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Scoperta la prima luna al di fuori del sistema solare

Nuova prospettiva sulla Luna. Crediti immagine: NASA

Si trova a 73 anni luce dalla Terra. L’astrofisica bassanese Alice Zurlo è coautrice della ricerca

Più di seimila esopianeti trovati in trent’anni. Ma una luna al di fuori del Sistema Solare? Zero. Fino ad oggi. Perché la rivista Nature ha pubblicato quello che i ricercatori definiscono la prima solida evidenza osservativa di un esosatellite e tra i nomi in fondo allo studio c’è quello di un’italiana.

IL SISTEMA E LA SCOPERTA

La scoperta è avvenuta nel sistema CD-35 2722, distante circa 73 anni luce dalla Terra, grazie alle osservazioni del Very Large Telescope dell’ESO in Cile. Il sistema è composto da tre corpi: al centro c’è la stella CD-35 2722, con circa la metà della massa del Sole; attorno a essa orbita una nana bruna, un oggetto troppo massiccio per essere un pianeta ma non abbastanza da diventare una stella, che a sua volta sembra avere un satellite naturale in orbita.

Il candidato esosatellite ha una massa minima pari a circa 0,9 masse gioviane e un periodo orbitale di circa 170 giorni. I ricercatori lo hanno individuato misurando le variazioni periodiche nella velocità radiale della nana bruna: questa si avvicina e si allontana leggermente lungo la linea di vista, un’oscillazione compatibile con l’attrazione gravitazionale esercitata da un compagno in orbita.

Una vista del lato visibile della Luna, il lato che vediamo sempre dalla Terra, ripresa dalla navicella spaziale Orion.
(Crediti NASA)

PERCHÉ È COSÌ DIFFICILE DEFINIRLA “LUNA”

Non è una luna come quelle che conosciamo. “Il satellite che riportiamo è un gigantesco corpo gassoso che orbita attorno a un compagno estremamente massiccio, esso stesso con una massa pari a diverse volte quella di Giove, spiega Alice Zurlo, coautrice dello studio. Nel Sistema solare esiste una netta distinzione tra i pianeti e il Sole, quindi definire oggetti come le lune è semplice. In questo sistema, dove i confini tra stelle, pianeti e lune diventano sfumati, l’intero quadro risulta molto più complesso da descrivere.” Per questo gli autori preferiscono il termine esosatellite, anche se nel linguaggio divulgativo si parla già di esoluna.

CHI È ALICE ZURLO

Alice Zurlo è un’astrofisica bassanese, professoressa all’Universidad Diego Portales in Cile, direttrice del team Millennium Nucleus of Young Exoplanets and their Moons (YEMS) e associata INAF. È coautrice dello studio pubblicato su Nature. La sua è una storia di pazienza scientifica rara: “Con il nostro gruppo di lavoro inseguivamo questa scoperta da almeno otto anni, racconta.

La stella CD-35 2722 A era seguita da tempo. La si può osservare dall’emisfero sud e, a 73 anni luce da noi, è un oggetto celeste relativamente vicino”.Otto anni. Un telescopio enorme. E oggi una pubblicazione su Nature.

COSA APRE QUESTA SCOPERTA

Se confermata da osservazioni future, questa scoperta aprirebbe una nuova fase nella ricerca di satelliti naturali oltre il Sistema Solare, aiutando a capire come si formano pianeti, nane brune e loro satelliti in ambienti molto diversi dal nostro.

Un contributo importante arriverà anche dal futuro Extremely Large Telescope dell’ESO che, grazie al suo specchio da 39 metri, permetterà di cercare esolune più piccole e di studiarne le proprietà con una precisione mai raggiunta prima.

Ottomila anni luce di distanza, otto anni di ricerca, una bassanese in Cile con un telescopio enorme. La prima luna fuori dal Sistema Solare potrebbe avere un’impronta italiana.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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