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Caso Regeni, il 28 settembre prevista la sentenza della Prima Corte d’Assise

Sospeso il processo per la morte di Giulio Regeni: manca la notifica agli 007 egiziani. Presenti in aula anche i genitori del ricercatore ucciso, Claudio Regeni e Paola Deffendi

Per gli imputati l’accusa ha chiesto una condanna all’ergastolo e tre pene di 17 anni e sei mesi di reclusione

Il 28 settembre la Prima Corte d’Assise di Roma pronuncerà la sentenza nel processo per l’omicidio di Giulio Regeni. La data è stata fissata al termine della seconda udienza dedicata alle arringhe difensive dei quattro 007 egiziani imputati per il sequestro, le torture e l’uccisione del ricercatore italiano, avvenuti al Cairo nel gennaio 2016. Per gli imputati l’accusa ha chiesto una condanna all’ergastolo e tre pene di 17 anni e sei mesi di reclusione.

Nell’ultima udienza ha preso la parola l’avvocata Annalisa Ticconi, difensore di Magdi Ibrahim Abdelal Sharif, il maggiore delle forze di sicurezza egiziane per il quale la Procura di Roma, rappresentata dal procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, ha chiesto la condanna all’ergastolo.

Nel corso dell’arringa, la legale ha contestato l’impianto accusatorio sostenendo che “il carico probatorio portato dalla procura per contestare i reati si compendia in due blocchi: un primo segmento che è composto dagli atti che l’Egitto ci ha fornito, penso alla memoria del computer, per esempio; tutte quelle prove che hanno permesso ai giudici di andare avanti per accertare l’osservazione che era stata fatta dalla National Security; poi abbiamo un secondo blocco, imputabile all’attività investigativa della famiglia Regeni svolta attraverso il suo legale. Io ritengo che siccome tutti questi testimoni sono legati in maniera indissolubile alla dissidenza nei confronti del regime di Al Sisi, siano inutilizzabili”.

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