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MORGANTINA EYEXEI presenta per il 2026 una grandissima novità

MORGANTINA EYEXEI

Dopo il successo del primo anno, MORGANTINA EYEXEI presenta per il 2026 una grandissima novità che catapulta Morgantina tra i siti siciliani

Dopo il successo del primo anno, MORGANTINA EYEXEI presenta per il 2026 una grandissima novità che catapulta Morgantina tra i siti siciliani di importanza artistica poiché, grazie allo sforzo delle tre realtà organizzative, si potrà assistere ad una PRIMA NAZIONALE della Tragedia Greca Le Troiane di Euripide diretta da Daniele Salvo.

Morgantina non solo, finalmente, ha istituito un Cartellone Classico costante, ma presenta una prima nazionale con artisti di livello nazionale. Seppur giovane, la Rassegna EYEXEI ha generato un clima di attesa, coronato da un grande entusiasmo, indicando che Morgantina può rappresentare il valore aggiunto ad una già pregevole programmazione artistica presente a Morgantina e alla Villa Romana del Casale. Va sottolineato come la proposta del produttore e Direttore Artistico della Rassegna, Michele Di Dio abbia trovato, fin da subito, parere favorevole del Direttore del Parco Archeologico di Morgantina e della Villa Romana del Casale, Dott. Carmelo Nicotra, del Sindaco di Aidone, Anna Maria Raccuglia e del Vicesindaco e Assessore alla Cultura di Aidone, Alessandra Mirabella. Da diversi anni si discuteva dell’importanza di istituire un Cartellone Classico stabile e di altissima qualità a Morgantina  e grazie a questa collaborazione sopra indicata si è potuto realizzare.

Questo festival continua la programmazione artistica dell’Amenanos Festival che va in scena nel mese di maggio e primi di giugno  proponendo rappresentazioni classiche di altissimo livello  anche in estate con le rappresentazioni classiche presso il sito di Morgantina, nel mese di luglio, con il cartellone Morgantina Eyexei.

Il Cartellone:

1)     LE TROIANE  di Euripide, per la regia di Daniele Salvo, produzione Michele Di Dio Management , 10, 12 luglio, ore 20:00. (PRIMA NAZIONALE)

2)     PROMETEO INCATENATO di Eschilo, regia Daniele Salvo, produzione Michele Di Dio Management- Ass. Cult.DIDE- Amenanos,   11 luglio ore 20:00

3)     ODISSEA, VERSO ITACA di e con Alfonso Veneroso, produzione Figli d’Arte Cuticchio. 13 luglio ore 20:00  presso la Villa Romana del Casale di Piazza Armerina andrà in scena.

Francesco Fusco

Ufficio Stampa

+393384980862

www.francescofuscopress.com

francesco.fusco81@gmail.com

 

Info prevendita:

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link Prometeo https://micheledidio.organizzatori.18tickets.it/event/132011

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Link abbonamento tragedie Morgantina https://micheledidio.organizzatori.18tickets.it/subscriptions?subs_id=13841

punto vendita: Ufficio Turistico Comunale, Via Abate Scovazzo, 3

tel: 0935 600555

Michele Di Dio: 338 7834056

Costo biglietti:

MORGANTINA

Le Troiane di Euripide

Settore unico con cuscino = 18 €

Prometeo Incatenato di Eschilo

Settore unico con cuscino= 15  €

VILLA ROMANA DEL CASALE

Odissea, verso Itaca

Sedia = 10 €

ABBONAMENTO

2 Tragedie Greche (Le Troiane e Prometeo Incatenato) = € 30

3 Spettacoli (Le Troiane – Prometeo Incatenato- Odissea Verso Itaca) = € 35 (per i primi 200)

SPETTACOLI

Le Troiane, di Euripide

“Infelice, sollevati da terra, leva e drizza la testa, Troia non esiste più, tu non sei più regina. Rassegnati: la fortuna ha mutato il corso, naviga secondo la corrente e il destino.”

In un paesaggio lunare, le prigioniere si aggirano tra le macerie di una città che non c’è più. Frammenti di quotidianità, tracce di vita normale, sepolte da tonnellate di calcinacci e rifiuti. Sangue sui muri, animali morti nelle vie, carcasse irriconoscibili e corpi umani bruciati, pozze di fango erottami, polvere nei polmoni. In città vige il coprifuoco e non c’è alcuna via di fuga. Tutto è perduto. Tutto diviene cenere, fumo vacuo. La speranza di un futuro migliore affoga nell’abisso irrimediabile della guerra.

