Censi (Mediterranea with Palestine): “C’è il rischio che la persona di guardia gli spari: è parte del sistema di pulizia etnica”
Bambini seduti sull’erba, i libri sulle gambe incrociate, gli insegnanti in piedi a fare lezione: potrebbe sembrare una serena “giornata alternativa” di scuola e invece è la fotografia di come, nella Cisgiordania occupata, si cerca di garantire il diritto all’istruzione.
Siamo a Um Al-Kheir, villaggio del distretto di Masafer Yatta
Da giorni i coloni israeliani hanno chiuso con del filo spinato l’accesso alla scuola a una sessantina di bambini palestinesi. “Nessuno può tagliare la recinzione, neanche avvicinarsi, o rischia che il colono di guardia all’interno gli spari” riferisce all’agenzia Dire Damiano Censi, giurista e coordinatore del progetto Mediterranea with Palestine. Di recente l’organizzazione ha pubblicato il report ‘Masafer Yatta, un laboratorio di pulizia etnica’, una “raccolta sistematica di violazioni del diritto internazionale” a danno della popolazione palestinese da parte delle forze di occupazione.
Il tema è stato anche al centro del docufilm premio Oscar nel 2025, ‘No Other Land’. In collaborazione con organizzazioni palestinesi e israeliane locali, i volontari di Mediterranea dal 2024 documentano violenze e soprusi nel corso delle loro attività di interposizione nonviolenta: coi loro corpi, cercano di proteggere i palestinesi dagli attacchi di coloni ed esercito israeliano, che sono “quotidiani”, denuncia Censi.
Ben 2.999 quelli documentati nel 2025, e il lavoro continua: “Ora – spiega il coordinatore – tra le altre cose stiamo monitorando la scuola di Um Al-Kheir. Immaginate quale impatto può avere sul futuro dei bambini vedersi puntare contro dei fucili ed essere accusati di terrorismo”.
Tra i coloni israeliani non mancano dei minori: “Ragazzini tra i 10 e i 14 anni. Penso anche a che tipo di futuro gli adulti stanno costruendo per loro”, dice Censi. La situazione per i palestinesi in Cisgiordania è drasticamente peggiorata da gennaio 2024 perché, riferisce Censi, “con i soldati regolari sempre più dislocati tra Gaza, Siria e Libano, lo Stato ha deciso di ‘arruolare’ a tutti gli effetti i coloni che erano parte dei gruppi di difesa locale. Hanno ricevuto training sommari, una divisa e soprattutto armi. Il problema è che molti di loro sono più violenti dei soldati stessi”. Secondo Censi, “non si fanno scrupoli a sparare ad altezza uomo e quel che è più allarmante, non incorrono mai in conseguenze per le loro azioni. L’Europa non può rimanere ferma e silente di fronte a tutto questo”.
Obbiettivo del rapporto di Mediterranea, giunto alla seconda edizione, è fornire quindi elementi di prova oltre “ogni ragionevole dubbio” che consentano a Italia e Unione europea di adottare sanzioni contro i coloni violenti ma soprattutto “contro tutti i membri del governo e della catena di comando dell’esercito“, continua Censi, “perché, come dimostra il nostro report con dati statistici – e non solo fattuali -, esiste una pianificazione sistematica delle aggressioni, parte del più ampio piano di pulizia etnica messo a punto dal governo israeliano”. Quest’ultimo motiva attacchi, arresti e incarcerazioni con la necessità di difendere gli israeliani da azioni terroristiche. D’altro canto, le Nazioni Unite, così come organismi della società civile tra cui Amnesty international, B’Tselem e Oxfam confermano che Israele attua una sostituzione demografica, sia tramite l’eliminazione fisica dei palestinesi, che con pratiche che costringono le famiglie a lasciare i Territori occupati.
Censi fa un esempio: “Poco tempo fa i coloni hanno attaccato un villaggio un po’ isolato poco prima dell’alba. La gente ha cercato di difendersi e alla fine 19 palestinesi sono rimasti feriti. I coloni se ne sono andati, per poi tornare un paio d’ore dopo con soldati delle Idf, che hanno arrestato tutte e 19 le persone ferite. Senza uomini a difendere il villaggio, i coloni sono tornati e hanno dato fuoco alle case, distrutto la cisterna dell’acqua, gli oliveti.. insomma, in poco tempo il villaggio è stato raso al suolo”. Il giurista di Mediterranea denuncia: “Siamo di fronte a un’azione coordinata e strutturale. Uno schema che si ripete e che ha implicazioni giuridiche precise per il governo israeliano. E’ per questo che abbiamo trasmesso tutti gli elementi di prova non solo al parlamento italiano ed europeo, ma anche alla Corte penale internazionale. Prima di questo lavoro, ci siamo confrontati con la relatrice Onu per i Territori occupati, Francesca Albanese, per aderire a standard di raccolta dati i migliori possibili”. Entro l’autunno, aggiunge il coordinatore, “speriamo di ottenere un’audizione in Commissione diritti umani del Parlamento europeo”. Ancora Censi: “Porteremo dati e testimoni palestinesi e israeliani. Vogliamo che sostenga la richiesta di sanzioni presso il Consiglio e la Commissione, che riconosca il piano di pulizia etnica e che si ponga fine ai rapporti commerciali con Israele. Lo stesso chiediamo all’Italia”. Per il giurista, “la fine dell’impunità deve cominciare da noi”.
FONTE: AGENZIA DI STAMPA DIRE (WWW.DIRE.IT)
