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Ipersonnia idiopatica: efficacia di pitolisant confermata nel lungo periodo

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Gli adulti con ipersonnia idiopatica (IH) trattati con pitolisant per oltre due anni hanno mantenuto miglioramenti significativi e stabili dell’eccessiva sonnolenza diurna

Secondo i risultati di uno studio di fase 3 in aperto a lungo termine (NCT05458128), presentati al congresso SLEEP 2026 tenutosi a Baltimora dal 14 al 17 giugno, gli adulti con ipersonnia idiopatica (IH) trattati con pitolisant per oltre due anni hanno mantenuto miglioramenti significativi e stabili dell’eccessiva sonnolenza diurna (EDS), dell’inerzia del sonno e degli esiti funzionali.

Le prime risposte cliniche sono emerse già alla quarta settimana e si sono mantenute sostanzialmente invariate fino al mese 25 di follow up. Il farmaco ha inoltre mostrato un profilo di tollerabilità favorevole, con eventi avversi correlati al trattamento riportati nel 25,2% dei partecipanti e nessun evento avverso grave attribuito alla terapia.

Meccanismo d’azione e contesto regolatorio
Pitolisant è un antagonista/inverso agonista selettivo dei recettori istaminergici H3, in grado di promuovere la veglia attraverso il potenziamento della trasmissione istaminergica. Negli Stati Uniti è già approvato per il trattamento dell’EDS e della cataplessia nei pazienti adulti con narcolessia, mentre rimane sperimentale nell’ipersonnia idiopatica. I dati preliminari del programma INTUNE avevano già suggerito miglioramenti clinicamente rilevanti nei pazienti con IH, fornendo il razionale per una valutazione prolungata del trattamento.

Disegno dello studio e popolazione arruolata
L’analisi, guidata da David T. Plante, direttore del Wisconsin Institute for Sleep and Consciousness, ha incluso 119 adulti con IH (età media 40,1 anni; 79,8% donne) che avevano completato il programma INTUNE e proseguito nel relativo studio di estensione in aperto. I partecipanti hanno ricevuto pitolisant una volta al giorno, a dosaggi compresi tra 8,9 mg e 35,6 mg, per un periodo massimo di circa tre anni. La mediana di esposizione al trattamento è stata di 97 settimane, con una durata massima di 151 settimane. Il 65,8% dei pazienti ha raggiunto il dosaggio più elevato di 35,6 mg e 62 partecipanti (52,1%) hanno completato lo studio.

La valutazione ha incluso sia parametri di sicurezza sia misure di efficacia. La sicurezza è stata monitorata attraverso eventi avversi emergenti dal trattamento (TEAE), eventi avversi gravi e tollerabilità complessiva. L’efficacia è stata misurata mediante strumenti validati, tra cui Epworth Sleepiness Scale (ESS), Idiopathic Hypersomnia Severity Scale (IHSS), PROMIS Sleep Related Impairment (PROMIS SRI), Sleep Inertia Questionnaire (SIQ), Functional Outcomes of Sleep Questionnaire 10 (FOSQ 10), Patient Global Impression of Severity (PGI S) per l’EDS e Clinician Global Impression of Severity (CGI S) per l’IH.

Sicurezza: un profilo favorevole nel lungo periodo
Gli eventi avversi correlati al trattamento sono stati riportati in 30 pazienti (25,2%). I più frequenti sono stati insonnia (6,7%), cefalea (5,9%), capogiri (2,5%) e aumento di peso (2,5%). Sei eventi avversi gravi sono stati registrati durante il periodo di osservazione, ma nessuno è stato ritenuto correlato alla terapia. Nel complesso, il profilo di sicurezza conferma la buona tollerabilità del farmaco anche in un’esposizione prolungata.

Efficacia: miglioramenti sostenuti di sonnolenza, inerzia del sonno e funzionalità
I punteggi ESS sono migliorati rispetto al basale (11,4 punti), con riduzioni comprese tra 3,0 e 4,0 punti nei vari timepoint. Analogamente, i punteggi IHSS sono scesi dai 27,9 punti iniziali con miglioramenti medi di 5,7 6,4 punti. Anche le misure di impairment correlato al sonno e di inerzia del sonno hanno mostrato benefici persistenti nel tempo. Gli esiti funzionali, valutati tramite FOSQ 10, hanno evidenziato un miglioramento progressivo, mentre sia le valutazioni globali dei pazienti sia quelle dei clinici hanno documentato una riduzione stabile della gravità percepita della malattia fino all’ultima visita disponibile.

Limiti metodologici e interpretazione dei risultati
Poiché lo studio è stato condotto in aperto e senza un gruppo di controllo placebo, le conclusioni sull’efficacia a lungo termine richiedono cautela. Inoltre, l’inevitabile riduzione del numero di partecipanti nel corso del follow up limita la robustezza delle analisi nei timepoint più tardivi, come tipico degli studi di estensione prolungati.

Prospettive future nel trattamento dell’ipersonnia idiopatica
Nonostante tali limiti, questi risultati rappresentano una delle più estese serie di dati disponibili per pitolisant nell’IH e suggeriscono che i miglioramenti della sonnolenza diurna e dei sintomi cardine possano essere mantenuti nel lungo periodo. Ulteriori studi controllati e le future decisioni regolatorie contribuiranno a definire il ruolo del farmaco nel panorama terapeutico in evoluzione dell’ipersonnia idiopatica.

Fonte:
Plante DT, Corser B, Drake C, et al. Long-Term Safety and Effectiveness of Pitolisant in Adult Patients with Idiopathic Hypersomnia: Final Results From an Open-Label Phase 3 Trial. Presented at: SLEEP Annual Meeting; June 14-17; Baltimore, Maryland.

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