In te Ettore avevo trovato il marito ideale, spiccavi per intelligenza, stirpe, ricchezza, valore: mi hai presa, vergine, dalla casa di mio padre e mi hai conosciuta per primo nel talamo nuziale.”

La sconfitta, la deportazione, la morale tradita, l’innocenza perduta; l’umanità deraglia inesorabilmente e sotto un cielo di piombo fuso si svolgono le vicende dell’innocente Astianatte, di Andromaca, di Elena, delle donne troiane.

Le donne Troiane sono creature ormai esauste, sospese in un limbo, senza più riferimenti familiari, bloccate per sempre sulle spiagge di Troia, costrette ad accettare ciò che non si può accettare e spinte con violenza ad entrare nel letto dei loro carnefici. Sono donne sfinite, insonni, digiune, trasformate in creature di terra, polvere e fango. Erano donne fiere, con una storia gloriosa, mogli di eroi. Oggi sono esseri fragili, affogati nella nostalgia, esposti al freddo, alla notte, al ludibrio dei nemici. Esistere, per loro, significa sopravvivere. Ma qui siamo a Troia, in terra maledetta: il tempo è infinito, l’orizzonte ristretto e tutto precipita nel vuoto.

Penso a una scenografia composta da macerie. Una città bombardata, tra le cui rovine si accampano le donne troiane, impegnate in un’ultima disperata resistenza.

Lo spettatore deve pensare ad un’attualità perturbante e sconvolgente. Qualcosa di incredibile, un nuovo olocausto, che sta accadendo oggi, sotto gli occhi della “civile Europa”, con la complicità di alcuni discutibili governanti mondiali. Sulla pelle di donne e bambini, vengono accordate spartizioni, vengono stipulati accordi economici, si vendono organi, cadaveri, posizioni sociali, anime e destini. Viviamo tristi giorni. Il sentimento diviene merce di scambio, prodotto, la lealtà viene cancellata, la viltà, la sottomissione alle regole del gioco e il compromesso vengono innalzati a modus vivendi, nei nostri occhi manca la forza della poesia, della cultura, della sincerità. Le nostre giornate sono affollate di tribune politiche, compravendite elettorali, pornografie del sentimento, identità svendute, volgarità di ogni tipo. L’aggressività e la rabbia divorano l’uomo dei nostri giorni. Mancano la nobiltà, la dignità, il coraggio. Anche l’arte è stata comprata. Più che mai il teatro, ridotto ad un mondo di cortigiani compiacenti (con pochissime eccezioni) interessati più al potere che alla poesia e alla storia dell’uomo. Il luogo del vero confronto, dell’energia e dell’arricchimento interiore, è stato tramutato in uno dei tanti luoghi dell’invidia, del cinismo, della vendetta, della meschinità, del livore, dell’attacco personale. E’ più che mai necessario andare lontani, alla ricerca di un confine, una spiaggia ancora intatta, non calpestata da piede umano, dalla viltà e dalla volgarità, per cercare una luce ancora possibile, per ritrovare la serenità di uno sguardo puro, leale, franco. Per poter sperare ancora in un’altra possibilità, un’altra realtà, retta da regole nuove, da altri valori, ormai impossibili da attuare nel nostro piccolo mondo corrotto, confuso e ferito a morte.

Nel mio allestimento tenterò di potenziare tutti i mezzi espressivi per toccare le corde della più profonda emotività di questi personaggi davvero complessi: recitazione, luci, costumi, musiche, scenografia, tutto concorrerà al raggiungimento di un unico obiettivo: il centro del petto di tutte le persona e del dramma. La loro emotività più sconvolgente.

Come in tutta la tragedia greca, ci troviamo in assenza di psicologia: tutti i personaggi della tragedia sono emotività pura, fragilità, tensione, potenza e peso scenico.

Non c’è in loro nulla di borghese. Non ci sono mezzi termini; sono nudi di fronte agli spettatori. Ognuno di loro possiede una porzione di verità, ma l’unico vero detentore del quadro complessivo, alla fine, sarà lo spettatore.

