Malattia di Huntington, svolta per la terapia genica AMT-130: uniQure prepara la domanda di approvazione alla Fda
Potrebbe essere arrivata a una svolta una delle vicende più controverse degli ultimi anni nel campo delle terapie geniche. La biotech olandese uniQure ha annunciato che presenterà alla Food and Drug Administration (Fda) statunitense la domanda di autorizzazione per AMT-130, la sua terapia genica sperimentale per la malattia di Huntington, dopo aver raggiunto un accordo con l’agenzia regolatoria sui dati necessari per supportarne la valutazione.
La richiesta di approvazione dovrebbe essere depositata tra luglio e settembre 2026 e rappresenta un importante cambio di rotta rispetto alle posizioni assunte dalla Fda solo pochi mesi fa, quando l’agenzia aveva espresso forti riserve sul dossier clinico e aveva raccomandato la realizzazione di un ulteriore studio controllato.
Una malattia neurodegenerativa senza cure risolutive
La malattia di Huntington è una rara patologia neurodegenerativa ereditaria causata da una mutazione del gene HTT, che porta alla produzione di una forma tossica della proteina huntingtina. La malattia provoca un progressivo deterioramento delle funzioni motorie, cognitive e psichiatriche e, ad oggi, non dispone di trattamenti in grado di modificarne il decorso.
AMT-130 è una terapia genica sviluppata per ridurre la produzione della proteina mutata attraverso una singola somministrazione intracerebrale. Il trattamento utilizza un vettore virale adeno-associato (AAV5) per trasportare nelle cellule cerebrali un microRNA progettato per silenziare il gene responsabile della malattia.
I dati che hanno riacceso le speranze
L’interesse della comunità scientifica e dei pazienti per AMT-130 è cresciuto notevolmente nell’autunno del 2025, quando uniQure ha presentato risultati aggiornati dello studio clinico in corso.
La sperimentazione ha coinvolto 29 pazienti trattati con due diversi livelli di dose e confrontati con un gruppo di controllo esterno derivato da un ampio studio osservazionale sulla malattia di Huntington. I dati più promettenti sono emersi nel gruppo trattato con la dose più elevata: nei 12 pazienti valutabili, dopo tre anni di follow-up, la progressione della malattia risultava rallentata del 75% rispetto ai controlli esterni.
Risultati che avevano generato grande entusiasmo tra associazioni di pazienti, clinici e investitori, portando il valore di mercato di uniQure a triplicare nel giro di poche settimane.
Lo scontro con la Fda
L’ottimismo iniziale si è però rapidamente scontrato con le valutazioni della Fda. Poco dopo la presentazione dei dati, l’agenzia aveva comunicato alla società che le evidenze disponibili non erano sufficienti per supportare una richiesta di approvazione.
Tra le principali criticità evidenziate figurava l’utilizzo di un gruppo di controllo esterno anziché di un gruppo randomizzato e controllato. A inizio 2026, la Fda aveva inoltre raccomandato con forza la realizzazione di un nuovo studio clinico comprendente un gruppo di controllo sottoposto a una procedura chirurgica simulata (“sham surgery”), richiesta considerata da molti osservatori particolarmente onerosa e difficile da implementare.
Le tensioni tra azienda e regolatore erano progressivamente aumentate fino a trasformarsi in un caso pubblico che aveva attirato l’attenzione di investitori, media e rappresentanti politici statunitensi.
Un cambio di scenario ai vertici dell’agenzia
Secondo numerosi analisti, l’attuale apertura della Fda riflette anche i recenti cambiamenti avvenuti nella leadership dell’agenzia.
Negli ultimi mesi hanno infatti lasciato i loro incarichi figure chiave coinvolte nella valutazione delle terapie avanzate, tra cui Vinay Prasad, responsabile dell’ufficio che supervisionava vaccini e terapie geniche, e successivamente il commissario Marty Makary.
Prasad era stato uno dei più noti sostenitori di un approccio particolarmente rigoroso nella valutazione delle terapie geniche e aveva più volte espresso pubblicamente preoccupazioni sull’uso di percorsi accelerati di approvazione per prodotti basati su evidenze cliniche limitate.
Molti osservatori avevano collegato proprio a questo orientamento la posizione particolarmente prudente assunta dalla Fda nel caso di AMT-130.
Verso la presentazione della domanda
Nel recente incontro con uniQure, la Fda ha invece riconosciuto che i dati a tre anni dello studio attualmente disponibile possono costituire una base sufficiente per la presentazione della domanda di autorizzazione.
L’agenzia continua tuttavia a richiedere uno studio confermatorio post-approvazione e intende definire con l’azienda tutti gli aspetti metodologici del protocollo prima del deposito della richiesta.
Per uniQure si tratta di un passaggio fondamentale che potrebbe consentire alla terapia di raggiungere il mercato nei prossimi anni e, soprattutto, offrire una prima opzione potenzialmente modificante la malattia ai pazienti affetti da Huntington.
Un segnale per l’intero settore delle terapie geniche
La vicenda potrebbe avere implicazioni che vanno ben oltre il destino di AMT-130. Secondo diversi analisti finanziari, il nuovo atteggiamento della FDA potrebbe rappresentare un segnale positivo per numerose aziende impegnate nello sviluppo di terapie geniche e cellulari per malattie rare.
Negli ultimi anni il settore ha infatti dovuto affrontare crescenti difficoltà regolatorie, costi elevati di sviluppo e richieste sempre più stringenti in termini di evidenze cliniche. L’apertura mostrata nel caso uniQure suggerisce che l’attuale leadership dell’agenzia potrebbe essere disposta a valutare con maggiore flessibilità situazioni caratterizzate da elevato bisogno medico insoddisfatto e assenza di alternative terapeutiche efficaci.
Se approvata, AMT-130 potrebbe diventare una delle prime terapie geniche in grado di modificare il decorso di una malattia neurodegenerativa ereditaria, aprendo una nuova fase nella lotta contro la malattia di Huntington e rafforzando ulteriormente il ruolo delle tecnologie di silenziamento genico nella medicina del futuro.

