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Braccianti pagati 3 euro all’ora e obbligati a turni di 14 ore: due imprenditori arrestati nel Casertano

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Erano prevalentemente indiani ed irregolari, tutti reclutati in strada e costretti a lavorare senza riposo settimanale

I carabinieri del nucleo Ispettorato del lavoro di Caserta, con il supporto del comando provinciale di Napoli, hanno arrestato in flagranza di reato due imprenditori dell’Agro aversano per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. I due operavano nel settore del commercio all’ingrosso di prodotti agricoli e dell’allevamento nonché nella produzione di ortaggi.

In particolare, i militari hanno riscontrato come i braccianti, prevalentemente indiani ed irregolari sul territorio nazionale, fossero reclutati in strada e trasferiti sui luoghi di lavoro a mezzo di furgone in uso a uno degli indagati; sottoposti a ritmi estenuanti per 10/14 ore al giorno, percependo compensi di circa 3 euro ad ora, senza riposo settimanale e possibilità di assentarsi in caso di malattia, con una pausa di pochi minuti, non potendo comunicare col telefono. Erano costretti a lavorare anche in condizioni atmosferiche avverse (sotto la pioggia e/o la canicola), in spregio alla normativa sulla sicurezza dei luoghi di lavoro. Inoltre, erano obbligati a permanere nei campi anche durante lo spargimento di pesticidi, nocivi per la salute, senza l’uso di dispositivi di protezione individuale.

In sede di convalida, il Tribunale di Napoli Nord ha applicato, ad entrambi gli imputati, la misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria competente.

BORRELLI (AVS): “SMETTERE DI GUARDARE SOLTANTO AL CAMPO E INIZIARE A SEGUIRE SOLDI E PATRIMONI ILLECITI”

“I tre euro all’ora di Giugliano non sono un caso isolato o la semplice mela marcia di un settore sano, ma la conseguenza di un’equazione economica ben precisa. Nel momento in cui un lavoratore vulnerabile viene ricattato per la sua condizione e un caporale ne gestisce il reclutamento, il trasporto e, in alcuni casi, persino le condizioni di vita, l’imprenditore disonesto abbatte artificialmente i costi di produzione per posizionarsi sul mercato con prezzi stracciati, facendo concorrenza sleale a chi rispetta le regole. Arrestare il singolo caporale o l’imprenditore che sfrutta è un atto fondamentale e indispensabile. Ma se il modello economico che rende conveniente lo sfruttamento rimane intatto, il giorno dopo qualcun altro potrà sostituirlo”. Così in una nota il deputato dell’Alleanza Verdi-Sinistra Francesco Emilio Borrelli.

“Bisogna smettere di guardare – prosegue – soltanto al campo e iniziare a seguire i flussi finanziari. Bisogna analizzare conti correnti, fatture, società, intermediari, contratti di fornitura e tutti i passaggi della filiera, fino a comprendere chi acquista e chi guadagBOna da prodotti realizzati attraverso condizioni di lavoro illegali”.

Per Borrelli “bisogna seguire i soldi e colpire i patrimoni illeciti. Occorre applicare fino in fondo gli strumenti previsti dalla legge, dal controllo giudiziario delle aziende fino alla confisca dei beni ottenuti attraverso attività criminali, rendendo lo sfruttamento umano un’attività economicamente fallimentare. Non basta arrestare chi sta nei campi a reclutare i lavoratori. Bisogna capire chi organizza il sistema, chi muove il denaro, chi beneficia dei prezzi stracciati e chi si arricchisce lungo la filiera. Solo così si può spezzare davvero il circuito del caporalato”.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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