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Diabete di tipo 2: semaglutide associata a un ridotto rischio di fratture

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La semaglutide, agonista del recettore del GLP-1 impiegato nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, potrebbe offrire un beneficio aggiuntivo finora poco esplorato

La semaglutide, agonista del recettore del GLP-1 impiegato nel trattamento del diabete di tipo 2 e dell’obesità, potrebbe offrire un beneficio aggiuntivo finora poco esplorato: la protezione della salute dell’osso. Un’ampia analisi osservazionale presentata al congresso ENDO 2026 dell’Endocrine Society mostra infatti che i pazienti trattati con semaglutide hanno un rischio di fratture inferiore del 15% rispetto a chi assume altri farmaci per il diabete o per la perdita di peso, nonostante una maggiore riduzione del peso corporeo.

Oltre 35.000 pazienti analizzati
Lo studio, presentato da Sun Kim della Stanford University School of Medicine, ha utilizzato il database statunitense Atropos Health Eos, che raccoglie cartelle cliniche elettroniche provenienti da ospedali universitari e comunitari.
L’analisi ha incluso oltre 35.000 adulti con diabete di tipo 2, senza precedenti fratture né trattamenti per l’osteoporosi. I pazienti trattati con semaglutide sono stati confrontati, mediante propensity score matching, con soggetti che ricevevano altri trattamenti, tra cui il GLP-1 agonista dulaglutide e i farmaci anti-obesità fentermina/topiramato e bupropione/naltrexone.
L’età media era di 54 anni, circa il 55% dei partecipanti era costituito da donne e il BMI medio era pari a 38 kg/m².

Meno fratture nonostante una maggiore perdita di peso
Durante un follow-up medio di circa 3 anni e mezzo, le fratture si sono verificate nel 4,54% dei pazienti trattati con semaglutide, rispetto al 5,97% del gruppo di confronto.
Ciò si è tradotto in una riduzione relativa del rischio del 15% (HR 0,85; IC95% 0,77-0,93; p<0,001).
Come prevedibile, la semaglutide è risultata anche più efficace nella riduzione del peso corporeo, con una diminuzione del BMI significativamente maggiore dopo un anno rispetto ai controlli (differenza media -0,72 kg/m²; p<0,001).

Un risultato controintuitivo
Il dato appare particolarmente interessante perché la perdita di peso è tradizionalmente considerata un fattore che favorisce la perdita di massa ossea e aumenta il rischio di fratture, soprattutto per la riduzione del carico meccanico esercitato sullo scheletro.
Nei pazienti con diabete di tipo 2, inoltre, il rischio di frattura è già aumentato nonostante una densità minerale ossea spesso normale o addirittura elevata. A contribuire sono diversi fattori, tra cui l’iperglicemia cronica, l’accumulo di prodotti finali della glicazione avanzata (AGE), l’infiammazione cronica e il maggiore rischio di cadute legato agli episodi di ipoglicemia indotti da alcune terapie.
Alla luce di questi meccanismi, osservare un minor numero di fratture nei pazienti trattati con semaglutide, nonostante una perdita di peso più marcata, suggerisce un possibile effetto favorevole del farmaco sul metabolismo osseo.

Ipotesi ancora da confermare
Gli autori invitano comunque alla prudenza. Secondo Sun Kim, i risultati sono rassicuranti, ma sarà necessario capire se l’effetto osservato rappresenti una caratteristica specifica della semaglutide oppure sia condiviso dall’intera classe degli agonisti del GLP-1.
Un ulteriore tema di ricerca riguarda la tirzepatide, agonista combinato GIP/GLP-1, per la quale esiste l’ipotesi che la componente GIP possa esercitare ulteriori effetti protettivi sul tessuto osseo.
Per chiarire definitivamente il ruolo di queste terapie saranno necessari studi randomizzati che includano valutazioni della densità minerale ossea mediante DEXA, tomografia quantitativa periferica ad alta risoluzione e marcatori del rimodellamento osseo.

Perché questo studio è importante
L’interesse per gli agonisti del GLP-1 continua ad ampliarsi ben oltre il controllo glicemico e la perdita di peso. Negli ultimi anni questi farmaci hanno dimostrato benefici cardiovascolari, renali, metabolici e persino neurologici; ora emerge un possibile effetto favorevole anche sulla salute dell’osso. Si tratta di un risultato particolarmente rilevante perché i pazienti con diabete di tipo 2 presentano un rischio di frattura più elevato rispetto alla popolazione generale e il dimagrimento, pur essendo un obiettivo terapeutico fondamentale, è spesso associato a una riduzione della massa ossea. Se confermato da studi prospettici e randomizzati, questo potenziale effetto osteoprotettivo potrebbe diventare un ulteriore elemento nella scelta della terapia, soprattutto nei pazienti più anziani o a maggior rischio di fratture. Per il momento i dati sono osservazionali e non dimostrano un rapporto causale, ma aprono una nuova e promettente area di ricerca sugli effetti pleiotropici della semaglutide.

Riferimento bibliografico
Velasquez JN, Kim S, et al. Association between semaglutide and risk of bone fractures in type 2 diabetes. Presentato a ENDO 2026, Annual Meeting of the Endocrine Society. Abstract ORF34-04. Chicago, giugno 2026.

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