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Abbvie acquisisce Apogee per 10,9 miliardi di dollari

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AbbVie ha acquisito Apogee Therapeutics con un’operazione del valore di circa 10,9 miliardi di dollari. Al centro dell’accordo c’è soprattutto zumilokibart

AbbVie ha acquisito Apogee Therapeutics con un’operazione del valore di circa 10,9 miliardi di dollari. Al centro dell’accordo di AbbVie c’è soprattutto zumilokibart, un anticorpo monoclonale anti-IL-13 sviluppato per il trattamento della dermatite atopica e di altre patologie infiammatorie croniche. Il farmaco è considerato da molti analisti uno dei candidati più promettenti per competere con Dupixent (dupilumab), blockbuster sviluppato da Sanofi e Regeneron.

Negli ultimi anni AbbVie ha costruito il proprio futuro nell’immunologia attorno a Skyrizi e Rinvoq, ma l’interesse verso Apogee dimostra come l’azienda continui a cercare innovazione esterna per rafforzare ulteriormente la propria leadership terapeutica.

«Da oltre vent’anni AbbVie guida e contribuisce a plasmare il campo dell’immunologia, mettendo a disposizione la ricerca scientifica, la scala operativa e le competenze necessarie per affrontare alcune delle malattie più complesse», ha dichiarato Robert A. Michael, presidente e amministratore delegato di AbbVie. «L’acquisizione di Apogee rafforza ulteriormente la nostra posizione di leadership, consolidando la nostra capacità di offrire farmaci innovativi ai pazienti che necessitano di opzioni terapeutiche migliori e, al contempo, di creare un significativo valore a lungo termine per gli azionisti.
La pipeline di Apogee aggiunge asset clinici altamente differenziati, ampliando ulteriormente il nostro solido portafoglio in immunologia in aree caratterizzate da importanti bisogni terapeutici insoddisfatti, tra cui la dermatite atopica e l’asma. Grazie alla nostra profonda esperienza scientifica e alle comprovate capacità di sviluppo, siamo in una posizione unica per accelerare rapidamente questi programmi e continuare a trasformare gli standard di cura nelle malattie infiammatorie».

La storia di Apogee: una biotech costruita per creare il “nuovo Dupixent”
Apogee Therapeutics è una delle più giovani e ambiziose biotech statunitensi. La società è stata fondata nel 2022 dai fondi specializzati nelle scienze della vita Fairmount e Venrock Healthcare Capital Partners con l’obiettivo di sviluppare una nuova generazione di anticorpi monoclonali per le malattie immunologiche e infiammatorie. Fin dalla nascita, l’azienda ha puntato su una strategia precisa: non scoprire nuovi target biologici, ma migliorare terapie già validate attraverso sofisticate tecnologie di ingegneria proteica, con l’obiettivo di ottenere farmaci più efficaci e soprattutto più comodi da somministrare.

La società nasce infatti dall’ecosistema di Paragon Therapeutics, piattaforma creata da Fairmount per generare biotech focalizzate su programmi “best-in-class”. Il management ha reclutato figure con lunga esperienza nello sviluppo di farmaci biologici e ha costruito una pipeline centrata su target già ampiamente validati dal punto di vista clinico.
Il debutto è stato particolarmente rapido. Nel dicembre 2022 Apogee si è presentata al mercato con un finanziamento da 169 milioni di dollari, una cifra considerevole per una società appena nata. Meno di un anno dopo, nel 2023, è approdata al Nasdaq raccogliendo ulteriori capitali per sostenere lo sviluppo clinico dei propri programmi.

Il gioiello della pipeline è zumilokibart (APG777), un anticorpo anti-IL-13 progettato per competere direttamente con Dupixent nel trattamento della dermatite atopica. La differenza strategica è rappresentata dalla lunga emivita: l’obiettivo dichiarato di Apogee è offrire un farmaco in grado di mantenere elevati livelli di efficacia con somministrazioni trimestrali o addirittura semestrali, contro le iniezioni ogni due settimane richieste da Dupixent.

Nel 2026 la società ha compiuto un ulteriore salto di qualità. Dopo i risultati positivi dello studio di fase II APEX nella dermatite atopica, Apogee ha ottenuto da Blackstone Life Sciences un accordo di finanziamento fino a 1,3 miliardi di dollari destinato a sostenere lo sviluppo registrativo e la futura commercializzazione di zumilokibart. L’operazione ha fornito all’azienda risorse sufficienti per affrontare i costosi studi di fase III, mantenendo al tempo stesso la flessibilità per eventuali operazioni strategiche.