Daniele Salvo

CAST: Ecuba: Melania Giglio; Cassandra: Valentina Corrao; Atena: Francesca Maria, Andromaca: Marcella Favilla, Elena: Rosaria Salvatico, Poseidone/Soldato Giancarlo Latina, Taltibio: Michele Lisi, Menelao/Soldato: Simone Ciampi, Corifea: Francesca Maria, Corifea: Marcella Favilla, Coro: Giulia Sanna, Valentina Corrao. Carlotta Mangione, Francesca Maria, Beatrice Ronga, Rosaria Salvatico, Elisa Zucchetti, Costumi Daniele Gelsi. Regia: Daniele Salvo. Assistente alla regia: Matteo Fiori. Assistente tecnico: Elvio Almaniera. Fonico: Angelo Rizza. Produzione: Michele di Dio Management Srl.

 

PROMETEO INCATENATO di Eschilo

Prometeo ladro del fuoco, nemico degli dei, Prometeo amico degli uomini, portatore di luce, Prometeo vittima e colpevole, creatura del passato e del futuro. Prometeo il tracotante.

In una terra desolata, in un tempo mitico, in cui la realtà è dominata dai Titani, in cui gli dei determinano i destini del tempo e dello spazio, Prometeo osa opporsi a Zeus, il nuovo dio assoluto. Lo scontro fra Prometeo e Zeus è spaventoso, inimmaginabile.

E’ una vera crisi sacrificale. Proprio come Cristo, Prometeo soffre a causa degli uomini, proprio come lui subisce una punizione esemplare ed ingiusta.  Zeus è per il radicale annientamento del genere umano, della razza degli effimeri, parassiti insignificanti, mentre Prometeo, attraverso il dono del fuoco, vuole donare loro una possibilità. Il fuoco è la scintilla divina che rende tutto possibile, che illumina la via.  Il mito di Prometeo parla di noi, della condizione umana, della sua labilità, della sua duplicità, della sua ambivalenza e ci ricorda che il senso ultimo della nostra condizione è proprio il fatto di essere effimeri. L’illusione dell’identità, l’illusione dell’Io, il desiderio di unicità, la volontà di determinare il destino, di controllare gli elementi, crollano di fronte al mondo degli dei.  L’uomo di oggi si interroga su questioni fondamentali: esisterà un futuro per la vita umana oppure davanti a noi vi è solo una prospettiva catastrofica? Che ruolo giocheranno la scienza e la tecnologia in questa catastrofe, oggi viste esclusivamente come luce del futuro? Quale tributo si pagherà al progresso? La perdita della memoria e dell’identità? La degradazione dei valori e la trasformazione inesorabile in  consumatori/consumati?

Come si ripropone oggi, in tempi così difficili di intolleranza, razzismo e fondamentalismo, il tema del rapporto fra l’umano e divino?

Prometeo è l’eroe del confine, della mediazione fra questi due mondi, così diversi.

Terribile cosa è l’uomo. Ancor più terribile il mondo degli dei.

Un grande maestro diceva che i testi antichi sono come segnali provenienti da stelle luminose ormai scomparse. Attualizzare questi testi e cercare a tutti i costi un rapporto diretto è come chiudere gli occhi sulla nostra contemporaneità. In questo momento di perdita di valori e di ideali, di degradazione e superficialità assoluta, di mancanza di dei e Titani, di incolmabile tracotanza umana, è assolutamente necessario confrontarsi con la parola antica, tentare di decifrare il riverbero luminoso proveniente da quelle stelle ormai scomparse, fermarsi sul ciglio della voragine, attendere, guardare la luce e riflettere sui nostri destini futuri. Per un istante.

Solo per un istante.

Daniele Salvo

CAST: Prometeo: Giancarlo Latina, Io: Melania Giglio, Oceano: Michele Lisi , Efesto, Hermes: Simone Ciampi, Le Oceanine: Marcella Favilla, Francesca Mària, Valentina Corrao, Beatrice Ronga, Cinzia Cordella, Elisa Zucchetti, Carlotta Mangione, Ananke, il Destino: Salvo Lupo. Costumi: Daniele Gelsi. Scene:  Fabiana Di Marco. Responsabile tecnico:  Elvio Amaniera. Fonico: Angelo Zizza. Assistente alla Regia:Matteo Fiori. Regia: Daniele Salvo. Produzione Michele Di Dio Management Srl- Ass. Cult.DIDE- Amenanos Festival

 

 

 

ODISSEA, Verso Itaca

Di e con Alfonso Veneroso

Durata: 70 minuti Genere:

Teatro di narrazione

Testo: Odissea di Omero libri XII e XXIII.

