Distrofia facio-scapolo-omerale: arrivano risultati incoraggianti per delpacibart braxlosiran (del-brax), la terapia a RNA di Novartis
Arrivano risultati incoraggianti per delpacibart braxlosiran (del-brax), la terapia a RNA che Novartis ha acquisito attraverso l’acquisizione da 12 miliardi di dollari di Avidity Biosciences. Il farmaco sperimentale ha raggiunto l’endpoint primario in uno studio di fase 1/2 condotto in pazienti affetti da distrofia muscolare facio-scapolo-omerale (FSHD), una rara malattia genetica neuromuscolare progressiva per la quale non esistono ancora trattamenti approvati in grado di modificarne il decorso.
I dati rafforzano la strategia di Novartis nel campo delle malattie neuromuscolari e contribuiscono a validare la piattaforma tecnologica di Avidity, basata sugli AOC (Antibody Oligonucleotide Conjugates), una nuova generazione di farmaci a RNA progettati per raggiungere in modo selettivo il tessuto muscolare.
Una malattia rara che colpisce progressivamente la funzione muscolare
La FSHD è una delle forme più comuni di distrofia muscolare ereditaria negli adulti. È caratterizzata da una progressiva debolezza dei muscoli del volto, delle spalle e delle braccia, che con il tempo può estendersi ad altri distretti corporei compromettendo mobilità, autonomia e qualità di vita.
Alla base della malattia vi è l’espressione anomala del gene DUX4, normalmente silente nel muscolo adulto. L’attivazione aberrante di questo gene innesca una cascata di eventi tossici che portano al danno e alla degenerazione delle fibre muscolari.
Come funziona del-brax
Delpacibart braxlosiran appartiene alla classe degli AOC, coniugati che combinano un anticorpo con un oligonucleotide antisenso. Questa tecnologia consente di trasportare in modo efficiente il farmaco all’interno delle cellule muscolari, uno degli ostacoli storicamente più difficili da superare per le terapie a RNA.
Una volta raggiunto il muscolo, l’oligonucleotide antisenso riduce l’espressione di DUX4, agendo direttamente sul meccanismo molecolare alla base della malattia.
L’obiettivo non è soltanto rallentare il danno muscolare, ma potenzialmente preservare la funzione muscolare nel lungo termine.
Riduzione dei biomarcatori associati alla malattia
Lo studio di fase 1/2 ha coinvolto 90 pazienti suddivisi in diversi gruppi di trattamento. L’endpoint principale era rappresentato dalla riduzione di biomarcatori correlati all’attività di DUX4 e al danno muscolare.
Secondo Novartis, i pazienti trattati con del-brax hanno mostrato una riduzione significativa dei livelli di KHDC1L, biomarcatore regolato direttamente da DUX4, e della creatinchinasi (CK), un indicatore ampiamente utilizzato per valutare il danno muscolare.
L’azienda ritiene che questi risultati dimostrino un forte coinvolgimento del bersaglio terapeutico e una riduzione dell’attività patologica associata alla malattia.
Segnali clinici già osservati negli studi precedenti
I nuovi risultati si aggiungono alle evidenze cliniche già presentate da Avidity negli anni scorsi, che avevano mostrato miglioramenti della forza muscolare e della mobilità nei pazienti trattati.
Sebbene lo studio non fosse disegnato per dimostrare in modo definitivo un beneficio clinico, la concordanza tra riduzione dei biomarcatori e miglioramento funzionale rappresenta un elemento particolarmente rilevante per il futuro sviluppo del programma.
«Stiamo valutando nel loro complesso i dati biologici e clinici ottenuti e attendiamo con interesse il confronto con le autorità regolatorie internazionali per accelerare lo sviluppo di del-brax per i pazienti che ne hanno bisogno», ha dichiarato Nazem Atassi, responsabile globale dello sviluppo nelle neuroscienze e terapie geniche di Novartis.
Già avviato lo studio registrativo di fase 3
Novartis ha già avviato l’arruolamento dello studio registrativo di fase 3, che valuterà l’effetto del trattamento sulla forza muscolare e sulla progressione della malattia attraverso test funzionali standardizzati, tra cui la prova di cammino e corsa su 10 metri.
Secondo gli analisti di Jefferies, i risultati potrebbero aprire la strada a un possibile percorso accelerato verso l’approvazione regolatoria.
La scommessa di Novartis nelle malattie rare
L’interesse di Novartis per la tecnologia di Avidity si è concretizzato nel 2025 con un’acquisizione da circa 12 miliardi di dollari, una delle più importanti operazioni nel settore delle malattie rare e delle terapie genetiche degli ultimi anni.
La piattaforma AOC sviluppata dalla biotech statunitense punta a risolvere uno dei principali limiti delle terapie a RNA: la difficoltà di raggiungere efficacemente il tessuto muscolare.
Oltre a del-brax, Novartis sta sviluppando altri due candidati provenienti dalla pipeline di Avidity. Del-desiran è in fase di studio nella distrofia miotonica di tipo 1 e dovrebbe generare nuovi dati entro la fine dell’anno, mentre del-zota è in sviluppo clinico per la distrofia muscolare di Duchenne.
Se i risultati ottenuti nella FSHD verranno confermati negli studi registrativi, la strategia di Novartis potrebbe contribuire ad aprire una nuova fase per le terapie a RNA nelle malattie neuromuscolari, un settore che finora ha offerto poche opzioni terapeutiche realmente in grado di modificare la storia naturale delle malattie.