Proprio questa combinazione di dati clinici promettenti, solidità finanziaria e potenziale commerciale ha trasformato Apogee in uno degli obiettivi più appetibili del biotech americano. Non sorprende quindi che, a soli quattro anni dalla sua fondazione, la società sia finita nel mirino di AbbVie con una trattativa che potrebbe valutarla quasi 11 miliardi di dollari.
Quello che colpisce maggiormente è la velocità della crescita: dalla fondazione nel 2022 alla possibile acquisizione miliardaria nel 2026, Apogee potrebbe diventare uno degli esempi più rapidi di creazione di valore nella recente storia delle biotecnologie.

Che cos’è zumilokibart
Zumilokibart è un anticorpo monoclonale che blocca l’interleuchina-13 (IL-13), una delle principali citochine coinvolte nell’infiammazione di tipo 2, caratteristica di malattie come dermatite atopica, asma ed esofagite eosinofila.
A differenza di Dupixent, che inibisce contemporaneamente i segnali mediati da IL-4 e IL-13, zumilokibart agisce selettivamente sull’IL-13. Questo approccio potrebbe consentire di mantenere un’elevata efficacia clinica con un profilo di somministrazione particolarmente favorevole.

La vera innovazione non è tanto il target biologico, già validato da altri farmaci, quanto la farmacocinetica.
Apogee ha modificato l’anticorpo affinché rimanga in circolo molto più a lungo rispetto agli anti-IL-13 attualmente disponibili. L’obiettivo è ottenere una soppressione dell’IL-13 superiore al 99% per periodi molto prolungati, consentendo somministrazioni ogni 3 o addirittura 6 mesi

L’aspetto che ha maggiormente attirato l’attenzione degli investitori è infatti la lunga durata d’azione del farmaco.
Mentre Dupixent viene generalmente somministrato ogni due settimane, zumilokibart è stato sviluppato con l’obiettivo di consentire iniezioni ogni tre o addirittura sei mesi. Se confermato negli studi registrativi, questo potrebbe rappresentare un importante vantaggio competitivo in termini di comodità per il paziente e aderenza terapeutica.

I dati clinici che hanno acceso l’interesse
Negli ultimi mesi Apogee ha presentato risultati incoraggianti dagli studi di fase II nella dermatite atopica moderata-severa.
In uno studio che ha coinvolto 346 pazienti adulti, circa il 66% dei soggetti trattati con la dose intermedia del farmaco ha raggiunto un miglioramento di almeno il 75% dell’indice EASI (Eczema Area and Severity Index) dopo 16 settimane, rispetto al 23% osservato nel gruppo placebo. Il farmaco ha raggiunto tutti gli endpoint principali e secondari dello studio.

Ulteriori analisi hanno inoltre mostrato che molti pazienti mantengono la risposta clinica anche con intervalli di somministrazione di tre o sei mesi. Alcuni analisti hanno definito questi risultati come potenzialmente “best-in-class”, evidenziando una combinazione favorevole tra efficacia, sicurezza e praticità d’uso.

Non c’è solo zumilokibart
Oltre a zumilokibart, Apogee ha sviluppato una pipeline più ampia di anticorpi innovativi diretti contro diversi bersagli biologici già validati nelle malattie infiammatorie. Tra questi figura APG273, una combinazione che associa zumilokibart ad APG333, un anticorpo in grado di bloccare la TSLP (thymic stromal lymphopoietin), una proteina di segnalazione che agisce come uno dei principali fattori scatenanti dell’infiammazione di tipo 2 a livello delle vie respiratorie.
I dati di fase 1 hanno mostrato che APG333 possiede una lunga emivita e che è in grado di sopprimere i principali biomarcatori dell’infiammazione di tipo 2 fino a sei mesi dopo una singola somministrazione. Questi risultati, insieme ai dati preliminari positivi dello studio di fase 1b con zumilokibart nell’asma, supportano il potenziale della combinazione APG273 come nuova opzione terapeutica a lunga durata d’azione, con la prospettiva di somministrazioni trimestrali o addirittura semestrali nei pazienti asmatici.
Un approccio che potrebbe contribuire a ridurre il carico terapeutico e migliorare l’aderenza al trattamento nei pazienti con asma grave o non adeguatamente controllata.

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