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Alemanno esce dal carcere di Rebibbia, ora l’incontro con Vannacci

gianni alemanno

L’ex sindaco di Roma lascia il carcere dopo un anno e mezzo

Gianni Alemanno è uscito dal carcere di Rebibbia martedì mattina, dopo sei mesi di detenzione, ed è tornato subito a fare politica, a partire dalle mura che ha appena lasciato.

“Oggi vedrò Vannacci”, dice ai cronisti radunati fuori dal penitenziario. “In Italia c’è disagio sociale, identitario. Noi dobbiamo unire la destra sociale al sovranismo identitario, dobbiamo costruire un sovranismo sociale. Il movimento Indipendenza ha aderito a Futuro Nazionale perché è il fatto nuovo che interpreta con chiarezza le posizioni sovraniste, questa è la speranza dell’Italia oggi”, aggiunge.

“Ho visto e conosciuto una realtà terribile. Il carcere è una vergogna nella nostra Repubblica”, “Il carcere in Italia è un’offesa per come tratta la gente, ma soprattutto perché non dà a chi se lo merita una possibilità di cambiamento: parlerò con Nordio, sul sovraffollamento il governo non ha fatto nulla”.

L’ex sindaco di Roma era entrato a Rebibbia la notte del 31 dicembre 2024, dopo che i magistrati di sorveglianza avevano revocato l’affidamento in prova ai servizi sociali per violazione degli obblighi imposti. La condanna – un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni per traffico d’influenze illecite e abuso d’ufficio nell’ambito dell’inchiesta Mondo di Mezzo – era stata preceduta da accuse ben più gravi, poi derubricate: concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione.

Nei mesi di cella aveva tenuto un diario pubblico su Facebook, con lettere-denuncia sulle condizioni delle strutture detentive. Nell’ultima, scritta pochi giorni prima della scarcerazione, aveva descritto Rebibbia come un penitenziario “più degradato e abbandonato a se stesso di quanto me lo ricordavo”, con celle da quattro posti occupate da sei persone e “una burocrazia penitenziaria lenta e prepotente”.

Fuori, ha annunciato che continuerà la battaglia: “Un pezzo del mio cuore rimane qui a Rebibbia, tra le mura di carceri senza giustizia, nelle celle dove si muore di caldo”.

 

FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)

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