Il secondo poema di Omero, l’Odissea, è sempre ricordata soprattutto per le avventure vissute dal protagonista nei viaggi per mare, ma la parte più estesa del poema, ben 12 libri su 24, è dedicata a tutti gli incontri, riconoscimenti, pericoli, scontri e vittorie che Ulisse vivrà dopo l’approdo ad Itaca. A questa parte dell’Odissea è dedicato lo spettacolo.  “Odissea” o “Verso Itaca” è il racconto di come è possibile riconquistare dal basso, dalla propria condizione di ultimo della società, la posizione di vertice nel proprio mondo, contando sulle proprie capacità, la propria esperienza, la propria intelligenza, per ridefinirsi come uomo; “Uomo” infatti è la prima parola con cui si apre l’Odissea, questo capolavoro della poesia di tutti i tempi, e non è un caso che ogni essere umano riesce a proiettare e identificare se stesso nelle infinite difficoltà che il protagonista deve affrontare nel cammino di ritorno dalla guerra di Troia, pericoli che si annidano anche all’interno della propria casa.  Se dovessimo raffigurare questo eroe assoluto, dovremmo dire che Ulisse è un uomo eternamente in bilico tra menzogna e verità, in una posizione “obliqua”, molto cara ai greci, in cui la verità è spesso inconoscibile all’uomo.  E’ quasi per una innata consapevolezza di tutto questo, trasmessa dall’intelligenza della sua stirpe, discendente dall’astutissimo Sisifo (o addirittura dal Dio delle astuzie Ermes, per una variante del mito) che Ulisse vive in questo confine, utilizzando coscientemente la menzogna per scoprire la verità, come se l’oscurità della menzogna stessa facesse emergere, risaltare in chi non lo riconosce, la luce di ciò che è sincero; emerge così la verità degli affetti che venti anni di distanza non intaccano, anzi esaltano, e la verità degli inganni, quella di chi è stato falso, di chi ha covato rapporti ostili, fatti di avidità, prevaricazione e violenza, tipici dei  nemici: tali si sveleranno i pretendenti, gli avidi proci che assediano la sua casa, la sua sposa e tramano l’uccisione di suo figlio Telemaco.  Omero sembra dirci che pericoli non sono soltanto quelli affrontati nelle battaglie, viso a viso, pericoli conosciuti, facilmente individuabili ed in parte prevedibili, ma piuttosto essi si annidano non solo nell’ignoto che ci circonda nei viaggi, ma ancora di più a casa nostra, tra i nostri conoscenti, tra i nostri cari, nella “nostra Itaca”.  Tuttavia il destino di Ulisse sarà quello di dovere ancora partire verso una nuova “Itaca”, un nuovo ignoto, “l’ignoto infinito che è dentro di noi”.

SINOSSI In scena un mendicante, uno dei reietti, racconta la storia di uno di loro, uno degli ultimi, “Ulisse”, il quale, non più conosciuto in patria, nelle vesti di uno straccione, metterà alla prova la fedeltà di tutti, dal porcaro Eumeo al cane Argo, dalla nutrice Eurìclea al figlio Telemaco e alla moglie Penelope, così come saggerà la falsità di alcuni servi ed ancelle e degli arroganti pretendenti che prosperano sui suoi beni, sicuri della sua morte.  Un gioco di maschere. La maschera dello straniero cretese, che egli assume ad Itaca, attraverso la falsità, svela la verità, in una tempesta di sentimenti emozioni trattenute da Ulisse, e palesate dagli altri, un continuo gioco in cui i 20 anni di assenza dell’eroe svelano come il tempo ha cementato i legami dei suoi cari, resi ancora più solidi, e come invece li ha dissolti nella mente dei falsi conoscenti, diventati ora dei nemici in patria, in un gioco di specchi tra astuzie, riconoscimenti ed emozioni straordinarie, in cui il genio impareggiabile di Ulisse riuscirà ancora una volta a  vincere, coronando le sue peregrinazioni “Verso Itaca”.

Alfonso Veneroso

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