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Morte Fakir: in visione bodycam dei polziotti, Croce Rossa: “Hanno tentato di rianimarlo”. Venerdì l’autopsia

morte di Abderrahim Fakir

La telecamera di uno dei due poliziotti spenta 20 minuti dopo il decesso

La bodycam di uno dei due poliziotti intervenuti domenica nel rione Pilastro di Bologna sarebbe stata spenta diversi minuti (all’incirca una ventina) dopo il decesso di Abderrahim Fakir, il 42enne morto dopo essere stato immobilizzato a terra dai due agenti. A quanto si apprende, inoltre, il dispositivo era stato acceso appena prima che i poliziotti arrivassero a contatto con Fakir e lo buttassero a terra, contatto che sarebbe avvenuto una trentina di minuti dopo l’arrivo degli agenti, che prima di intervenire avrebbero aspettato appunto una trentina di minuti, nella speranza che l’uomo si calmasse.

I FILMATI AL VAGLIO DEGLI INQUIRENTI

Questi, a quanto risulta, gli ultimi sviluppi dell’inchiesta sulla morte del 42enne condotta dalla Procura di Bologna, che indaga per omicidio colposo e ha iscritto a modello 45-bis – senza, quindi, indagarli formalmente – i due poliziotti e i quattro volontari della Croce rossa intervenuti in via Svevo. Delle indagini è stata incaricata la Squadra mobile, e al vaglio degli investigatori c’è anche il video che documenta le manovre rianimatorie tentate su Fakir, che sarebbero durate oltre 10 minuti, oltre ad altri video girati da alcuni cittadini.

LE PUNTUALIZZAZIONI DELLA CROCE ROSSA

Gli uomini della Croce Rossa sono intervenuti per soccorrere Fakir Abderrahim con manovre di rianimazione e defibrillatore non appena è stato possibile. E hanno chiesto l’intervento di un’automedica pochi minuti dal loro arrivo sul posto.

La Croce Rossa Italiana interviene, in una nota, per chiarire il ruolo dei propri volontari ripresi nel video diffuso dai media, e anche sui social, che ha mostrato all’opinione pubblica – oltre che agli inquirenti – gli ultimi drammatici minuti di vita del 42enne deceduto per un malore, mentre veniva ammanettato da due poliziotti. I quattro soccorritori, proprio per aver preso parte alle diverse fasi dell’intervento sull’uomo, risultano iscritti dai Pm al “registro modello 45-bis“ e il loro operato è sotto la lente degli inquirenti insieme a quello dei due agenti che hanno immobilizzato Fakir. E, a seguito della diffusione di quelle immagini, anche sotto il duro giudizio dell’opinione pubblica. Di qui l’intervento della Croce Rossa che, al contrario, punta a chiarire il ruolo dei propri volontari.

E così “esprime nuovamente cordoglio e vicinanza alla famiglia di Abderrahim Fakir e totale disponibilità a collaborare con gli inquirenti e l’Ausl – come dichiarato da subito – per fare piena chiarezza sulla vicenda tragica avvenuta domenica a Bologna”. Ma non si limita a ciò. “Nel pieno rispetto del lavoro dei magistrati – prosegue – riteniamo doveroso ribadire e precisare che secondo le informazioni in nostro possesso – e contrariamente a quanto dichiarato ieri e riportato da alcuni organi di stampa questa mattina – l’equipaggio di soccorritori ha praticato manovre di rianimazione cardiopolmonare (RCP) sul paziente dal momento in cui è stato possibile intervenire fino all’arrivo dell’automedica, il cui intervento è stato richiesto alla centrale operativa dallo stesso equipaggio della Croce Rossa Italiana dopo pochi minuti dal suo arrivo sul luogo. Oltre alle manovre di rianimazione, l’equipaggio ha usato il defibrillatore (DAE) di cui è dotato, che è stato consegnato ai magistrati. Le fasi dell’intervento di soccorso appena descritte non sono visibili nel video inizialmente diffuso, ma si evincono da altri video mostrati successivamente da organi di stampa, ad esempio l’edizione serale del TG5 di lunedì 20 luglio”.

VENERDÌ L’AUTOPSIA: LA PROCURA NOMINA 4 ESPERTI

Sarà conferito alle 9 di venerdì mattina l’incarico per l’autopsia sul corpo di Abderrahim Fakir, il 42enne morto domenica nel rione Pilastro di Bologna dopo essere stato immobilizzato a terra da due poliziotti. Sono quattro e tutti non di Bologna, a quanto si apprende, i consulenti tecnici nominati dai pm Francesca Arienti e Domenico Ambrosino, che indagano per omicidio colposo con il coordinamento del procuratore capo Paolo Guido: si tratta del medico legale Valentina Bugelli, direttrice dell’Istituto di Medicina legale di Parma; Cristina Basso, docente di Anatomia patologica dell’Università di Padova e direttrice dell’Unita operativa complessa di Patologia cardiovascolare dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria della città veneta, che in passato si è occupata dei casi delle morti dei calciatori Piermario Morosini e Davide Astori; Manuela Bonizzoli, specialista in Anestesia e Rianimazione e in Cardiologia dell’azienda ospedaliero-universitaria ‘Careggi’ di Firenze, e il tossicologo Luca Morini dell’Università di Pavia.

Le operazioni inizieranno sempre venerdì, e tra le analisi che dovranno essere svolte ci sono gli esami tossicologici e un accertamento medico che servirà a verificare la correttezza delle manovre rianimatorie tentate sul 42enne. Nell’ambito delle indagini sono stati iscritti a modello 45-bis- e quindi non sono formalmente indagati, pur avendo il diritto di nominare dei consulenti di parte- i due poliziotti, difesi dall’avvocato Gabriele Bordoni, e quattro volontari della Croce rossa, rappresentati dall’avvocato Mario Simoni. I familiari di Fakir sono invece rappresentati dall’avvocato Fabio Anselmo.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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