionale per la giustizia di transizione, organo istituito dal governo ad interim del presidente Ahmad Al-Shara’a – insediatosi a dicembre 2024 – nel tentativo di fare luce e giustizia sui crimini commessi dal precedente esecutivo e dall’esercito nel corso di quasi 15 anni di conflitto.

LE ACCUSE E LA RICHIESTA DI PENA CAPITALE

Stando a quanto riferito, mercoledì 22 luglio presso la Quarta corte penale nel Palazzo di Giustizia di Damasco si è svolta la terza udienza del processo – iniziato lo scorso 24 giugno – dedicata ai testimoni portati dall’accusa. Il giudice avrebbe ordinato che la sessione si svolgesse a porte chiuse. Sulla base delle dichiarazioni rese in aula, a carico di Wissam Al-Assad l’accusa ha confermato i reati di tortura, omicidio premeditato, traffico di stupefacenti e disturbo alla sicurezza nazionale e alla pace civile, e ha chiesto la pena capitale. Al-Assad si è proclamato innocente da tutte le accuse e tramite i suoi legali ha invocato clemenza.

LA SENTENZA ATTESA PER IL 29 LUGLIO PROSSIMO

Il giudice ha aggiornato l’udienza al prossimo 29 luglio, quando sarà pronunciata la sentenza.
Oltre al cugino dell’ex presidente Al-Assad, alla sbarra sono attesi altri due elementi di spicco del precedente governo siriano, accusati di aver avuto un ruolo determinante nel compiere o favorire violazioni gravi dei diritti umani e uccisioni: Atef Najib, ex capo della Sezione di Sicurezza Politica di Daraa, e Ahmed Badr al-Din Hassoun, Gran Mufti di Siria sotto il precedente esecutivo.

IL CASO DI NAJIB: ARRESTI E TORTURE PER UNA DOZZINA DI UNDER 14, LA MORTE DI UN 13ENNE

In Siria attira particolare attenzione mediatica il caso di Atef Najib, perché è considerato colui che arrestando più di una dozzina di adolescenti nel marzo 2011, avrebbe “innescato” le manifestazioni popolari anti-governative che poi hanno dato il via alla guerra civile. I ragazzi tra i 12 e i 14 anni furono presi a scuola con l’accusa di aver scritto sui muri di Daraa, città nel sud del Paese, frasi contro Bashar Al-Assad.

Gli adolescenti denunciarono percosse, insulti, dita fratturate e altri tipi di tortura, ma a provocare la reazione della popolazione locale fu la morte di uno di loro, il 13enne Hamza Al-Khatib, deceduto in seguito alle violenze subite mentre era in custodia degli agenti. L’insofferenza della popolazione contro il governo si estese rapidamente fino alla capitale Damasco e altre grandi città come Aleppo, dando il via a un conflitto interno che ha poi attiRato gruppi armati e potenze straniere, che hanno provocato mezzo milione di morti, 12 milioni di profughi e devastato l’economia nazionale. Ancora oggi, il 90% dei siriani vive in povertà.

(photo credit: ministry of justice وزارة العدل السورية/ Fb)

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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