Sibeprenlimab ha confermato nell’analisi finale dello studio di fase 3 VISIONARY la capacità di preservare la funzione renale nei pazienti con nefropatia da IgA primaria
Dopo i risultati favorevoli osservati a 12 mesi (che abbiamo già anticipato il mese scorso) (1), sibeprenlimab ha confermato nell’analisi finale dello studio di fase 3 VISIONARY la capacità di preservare la funzione renale nei pazienti con nefropatia da IgA primaria a rischio di progressione.
Stando ai i topline diffusi da Otsuka in un recente comunicato stampa, il trattamento ha determinato a 24 mesi una stabilizzazione statisticamente significativa dell’eGFR rispetto al placebo, valutata sia attraverso la pendenza annualizzata sia mediante la variazione media dal basale. L’azienda riferisce inoltre un segnale di miglioramento della funzione renale nel gruppo trattato (2).
Il beneficio si mantiene fino a due anni
La nuova analisi estende quindi a due anni il beneficio già emerso nell’interim presentata al congresso ERA 2026 il mese scorso. A 12 mesi, l’eGFR era aumentato in media di 0,7 mL/min/1,73 m² con sibeprenlimab, mentre si era ridotto di 4,8 mL/min/1,73 m² con placebo, con una differenza tra i gruppi di 5,5 mL/min/1,73 m².
Anche la pendenza annualizzata aveva mostrato un vantaggio: -3 mL/min/1,73 m² per anno con sibeprenlimab rispetto a -7,6 con placebo.
Il principale interrogativo riguardava la durata dell’effetto. I nuovi risultati indicano che la preservazione della funzione renale si sarebbe mantenuta per l’intero periodo di due anni previsto dal protocollo del trial.
Dal dato intermedio alla conferma finale
La novità che emerge dal nuovo comunicato stampa non riguarda, quindi, il meccanismo d’azione o il primo segnale di efficacia, già noti, ma la conferma della durata del beneficio. L’analisi a 24 mesi completa infatti il dataset principale dello studio VISIONARY e rafforza il legame tra riduzione della proteinuria e protezione della funzione renale.
Otsuka riferisce anche una riduzione del rischio di progressione verso l’insufficienza renale. Su questo punto, tuttavia, il comunicato non fornisce ancora i dati necessari per una valutazione indipendente: non sono riportati il numero degli eventi, l’ hazard ratio, gli intervalli di confidenza né la definizione dell’endpoint utilizzato.
Mancano inoltre i valori numerici dell’eGFR nei due gruppi a 24 mesi. L’entità precisa del beneficio sarà quindi più chiara dopo la presentazione dei risultati completi a un congresso scientifico o la pubblicazione dello studio.
Un effetto coerente con proteinuria e biomarcatori
I dati sulla funzione renale si inseriscono in un quadro già favorevole. VISIONARY aveva raggiunto l’endpoint primario mostrando a nove mesi una riduzione significativa della proteinuria rispetto al placebo. Il trattamento aveva inoltre ridotto i livelli di IgA1 galattosio-deficiente, o Gd-IgA1, e migliorato l’ematuria.
Sibeprenlimab è un anticorpo monoclonale umanizzato che blocca selettivamente APRIL, una citochina coinvolta nella produzione delle IgA patologiche che contribuiscono alla formazione e al deposito degli immunocomplessi nel glomerulo.
L’obiettivo è intervenire a monte della cascata immunologica della malattia, riducendo la produzione di Gd-IgA1 senza determinare una deplezione generalizzata delle cellule B.
La coerenza tra effetto sui biomarcatori, riduzione della proteinuria e preservazione dell’eGFR suffraga, pertanto, l’ipotesi di un’azione capace di modificare la traiettoria della nefropatia da IgA.
Sicurezza senza emersione di nuovi segnali
Il comunicato riferisce anche che sibeprenlimab è risultato ben tollerato anche a due anni, con un profilo di sicurezza comparabile a quello del placebo e senza nuovi segnali rispetto alle precedenti analisi.
Ciò detto, non sono ancora riportate le frequenze dettagliate degli eventi avversi. Anche questi dati saranno necessari per definire con maggiore precisione il rapporto tra beneficio e rischio nel trattamento prolungato.
Il “peso” regolatorio dei dati a 24 mesi
Sibeprenlimab già commercializzato negli Stati Uniti, ha ricevuto dalla FDA l’approvazione accelerata nel novembre 2025 per ridurre la proteinuria negli adulti con nefropatia primaria da IgA a rischio di progressione.
Quell’autorizzazione si basava su un endpoint surrogato (la riduzione della proteinuria) e non dimostrava ancora un beneficio definitivo sulla funzione renale (prevenzione dell’insufficienza renale o rallentamento a lungo termine del declino dell’eGFR).
Proprio i dati finali a 24 mesi di VISIONARY serviranno a confermare il beneficio clinico e a sostenere la conversione verso l’approvazione tradizionale.
A tal riguardo, Otsuka ha già avviato presso la FDA una rolling submission di una supplemental Biologics License Application, cioè una procedura che consente di presentare progressivamente i diversi moduli del dossier regolatorio relativi ad un farmaco biologico già approvato. L’obiettivo è integrare l’attuale autorizzazione accelerata di sibeprenlimab, basata sulla riduzione della proteinuria, con i dati finali a 24 mesi dello studio VISIONARY sulla preservazione della funzione renale, così da sostenere la richiesta di conversione in approvazione tradizionale.
In conclusione
Alla luce di quanto detto, il beneficio sulla funzione renale non sembra limitato al primo anno, ma si mantiene nell’arco di due anni. Per definirne pienamente la rilevanza clinica occorrerà, tuttavia, attendere i dati completi su entità dell’effetto, eventi renali e sicurezza.

