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In Trentino morso di una zecca fatale per una donna di 76 anni

Malattia di Lyme, i sintomi sono vaghi e la diagnosi è complessa, ma i trattamenti esistono e funzionano: meglio rivolgersi a medici informati e preparati

Morso di una zecca fatale per una donna di 76 anni, deceduta per encefalite dopo un mese di ricovero in ospedale. La puntura è avvenuta l’8 giugno a Ziano di Fiemme (Trentino)

Il morso di una zecca è stato fatale per una donna di 76 anni, deceduta per encefalite dopo un mese di ricovero in ospedale. La puntura è avvenuta l’8 giugno a Ziano di Fiemme (Trentino), e dopo la comparsa dei primi sintomi la donna è stata portata in ospedale. Nonostante il ricovero di diversi giorni e l’avvio immediato della profilassi, l’infezione è progredita e la donna è morta per encefalite.

CHE COS’E’ L’ENCEFALITE DA ZECCA

Stando a quanto riporta il ministero della Salute, “l’encefalite da zecche (tick-borne encephalitis – TBE) è una malattia infettiva virale umana che coinvolge il sistema nervoso centrale, causando sintomi neurologici a lungo termine, talvolta con esito fatale.  Si tratta di una zoonosi trasmessa dal morso di zecche infette, presente in molte aree d’Europa e Asia. La malattia è causata da un virus appartenente alla famiglia dei Flaviviridae, genere Flavivirus, isolato per la prima volta nel 1937 e del quale si conoscono tre sottotipi”.

COME SI TRASMETTE

“I principali ospiti del virus- spiegano dal ministero- sono i piccoli roditori (arvicola, topi), ma anche insettivori e carnivori. Le persone sono ospiti accidentali e non consentono l’ulteriore trasmissione della malattia (ospiti a fondo cieco). Le zecche si infettano quando si nutrono di piccoli roditori che hanno il virus nel sangue. Altri animali, sia domestici che selvatici, supportano la circolazione del virus indirettamente permettendo la riproduzione delle zecche (es., volpi, pipistrelli, lepri, cervi, orsi, pecore, capre, bovini, cani). Il virus dell’encefalite da zecche è trasmesso alle persone dal morso di zecche infette, principalmente nel periodo compreso fra aprile a novembre, anche se sono stati segnalati casi sporadici nella stagione fredda. E’ possibile anche una trasmissione attraverso il consumo di latte e latticini non pastorizzati proveniente da capre, pecore o mucche infette o tramite la macellazione di animali infetti. Le zecche infette vivono principalmente nei boschi e nei prati. Quando sono infette, le zecche possono trasmettere il virus durante tutta la loro vita, principalmente durante lo stadio di ninfa e adulto. Le estati umide e gli inverni temperati favoriscono l’aumento della densità della popolazione di zecche. Le zecche alla ricerca di un ospite si trovano principalmente nella vegetazione bassa.

I SINTOMI

E ancora, sul sito del ministero è spiegato che “il periodo di incubazione della TBE è in media di 7 giorni, ma sono noti casi con incubazione fino a 28 giorni. La trasmissione alimentare ha solitamente un periodo di incubazione più breve, di circa 4 giorni. Nei casi clinici, spesso si manifesta un decorso bifasico, in particolare con il sottotipo europeo del virus. La prima fase viremica dura approssimativamente cinque giorni (da 2 a 10), e si presenta con sintomi aspecifici quali febbre, affaticamento, mal di testa, dolori muscolari, anoressia, nausea e/o vomito. Questa fase dure di solito alcuni giorni ed è seguita da un periodo asintomatico che può durare da 1 a 33 giorni, in media una settimana.

Segue una seconda fase con coinvolgimento del sistema nervoso centrale, che può includere meningite, meningoencefalite, paralisi, stato mentale alterato, disfunzione cognitiva, atassia, rigidità, convulsioni, tremori, paralisi dei nervi cranici.

Il virus di sottotipo europeo provoca una forma di malattia lieve, in cui circa il 20-30% dei pazienti sviluppano la seconda fase. La letalità varia dallo 0,5 al 2%, mentre le complicanze neurologiche gravi si manifestano in circa il 10% dei pazienti.

Nei bambini la seconda fase della malattia generalmente provoca meningite, mentre negli adulti di oltre 40 anni d’età è più frequente il riscontro di encefalite, con letalità più elevata e complicanze che persistono per lungo tempo, soprattutto nei soggetti con oltre 60 anni d’età.

Il sottotipo estremo oriente provoca una malattia più grave e monofasica, in cui i sintomi neurologici non sono preceduti da una fase asintomatica, le complicanze neurologiche sono più frequenti e la letalità può raggiungere il 35%. Il sottotipo Siberia provoca una forma meno grave, con mortalità variabile dall’1 al 3%, che tende a diventare cronica e a protrarsi per lungo tempo.

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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