Glint, società specializzata nella realizzazione di soluzioni e-commerce su misura, fa un’analisi dei principali falsi miti che caratterizzano questo mondo
Oggigiorno comprare online rappresenta un gesto quotidiano, basti pensare che le previsioni per la fine del 2026 indicano una spesa media giornaliera in Italia di circa 182 milioni di euro1. Sebbene la propensione degli italiani ad acquistare in rete sia elevata, quante delle convinzioni legate allo shopping online corrispondono effettivamente alla realtà? Mentre le piattaforme digitali diventano la prima opzione di acquisto per milioni di italiani, parallelamente si diffondono i luoghi comuni.
Glint, società specializzata nella realizzazione di soluzioni e-commerce su misura (parte del gruppo The Next Generation Platform), che ha chiuso il 2025 con un +77% delle vendite gestite per i propri clienti, raggiungendo i 14,2 milioni di euro, sulla base dell’esperienza con i suoi partner, propone un’analisi dei principali falsi miti che caratterizzano il mondo dell’ecommerce e prova a fare chiarezza.
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“Online costa sempre meno”
Per lungo tempo, il settore delle vendite digitali è stato legato al concetto di risparmio e promozioni imperdibili. Tuttavia, lo scenario attuale mostra un consumatore più evoluto che, pur non ignorando il fattore economico, privilegia sempre più l’efficienza logistica e l’immediatezza del servizio, ricercando nello shop online del brand un’esperienza d’acquisto in linea con quella fisica.
Dietro uno store online esistono inoltre costi strutturali importanti: dalla logistica al marketing, fino all’assistenza clienti, che rendono sempre meno sostenibile la competizione basata esclusivamente sul ribasso dei prezzi.
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“I pagamenti online non sono sicuri”
La diffidenza verso i pagamenti digitali continua a essere uno dei timori più diffusi, nonostante l’evoluzione dei sistemi di sicurezza abbia reso le transazioni online estremamente protette.
Sebbene le stime indichino che le frodi globali legate all’e-commerce sono destinate a crescere, toccando i 100 miliardi di dollari entro il 2029 (nel 2024 erano circa 44 miliardi)2, crittografia avanzata, autenticazione biometrica e verifiche multilivello permettono oggi di acquistare in modo sicuro, soprattutto sui siti attendibili. I principali rischi derivano piuttosto da comportamenti poco consapevoli, come affidarsi a portali non trasparenti o lasciarsi attrarre da offerte irrealistiche.
Come riconoscere un sito affidabile? Sicuramente verificando la presenza del protocollo HTTPS nella barra dell’indirizzo, oltre alla presenza dei dati societari chiaramente visibili a fondo pagina.
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“Aprire un e-commerce basta per vendere”
Uno degli errori più comuni è considerare l’e-commerce una semplice vetrina digitale. In realtà, uno store online richiede investimenti continui e una gestione costante, sia dal punto di vista tecnologico sia da quello dell’esperienza utente.
Performance tecniche e facilità di navigazione incidono direttamente sulle conversioni: pagine lente, checkout farraginosi o costi nascosti mostrati soltanto alla fine del percorso d’acquisto rappresentano ancora oggi alcune delle principali cause di abbandono del carrello.
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“L’online sostituirà completamente il negozio fisico”
Negli anni il dibattito sul rapporto tra retail tradizionale ed e-commerce è stato spesso raccontato come una contrapposizione. In realtà, i modelli più efficaci si stanno evolvendo verso un’integrazione armoniosa tra fisico e digitale.
L’esempio più calzante è il “click & collect”: il servizio che consente all’utente di acquistare online e ritirare il prodotto in negozio, generando quindi traffico diretto al punto vendita fisico.
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“Le recensioni bastano per capire se un sito è affidabile”
Le recensioni online restano uno strumento importante, ma non sempre sufficiente per valutare l’affidabilità di un e-commerce anche a causa della presenza di strumenti in grado di falsificarle.
Per questo motivo, oltre ai commenti sul sito, è importante affidarsi a piattaforme esterne che valutano l’affidabilità di un brand. Inoltre, imparare a leggere le recensioni partendo da quelle a tre stelle, solitamente le più dettagliate e oneste, consente di individuare più agilmente i commenti reali.
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“L’esperienza d’acquisto termina con il pagamento”
Molte aziende investono budget significativi per portare il cliente fino all’acquisto, ma trascurano completamente il post-vendita. Un servizio clienti lento o peggio ancora inesistente, la mancanza di un tracciamento chiaro della spedizione, una gestione complessa di un problema logistico: basta uno di questi elementi per compromettere l’intera esperienza. Inoltre, è importante ricordare che mantenere un cliente già conquistato costa decisamente meno che acquisirne uno nuovo.
“Quotidianamente ci confrontiamo con consumatori e aziende che, in base alle diverse esigenze, ci raccontano le loro convinzioni spesso infondate sull’e-commerce. Per i consumatori è imprescindibile che un sito online garantisca la massima sicurezza nel momento del pagamento, e con la tecnologia di oggi è possibile rimuovere questo timore”, commenta Pietro Gerolimetto, Co-founder & CEO di Glint. “D’altra parte, le aziende pensano che basti mettere online un sito per vendere i loro prodotti: non è così. Il processo di acquisizione del cliente, la relazione e il post-vendita sono momenti fondamentali che un brand di successo deve curare minuziosamente.”

