“Cielo a pecorelle. I segni del tempo nella metereorologia popolare” di Carlo Lapucci. Un’enciclopedia completa dei detti meteorologici italiani italiani per capire come sapienza contadina e scienza si intrecciano
Perché continuiamo a guardare il cielo anche nell’era delle app meteo? Perché la meteorologia popolare è l’ultimo filo culturale che lega l’uomo moderno alla natura. Non coltiviamo più, non lavoriamo il legno, eppure scrutiamo le nuvole e ripetiamo detti tramandati da secoli. Carlo Lapucci costruisce una vera enciclopedia alfabetica che attraversa millenni di tradizioni: dai proverbi greci ai giorni nostri, mostrando come sapienza contadina, scienza e religione si siano contaminate nell’interpretazione del tempo atmosferico. Un’opera che documenta il passaggio epocale dall’imprevedibilità totale dei fenomeni celesti all’era dei satelliti. Scritto con rigore filologico ma in stile accessibile e gradevole, questo libro è un prontuario essenziale per giornalisti che cercano riferimenti culturali, studiosi di tradizioni popolari e curiosi che vogliono scoprire le radici delle frasi quotidiane. Un titolo che risponde a una domanda universale: perché non smettiamo mai di cercare segni nel cielo?
L’uomo del terzo millennio che si alza la mattina certamente da come prima cosa un’occhiata alla televisione, ma poi, alla finestra guarda anche il cielo, cosa fanno gli uccelli, che dicono le piante, che vento tira, e altre spie della meteorologia casalinga d’una volta. Credo che comunque l’interesse che suscita questa materia non sia poi la previsione per cui uno prende o meno l’ombrello o la macchina:abbiamo qualcosa di piu sicuro, ma non c’è da esagerare perché questa rimane materia infida. Il vero stimolo che spinge verso la meteorologia e l’acquisizione di un’idea sintetica di un mondo di risonanze, dove tutto è collegato dai movimenti dell’aria e i loro influssi. Insieme a questo agisce la percezione di trovarsi in una realtà naturale coerente e comunicante in cui le cose si muovono insieme alle cose, l’una annuncia l’avvento o il comportamento dell’altra, un evento celeste influisce su un’infinità di fatti: dall’umore delle persone, ai comportamenti degli animali e delle piante, alle fermentazioni, alle semine, alla presenza degli insetti, e a tutto quello che di naturale s’insinua ancora nella vita umana, ormai sempre piu chiusa nel cemento. Il volume chiama il lettore a prendere atto di tutte quelle presenze lontane, vicine, ma nascoste ormai dai settori recintati che non e possibile oltrepassare, in modo da avere una conoscenza di quanto mondo e stato creato anche per lui, quante creature sconosciute lavorano a sua insaputa per la sua vita, come le api, che secondo regole meteorologiche indistruttibili, svolgono il lavoro di impollinazione dei fiori, caposaldo di tutta la produzione agricola. Come questo molti altri fenomeni, non meno importanti, seguono i mutamenti capricciosi dei venti, del sole, delle piogge e della luna e delle altre realtà naturali (Carlo Lapucci)
CARLO LAPUCCI è tra i massimi esperti italiani di tradizioni popolari e linguistica. Autore del monumentale Dizionario dei proverbi italiani (25.000 proverbi, Mondadori) e delle celebri Fiabe toscane (Mondadori), ha dedicato oltre 60 anni allo studio della memoria culturale italiana. Premio Fiorino d’Oro alla carriera (2018).

