In Lombardia uno stanziamento dedicato per rendere accessibili le terapie farmacologiche di ultima generazione ai pazienti con obesità in condizione di maggiore fragilità clinica e socioeconomica
La Lombardia compie un passo destinato a segnare un punto di svolta nella presa in carico dell’obesità in Italia: la Regione ha ufficialmente previsto, all’interno dell’assestamento di bilancio 2026, uno stanziamento dedicato per rendere accessibili le terapie farmacologiche di ultima generazione ai pazienti con obesità in condizione di maggiore fragilità clinica e socioeconomica.
Non si tratta soltanto di una misura finanziaria. È una scelta di politica sanitaria di grande rilievo, perché afferma un principio chiaro: l’obesità è una malattia cronica, complessa e recidivante, e le persone che ne soffrono devono poter accedere a percorsi di cura appropriati, indipendentemente dalla propria capacità economica.
Lo stanziamento, pari a 2 milioni di euro per il 2026, finanzierà una sperimentazione dedicata al contrasto dell’obesità attraverso trattamenti farmacologici innovativi, rivolta in particolare a pazienti fragili con elevata vulnerabilità clinica e sociale. È questo il cuore della novità: per la prima volta, una Regione italiana mette risorse specifiche per garantire l’accesso gratuito alle terapie anti-obesità a una popolazione selezionata di pazienti, riconoscendo che la mancata cura dell’obesità produce conseguenze rilevanti non solo sulla salute individuale, ma anche sulla sostenibilità del Servizio sanitario.
La decisione lombarda arriva in un momento particolarmente significativo. A livello nazionale, la legge sull’obesità approvata lo scorso anno ha riconosciuto formalmente la patologia come priorità di salute pubblica. Tuttavia, la piena attuazione di quel principio resta ancora incompleta: l’obesità non è stata ancora inserita nei LEA e, nella gran parte dei casi, i trattamenti farmacologici restano a carico dei cittadini. Proprio nei giorni scorsi, la Società Italiana dell’Obesità e l’associazione pazienti Amici Obesi – Amici Oltre il Peso avevano richiamato l’attenzione sul rischio che il riconoscimento normativo restasse privo di conseguenze concrete per i pazienti.
In questo quadro, la Lombardia sceglie di anticipare il livello nazionale e di costruire un modello operativo. La rimborsabilità regionale delle terapie per l’obesità rappresenterà infatti una risposta concreta a un bisogno clinico e sociale rimasto finora largamente inevuso.
La misura economica si inserisce inoltre in un disegno più ampio. Nella giornata di giovedì, la Commissione Sanità del Consiglio regionale ha approvato il progetto di legge per il riconoscimento della rilevanza sociale dell’obesità. Il testo non si limita a enunciare principi, ma costruisce un vero ecosistema regionale per la diagnosi precoce, la prevenzione, la presa in carico e il trattamento dei pazienti.
Cosa prevede la legge in Lombardia
La legge prevede l’istituzione di un Tavolo regionale permanente sull’obesità, la definizione di un percorso preventivo, diagnostico, terapeutico e assistenziale, la creazione di una Rete regionale dell’obesità, programmi di sensibilizzazione e prevenzione, strumenti di monitoraggio e una clausola valutativa per misurare nel tempo risultati, criticità e impatto delle misure adottate. Al centro vi è un approccio multidisciplinare, capace di coinvolgere centri specialistici, medicina generale, pediatri, strutture territoriali, ATS, ASST e Case di Comunità.
È proprio l’integrazione tra legge regionale e stanziamento di bilancio a rendere l’iniziativa particolarmente rilevante. Da una parte viene costruita l’architettura organizzativa: rete, percorsi, centri Hub, criteri di presa in carico, monitoraggio. Dall’altra vengono stanziate risorse per rendere effettivo l’accesso alle terapie. È il passaggio decisivo: trasformare il riconoscimento dell’obesità come malattia in un diritto concreto alla cura.
La Lombardia si colloca così dentro una tendenza internazionale ormai evidente. In Francia e nel Regno Unito sono stati recentemente avviati percorsi di rimborsabilità delle terapie anti-obesità per pazienti selezionati, all’interno di criteri clinici rigorosi e di modelli di presa in carico specialistica. In diversi altri Paesi, il tema dell’accesso pubblico ai nuovi trattamenti è già entrato da tempo nelle politiche sanitarie. L’Italia, che ha avuto il merito di approvare una legge nazionale sull’obesità, deve ora affrontare la sfida dell’attuazione. La Lombardia, con questa scelta, mostra una possibile strada.
Il valore dell’iniziativa è anche culturale. Rimborsare le terapie per l’obesità significa riconoscere che questa patologia non può essere affrontata con stigma, semplificazioni o colpevolizzazione individuale. Significa ammettere che l’obesità severa è spesso associata a complicanze metaboliche, cardiovascolari, respiratorie, psicologiche e sociali, e che intervenire precocemente può migliorare la qualità di vita dei pazienti e ridurre nel tempo il peso delle complicanze sul sistema sanitario.
L’approvazione finale dell’assestamento di bilancio e della legge regionale, attesa nel mese di luglio, dovrà essere seguita rapidamente dalla definizione dei criteri di accesso, dei centri prescrittori, dei percorsi clinici e delle modalità operative di erogazione. L’auspicio è che il programma possa partire già in autunno, consentendo ai primi pazienti eleggibili di accedere gratuitamente ai trattamenti.
La Lombardia manda così un messaggio forte al Paese: l’obesità è una priorità di salute pubblica e i pazienti più fragili non possono essere lasciati soli. Con la rimborsabilità delle terapie farmacologiche e con una legge regionale dedicata alla presa in carico integrata, la Regione costruisce un modello avanzato, concreto e potenzialmente replicabile.
Se confermata e ben implementata, questa iniziativa potrà rappresentare un prima e un dopo nella cura dell’obesità in Italia. Non solo perché apre all’accesso pubblico alle terapie innovative, ma perché restituisce centralità alle persone con obesità, riconoscendo loro il diritto a diagnosi, cura, accompagnamento e dignità.

