Una campagna dà vita anche alla prima serie social sulla vulvodinia: cinque episodi per smontare gli alibi di chi non vuole credere, capire o addirittura riduce il dolore a un disturbo psicosomatico
Bruciore, prurito, dolore persistente nella zona della vulva: succede a 5 milioni di donne in Italia, ma in 8 casi su 10 la risposta che ricevono è “Non è nulla di che”, “È solo stress”, “Smetti di lamentarti”. Una verità scomoda, sepolta da anni di minimizzazione da parte di partner (21%), medici (16%), colleghi (13%), parenti (9%) e amici (8%), che la campagna “Non è mica un segreto, è vulvodinia” vuole raccontare per favorire il riconoscimento sociale della patologia. Promossa dall’Associazione Italiana Vulvodinia con il supporto non condizionante di Zambon, la campagna dà vita anche alla prima serie social sulla vulvodinia: cinque episodi per smontare gli alibi di chi non vuole credere, capire o addirittura riduce il dolore a un disturbo psicosomatico (25%).
My vajayjay is on fire! Dall’irriverenza dell’attrice Carolina de’ Castiglioni – nota sui social per le parodie della “società bene” – prende vita la serie social in 5 episodi che per la prima volta mette in scena la vulvodinia tra imbarazzo, minimizzazione e impatto quotidiano. Così, la protagonista sperimenta il non essere creduta dalle amiche, che le consigliano una camomilla per tranquillizzarsi, dal partner che la invita a non pensarci, dalla mamma che le suggerisce come soluzione un nipotino. Episodio dopo episodio, la protagonista accumula incomprensioni e frustrazioni, ma trova anche la forza di reagire e capisce che ad esagerare non è lei, ma tutti coloro che minimizzano e non capiscono l’impatto reale della vulvodinia. La serie è disponibile sul sito di AIV, sui canali social dell’Associazione e di Carolina de’ Castiglioni.
“Nella serie ‘My vajayjay is on fire!’ interpreto una giovane donna con la vulvodinia, un personaggio che è nato dalle esperienze e dalle emozioni raccontate dalle tante donne che convivono con questo disturbo cronico alla vulva. La cosa che più mi ha colpita non è tanto il dolore fisico quanto il silenzio a cui vengono costrette quando provano ad aprirsi con gli altri. Spero davvero – commenta Carolina de’ Castiglioni, attrice e protagonista della serie – che questo progetto possa far sentire meno sole le donne con vulvodinia e favorisca, mettendo in scena l’impatto della malattia in chiave ironica, una maggiore comprensione da parte degli altri”.
Qui il primo episodio della serie.
Impatto e minimizzazione
La vulvodinia ha un grande impatto sulla vita delle donne: provoca dolore e bruciore persistente (41%), prurito continuo (49%), fastidio nell’indossare biancheria o vestiti troppo stretti (46%) e rende difficili i rapporti sessuali (46%). Incide così sulla sessualità (63%), sulle relazioni affettive (55%), ma anche sulla fiducia in sé (50%), sul benessere mentale (43%) e sulla possibilità di praticare regolarmente sport (41%), di dedicarsi ai propri passatempi (40%) e di lavorare (33%)2. Eppure, più di 8 donne su 10 hanno vissuto episodi di minimizzazione: circa 1 donna su 3 si è sentita dire che il suo è “un dolore comune, non è nulla di che”, ma anche “smetti di pensarci, passerà” (27%), “è solo una questione di nervi e stress” (25%), “passerà con il tempo o con la gravidanza” (22%)2.
Si tratta, dunque, di una sindrome dolorosa persistente altamente impattante, ma allo stesso tempo poco conosciuta e sottovalutata. “Il riconoscimento della vulvodinia è ancora oggi un percorso ad ostacoli: in quasi 1 caso su 2 è spesso confusa con un’infezione vaginale o con una cistite, mentre in 1 su 4 è addirittura ridotta a un disturbo psicosomatico. Eppure – commenta Filippo Murina, ginecologo Responsabile del Servizio di Patologia del Tratto Genitale Inferiore – Ospedale V. Buzzi-Università degli Studi di Milano e Presidente dell’Associazione Italiana Vulvodinia – le ripercussioni della vulvodinia investono diversi ambiti della vita e non possono essere ignorate.
Auspichiamo che questa campagna da un lato faccia sentire le pazienti meno sole e più comprese, dall’altro faccia conoscere la realtà della vulvodinia al grande pubblico e metta così un freno alle frequenti minimizzazioni che tante donne sono costrette ancora oggi a subire”.
Gli fa eco Rossella Balsamo, Medical Affairs & Regulatory Zambon Italia e Svizzera: “Ancora oggi più di 7 donne su 10 non sanno cosa sia la vulvodinia e 4 su 10 non ne hanno mai sentito parlare. Ma non solo. In circa 1 caso su 4 la diagnosi arriva dopo oltre 5 anni e dopo aver consultato più di 10 medici. Sono numeri che mostrano chiaramente l’importanza di fare luce su questo disturbo. La campagna promossa da AIV e che supportiamo vuole proprio contribuire al riconoscimento sociale della vulvodinia, un obiettivo che si inserisce a pieno nell’impegno di Zambon. Per noi, infatti, l’ascolto dei bisogni di salute delle donne è il primo tassello per mettere a disposizione soluzioni per proteggere il loro benessere”.
La serie social in 5 episodi “My vajayjay is on fire!” è parte della campagna “Non è mica un segreto, è vulvodinia”, promossa da AIV con il supporto non condizionante di Zambon.Tutti gli episodi saranno pubblicati online, uno a settimana, su:
- Sito AIV
- Instagram AIV
- Facebook AIV
- Instagram Carolina de’ Castiglioni
- Facebook Carolina de’ Castiglioni
- TikTok Carolina de’ Castiglioni
Sul sito di AIV è disponibile anche il video manifesto che racconta l’ispirazione della campagna

